Dietro l’angolo, un premierato torbido

È un premierato torbido quello previsto nel disegno di legge costituzionale varato dal Governo. Torbido perché, con il mito della stabilità, veicola il dis-equilibrio dei poteri, l’abbattimento della partecipazione e una democrazia subordinata a un capo o, più propriamente, un’autocrazia. Occorre reagire. Subito. Prepararsi a un referendum oppositivo costruendo una contro-egemonia nel segno del conflitto sociale dal basso.

Meglio Salvini che Norberto Bobbio o Liliana Segre?

Il Governo ha varato il progetto di riforma della Costituzione per dar vita alla terza Repubblica. Vengono, tra l’altro, aboliti i senatori a vita di nomina presidenziale. Invece di Bobbio e di Liliana Segre avremo solo tanti cloni di Salvini. Resta da chiedersi come mai, nominati per nominati (ché tali sono di fatto, e dai partiti, gli attuali senatori), non si sia privilegiato, una volta tanto, il merito.

La riforma costituzionale della destra: eliminare il pluralismo

Il Governo vuole l’elezione diretta del premier, beneficiato, qualunque sia il numero di voti riportato, del 55% dei parlamentari (una dote non prevista in alcuna democrazia al mondo) e sostituibile, nella legislatura, solo una volta e con un parlamentare eletto nella sua stessa lista. Si tratta di un mix bizzarro di istituti diversi che ha il solo scopo di eliminare il pluralismo, sostituendolo con una sorta di autocrazia elettiva.

Povertà, salute negata e contraddizioni del Governo

Il Servizio Sanitario Nazionale è inadeguato, il Sud è prossimo al “deserto sanitario”, la povertà è ai massimi storici, gli sfratti per morosità aumentano mentre, parallelamente, crescono i super ricchi e i loro patrimoni. Per invertire la tendenza bisognerebbe potenziare la sanità ed evitarne la frammentazione, investire nel welfare prelevando risorse dai redditi più alti. Ma il Governo continua a percorrere la strada opposta.

Guerra, petrolio e manovra. Soldi solo per le armi

Guerra, petrolio più caro, inflazione: la risposta del Governo è una manovra che non affronta alcun nodo e si concentra sul cuneo fiscale che riduce i costi alle imprese con modestissimi aumenti dei salari nominali. I sussidi pubblici rimpiazzano la scarsa capacità delle imprese di far crescere la produttività. Ma i soldi per le armi ci sono. È il nostro contributo al circolo vizioso tra guerra ed economia.

A destra di un governo tecnico

Al primo e vero banco di prova con i provvedimenti di bilancio, il Governo Meloni si rivela alla stregua di un qualsiasi governo tecnico. Prima le regole di bilancio (e i vincoli europei), poi le persone. E quel poco che c’è da spendere si spende per alleggerire le tasse a chi può pagarle e per non disturbare chi vive di profitti. Per non dire del rafforzamento della vituperata legge Fornero…