Natale e il sogno che ci manca

Nel presepe napoletano il personaggio più importante è il pastorello addormentato: non può mancare, perché, secondo la tradizione, nel sonno sta sognando il presepe. Senza il suo sogno, non ci sarebbe il presepe e non ci sarebbe alcun Dio. Perché Dio è un sogno dell’uomo. Un sogno di giustizia e di felicità. È quello che oggi ci manca, anche se sappiamo tutto dell’ingiustizia del mondo che ci circonda.

Natale. E la parola avvenne nella carne

La liturgia del Natale, con le parole del vangelo di Giovanni, ci dice che, se Gesù esprime pienamente il Divino, è un Dio che si pone senza volontà di erigere strutture di dominio, rimane nella logica dell’erranza, va nomade dove lo si accetta. Di qui la speranza che l’esserci – accanto ai piccoli, i violentati, gli umiliati – sia ancora la prospettiva in cui costruire politiche radicate in quel che è vero.

La rivoluzione del quotidiano e l’autogestione

Il tema della quotidianità è al centro della riflessione politica e sociale degli anni Sessanta e Settanta. In essa si afferma la centralità dell’individuo nel divenire storico e, con essa, l’autogestione, considerata un mutamento permanente e rivoluzionario, che si propone di trasformare i rapporti fra gli individui, resi conflittuali dal funzionamento e dalla natura del capitalismo.

Palestina, metafora del mondo

Il viaggio di Roberta De Monticelli in Palestina (“Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione”, Laterza, 2024, pp. 243), “nella terra dove tre religioni riconoscono alle Tavole della legge mosaica un’origine divina”, diventa una metafora del mondo. Con la conclusione preziosa e commovente, tratta da quella terra e da quella tragedia, che la sola cosa irreparabile dell’ingiustizia è che la verità dei fatti sia ignorata.

Artisti a Gaza: la vita in mezzo alla morte

Gaza. Due milioni di persone sono chiuse in un sorta di enorme campo di concentramento. Un esercito nemico li assedia, li affama, li uccide ogni giorno. Ma gli artisti chiusi a Gaza continuano a fare arte e fanno uscire le loro opere dall’assedio, affidandole a volontari e alla rete. Per fare una Biennale degli artisti imprigionati, affamati, moribondi. Per raccontare la vita in mezzo alla morte.

Israele come Abramo

C’è, al fondo dell’annientamento del popolo palestinese, un che di culturale, che riporta l’ebraismo alle radici, al sacrificio, da parte di Abramo, del figlio Isacco. Ma allora Dio inviò un angelo a impedire quel sacrificio insensato mentre oggi, in questo martoriato angolo di mondo, di angeli non se ne vedono e tanto meno divinità capaci di sventare disastri. Si consumano così un’assurda tragedia e il suicidio di Israele.

Guidare nel deserto. Storia di Paola Vinay

L’autobiografia di Paola Vinay (“Il deserto è il mio posto preferito per guidare. Una donna nella storia”, Argolibri, 2023) è il racconto di un’epoca e di una generazione: una sorta di anti Iliade, perché non racconta una guerra, ma l’opposizione alla guerra, la lotta pacifista contro la guerra, che, negli anni Sessanta del Novecento, ha visto milioni di giovani scendere in piazza e dare l’assalto al cielo.

Franco Cassano e l’inquietudine del pensiero

“L’inquietudine del pensiero”, libro postumo di Franco Cassano, è una summa del suo approccio alla ricerca e alla politica. Un approccio in cui la ricerca non contempla soste né il sedersi sulle rendite di posizioni acquisite. Regola che vale anche per la politica, perché nessuna generazione possiede il monopolio della verità e chi vuole provare a capire il futuro deve imparare ad andare oltre i confini.

Sconnessi?

Consultare, sbirciare, controllare, scrollare, ascoltare, pagare, scrivere, parlare, filmare… Al ristorante, per strada, in chiesa, nel passeggino, al cinema, in arrampicata, al supermercato, in auto, in classe, in ospedale, sul bus, sul water, a letto, in bici, al lavoro. Basta! È possibile modellare una ecologia mentale che renda lo smartphone e la sua seduzione meno totalitaria, il feticcio un po’ meno feticcio, la demenza meno demenza?