Giovanni Caprio, pubblicista, già ricercatore sociale e direttore di istituzioni pubbliche e di fondazioni private, si occupa prevalentemente di governo locale, partecipazione e beni comuni.
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È acquisito a livello internazionale che la proibizione totale delle sostanze stupefacenti, e quindi la criminalizzazione dei consumatori, ha una effetto negativo nel contrasto delle dipendenze tanto quanto una legalizzazione senza regole. Eppure il Governo si ostina, per ragioni tutte ideologiche, a contrastare ogni politica di riduzione del danno.
Il 1 maggio, i vescovi italiani hanno pubblicato un messaggio in cui si pone l’accento sulla esigenza di “un lavoro dignitoso per tutti”. È di questi giorni la notizia di clamorose violazioni dei diritti dei lavoratori di Tv2000, di proprietà della Conferenza episcopale italiana, e di alcuni dipendenti della Santa Sede. Un po’ di coerenza non guasterebbe
Qualcosa sta cambiando nel sistema dei consumi. Il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sul cosiddetto “diritto alla riparazione” stabilendo un obbligo per i fabbricanti di beni di ripararli e incoraggiando i consumatori a prolungarne il ciclo di vita attraverso la riparazione. Insomma: aggiustare e non buttare.
Il gioco d’azzardo non conosce crisi: soprattutto quello online, che ne costituisce il 60 per cento. E sempre più spesso assume carattere patologico con gravi danni individuali e sociali. Ciononostante esso continua a godere di privilegi diffusi e di particolari attenzioni. Anche nel recente provvedimento governativo di riordino del settore dei giochi a distanza che abolisce, tra l’altro, il divieto assoluto di pubblicità.
Nei giorni scorsi la Camera ha licenziato la cosiddetta legge ecovandali, che inasprisce ulteriormente le pene per le azioni dimostrative contro il degrado ambientale. Grande la soddisfazione del ministro della Cultura. Ma ad essere intollerabili sono le vernici lavabili e i temporanei blocchi stradali o l’aria inquinata delle nostre città e i 378 eventi estremi che abbiamo avuto nel 2022 in cui hanno perso la vita 31 persone?
La disparità territoriale nell’accesso alle cure è, in Italia, una realtà, una frattura che costringe le cittadine e i cittadini a spostarsi da una regione all’altra per essere curati. Con l’Autonomia differenziata prevista nel disegno di legge Calderoli questa frattura è destinata a diventare una voragine. Per evitare che ciò accada e salvaguardare almeno un minimo di Sistema sanitario nazionale occorre mobilitarsi. Subito.
Il Servizio Sanitario Nazionale è inadeguato, il Sud è prossimo al “deserto sanitario”, la povertà è ai massimi storici, gli sfratti per morosità aumentano mentre, parallelamente, crescono i super ricchi e i loro patrimoni. Per invertire la tendenza bisognerebbe potenziare la sanità ed evitarne la frammentazione, investire nel welfare prelevando risorse dai redditi più alti. Ma il Governo continua a percorrere la strada opposta.
Per l’Unione degli Studenti Universitari e la Cgil nel rendiconto degli alloggi universitari realizzati con il PNRR vengono conteggiati, con il classico gioco delle tre carte, anche alloggi preesistenti. Ma la presidente del Consiglio accusa i denunciati di “remare contro”. Nel suo mondo al contrario non basta ridimensionare gli organi di controllo e i contrappesi istituzionali. Anche i cittadini non devono disturbare il manovratore.
Di fronte agli stupri di gruppo e alle violenze di adolescenti contro donne giovanissime non basta farfugliare di derive social e di pornografia dilagante. Occorre prendere atto che la questione è prima di tutto culturale, che gran parte dei giovani ha difficoltà ad affrontare serenamente il tema della sessualità e che, per questo, è necessario introdurre l’educazione sessuale obbligatoria a scuola.
Un’indagine della Federazione Autonoma Bancari e un rapporto di Cgil, Sunia e Udu fotografano una situazione del Paese allarmante: aumentano le famiglie indebitate (che sono oggi 6,8 milioni) e, soprattutto nel Sud, l’importo delle rate da pagare; nello stesso tempo cresce il disagio abitativo, attestato dal fatto che, negli ultimi cinque anni, gli sfratti sono stati 236 mila, di cui 205 mila per morosità.