Antifascismo 2023

Mentre celebriamo l’antifascismo, la sua storia gloriosa e il suo esito politico – la Costituzione, la nascita della democrazia, la Dichiarazione dei diritti umani – nei nostri paesi, per effetto di decisioni prese in modo democratico, si perseguita, si arresta, si respinge, si rifiuta, si tortura, si lascia morire chi vorrebbe partecipare alla nostra storia. Su questo crinale si gioca il nostro antifascismo.

Un 25 aprile a Torino, aspettando il 1° maggio

A Torino, nella fiaccolata del 24 aprile, chi contestava le bandiere della Nato è stato manganellato dalla polizia. È un pessimo segnale per il corteo del 1° maggio. Ma, come denuncia il Coordinamento antifascista, ogni intervento preventivo delle forze dell’ordine teso a impedire allo spezzone sociale del corteo di raggiungere la piazza del comizio conclusivo, come accaduto negli anni scorsi, è illegittimo.

Il 25 aprile con un partito fascista al governo

In questo 25 aprile il fascismo può apparire nuovo e diverso, ma il suo obiettivo è sempre e comunque lo stesso. Forse non torneranno in Italia i fascisti col fez e la camicia nera, ma potremmo veder nascere un regime violentemente razzista e autoritario. Per questo non dobbiamo limitarci a celebrare le gesta dei nonni: dobbiamo impegnarci perché i nostri figli non siano costretti a ripeterle.

25 aprile

Non è un 25 aprile come gli altri

Il 25 aprile è la festa dei liberatori, di chi per scelta combattè il fascismo, e dei liberati, di chi non ne poteva più della dittatura e accolse non gioia il Gran giorno. Non è la festa di chi combattè dalla parte dell’oppressione, e dei nostagici attuali di quel regime. Il 25 aprile non è la “festa di tutti”. In particolare oggi, è giorno di lotta e di resistenza.

L’antifascismo spiegato a mio figlio

In questo 25 aprile che ci dice l’evidenza del tempo presente con la stessa efficacia di una coltellata, non voglio esibire l’orgoglio del vincitore ma l’umiltà ostinata del combattente. In funzione di una democrazia incarnata e non solo difensiva. Perché il 25 aprile sia una garanzia per il futuro di mio figlio e dei ragazzi come lui e non solo la celebrazione del nostro passato.

Una scuola antifascista: il vostro dovere, il nostro impegno

Nelle nostre scuole e nelle nostre università le violenze fasciste si moltiplicano. Ma voi, presidente del Consiglio e ministri, preferite rimuoverle sistematicamente e non parlarne. È un problema che non volete e non sapete affrontare. Noi, per parte nostra, continueremo a mobilitarci contro la barbarie di ieri e di oggi. Ma – sappiatelo – sarebbe un vostro dovere.

La Costituzione nata dalla Resistenza è antifascista

Per la seconda carica dello Stato «l’antifascismo non è nella Costituzione» con quel che ne segue sul ruolo e sul senso, per il nostro sistema, della Resistenza e del 25 aprile. Si tratta di un’affermazione totalmente priva di fondamento. Come ci ha insegnato Bobbio, tra la Costituzione e la Resistenza (culmine dell’antifascismo) esiste non solo una continuità storica ma anche una indissolubile connessione ideale.

Fascisti su Marte o sulla terra?

L’andamento dei flussi migratori, legali o “illegali”, dipende da vicende e problemi internazionali epocali ed è indifferente al volto feroce dei governanti o alle beghe della politica italiana. Ma i nuovi fascisti del nostro Paese vivono in una bolla e, invece di attuare politiche razionali di accoglienza, digrignano i denti e cercano di nascondere la loro impotenza evocando complotti tesi a realizzare una sostituzione etnica.

Migranti: se 5000 vi sembran tanti…

Facciamo due conti. Con 5 mila arrivi la settimana per 30 settimane l’anno l’Italia ha a che fare con 150 mila persone. Il nuovo decreto sull’immigrazione per lavoro prevederebbe 70 mila permessi. Palazzo Chigi chiede ricollocazioni in Europa, ma la nostra quota di immigrati è solo del 10,6% della popolazione. Dovremmo imparare dalla Germania che sta cambiando le regole sugli immigrati.

Il genere a scuola e la “carriera alias”

La “carriera alias”, cioè il protocollo che offre la possibilità di comparire nella burocrazia interna di un ente con il nome che corrisponde alla propria identità di genere anche se diversa da quello anagrafico, si sta diffondendo anche nelle scuole. Ma siamo davvero sicuri che sia il modo più adatto per affrontare un tema delicato e complesso come la costruzione dell’identità sessuale nell’adolescenza?