Sicurezza: tre domande a Veltroni, Violante e non solo

La campagna elettorale per le elezioni del 2017 è già iniziata e il suo terreno principale sarà, ancora un volta, quello della sicurezza. E già risuonano le voci dei maîtres à penser della “sinistra di governo” che chiedono interventi di polizia più duri e rigorosi. A torto, ché il sicuritarismo aumenta le paure, le cui cause sono ben più profonde della criminalità e dell’immigrazione, e la sicurezza del potere non è quella dei cittadini.

Cosa sarebbe la destra senza i migranti?

La destra odierna non sarebbe niente senza i migranti. Sono il nemico perfetto, costruito ad arte: come la pubblicità fa desiderare aggeggi inutili, così la propaganda politica crea il bisogno della sicurezza e demonizza i migranti. Ma attenzione, essi sono il prototipo su cui si sta sperimentando fino a che punto si possono comprimere razionalità, libertà e democrazia. Per tutti.

Minneapolis, Torino e il falso dilemma della sicurezza

Minneapolis prima, oggi Torino. Riemerge un vecchio dualismo, apparentemente semplice: più tranquillità in cambio di meno libertà, oppure più libertà accettando un contesto meno sicuro. Ma siamo davvero certi che tutto si giochi su questo equilibrio instabile? Forse è tempo di comprendere che la protezione dei cittadini non è il risultato di un bilanciamento tra diritti e ordine, ma l’esito di un progetto di cura.

Giovani e violenza. Se la forza riscrive il mondo

La violenza giovanile, come la violenza in genere, non è un dato di natura ma un problema pedagogico, esito di una cultura diffusa che esalta forza, guerra e repressione. La risposta securitaria (metal detector, controlli, pene) non fa che distogliere dalle sue cause profonde: brutalizzazione delle coscienze, linguaggi bellici, modelli di potere e di costituzione della soggettività. E aumenta il controllo sul dissenso.

La destra e il diritto penale dell’insicurezza

L’obiettivo della destra è un diritto penale illiberale, piegato alle diverse emergenze, esteso all’infinito, segnato da una marcata criminalizzazione di migranti, marginali e ribelli e da un’ampia impunità per i poteri forti. È, a ben guardare, un diritto che accresce, anziché ridurre, l’insicurezza sociale ma rappresenta il necessario complemento dei progetti di revisione dell’assetto istituzionale in senso autoritario.

L’aria della città non rende (più) liberi

L’attitudine delle città ad essere luoghi di autentica convivenza civile, e non meri spazi attraversati da flussi di merci, è logorata dall’omologazione prodotta da globalizzazione e ideologia neoliberista. La politica, soprattutto di destra, si occupa delle città come teatri delle paure o vetrine per un turismo di lusso. Ai cittadini rimane un senso di solitudine, cavalcato da retoriche della sicurezza che non risolvono i problemi.

L’imam Mohamed Shahin, noi, il maccartismo

L’imam della moschea torinese di San Salvario, Mohamed Shahin, da più di 20 anni in Italia, protagonista del dialogo interreligioso e profondamente impegnato nel contesto sociale, è stato colpito da un provvedimento di espulsione. La sua colpa? Essere punto di riferimento della mobilitazione in favore della Palestina. È un nuovo maccartismo prodromico al fascismo.

Per una diversa idea di sicurezza

L’insicurezza esiste ma le politiche sicuritarie della destra, fatte proprie anche dalla sinistra, non fanno che alimentarla. L’alternativa è il capovolgimento della cultura imperante, che guarda ai cittadini come individui isolati e impauriti, e l’adozione di interventi diretti a modificare le città e i rapporti sociali, definiti insieme ai loro destinatari. Le proposte e le esperienze non mancano, ma occorrono coraggio e lungimiranza.