La diffusione di volantini anti-militaristi. L’idea di collegare – contrapporre – delle iniziative pacifiste alla ricorrenza della festa delle Forze Armate e della vittoria nella “grande guerra”, quella del ‘15-18, viene da lontano, in quanto da varie parti si era cominciato a pensare che ci fosse poco da far festa per quello che era stato un “grande macello”, “un’inutile strage”, con quasi 700.000 morti e centinaia di migliaia di invalidi, limitandosi alle conseguenze per la parte italiana (e che non fossero nemmeno da festeggiare le Forze Armate, visto che gli armamenti producevano, e continuano a produrre oggi, morte e devastazione, tanto più che si era entrati nell’era atomica, ma che piuttosto occorresse impegnarsi per il disarmo, a cominciare dalla messa al bando delle armi nucleari). Già negli anni ‘60 dei cattolici fiorentini il cui punto di riferimento era Giorgio La Pira – vedi il gruppo della Casella di Paola Torricini e Tommy Brunetti – avevano diffuso il 4 novembre volantini anti-militaristi, distribuendoli in luoghi dove s’incontravano migliaia di persone (se il 4 era di domenica, all’uscita dallo Stadio, ad esempio). Ricordo di aver preso parte a questa iniziativa, cercando di conciliare il volantinaggio con il mio impegno domenicale di allora (lo “scrutinio” delle schedine del totocalcio per individuare chi aveva fatto 12 e 13, aveva cioè “azzeccato” 12 o 13 risultati). Firenze costituiva un terreno fertile per iniziative del genere, perché vi aveva trovato spazio, nei primi anni ‘50, il movimento dei “partigiani della pace”, portato avanti essenzialmente dai comunisti e andato in crisi con la denuncia dei crimini di Stalin e con l’intervento delle truppe del Patto di Varsavia in Ungheria, e, ancor più, in quanto era stata la fucina, sempre in quel decennio, dell’intensa attività di La Pira, allora sindaco del capoluogo toscano, per unire le città del mondo contro la guerra e contro il riarmo atomico, per trovare soluzioni pacifiche alle situazioni di conflitto – nel Vietnam, nel Mediterraneo, fra Israele e i Palestinesi – per far sì che gli Stati, sotto la pressione delle comunità urbane, imboccassero finalmente strade pacifiche.
L’obiezione di coscienza al servizio militare. Sempre a Firenze aveva preso corpo l’azione per l’obiezione di coscienza al servizio militare: con la proiezione, per iniziativa di La Pira, del film “Tu non ucciderai” di Claude Autant Lara, che aveva come protagonista un obiettore francese al servizio militare, quando ancora non era permessa la sua uscita nel circuito cinematografico normale; con la “Lettera ai cappellani militari” della Scuola di Barbiana e la successiva “Lettera ai giudici” di don Lorenzo Milani; con i primi obiettori che subirono il carcere per non aver voluto indossare la divisa e imbracciare le armi (il riconoscimento del diritto all’obiezione e la possibilità del Servizio Civile Alternativo sarebbero venuti anni dopo). Tutto ciò si inseriva in un percorso animato da ristrette minoranze, i cui principali esponenti erano Aldo Capitini, Danilo Dolci, Alberto L’Abate, tre persone impegnate nel Movimento di Azione Nonviolenta, di ispirazione gandhiana, nato in Italia nel 1962 su iniziativa di Capitini, movimento che si collegava, nella realtà fiorentina, al pensiero ed all’azione di La Pira (non a caso era “lapiriano” il gruppo impegnato nei volantinaggi del 4 novembre).
La Marcia Perugia-Assisi. Nel 1961 era stato proprio Capitini a organizzare la prima marcia Perugia-Assisi, a cui avevano preso parte protagonisti del mondo culturale italiano come Arturo Carlo Jemolo, Guido Piovene, Renato Guttuso, Ernesto Rossi, Andrea Gaggero, Giovanni Arpino, Italo Calvino, persone cioè di aree diverse (cattolica, social-comunista, azionista). La marcia sarebbe poi ripresa nel 1978, divenendo un appuntamento ricorrente del pacifismo italiano [nel 1978, 10° anniversario della morte di Capitini, vi parteciperanno 15.000 persone; nel 1981, a venti anni dalla prima marcia, le presenze saranno dalle 70.000 alle 100.000; nel 1985, quando aderiranno i sindacati, il PCI, le ACLI, si conteranno 40.000/50.000 partecipanti e si avrà come parola d’ordine la richiesta del blocco delle spese militari; nel 2001, nella stagione dei Social Forum – è l’anno di Genova, e cioè dell’uccisione di Carlo Giuliani, della grande manifestazione che ne seguì e degli attacchi polizieschi criminali che subì, dei pestaggi della Scuola Diaz e delle torture di Bolzaneto – si avranno 350.000/400.000 partecipanti]. Con la Perugia-Assisi si riproponeva nel nostro Paese un’iniziativa che in Inghilterra era stata promossa, fin dagli anni 50, nell’ambito della Campagna per il disarmo nucleare e che dal 1958 aveva acquistato maggiore consistenza (si marciava da Londra a Aldermaston, dov’era uno stabilimento per la ricerca di armi nucleari, o anche, in taluni casi, da Aldermaston a Londra). Vi avevano preso parte scienziati e filosofi: fra gli altri, Bertrand Russell. Alcuni anni dopo il 1961, accanto alla Perugia-Assisi, c’era stata una lunga marcia che aveva attraversato l’Italia con l’obiettivo di far conoscere la cultura della pace e della nonviolenza, una marcia promossa, fra gli altri, dal pittore Ernesto Treccani e da Danilo Dolci, sociologo, poeta, educatore, attivista della nonviolenza, già conosciuto per la sua azione in Sicilia contro la mafia. È dal 1988 che l’organizzazione della Perugia-Assisi è passata dal Movimento per l’Azione Nonviolenta a un gruppo di enti e associazioni, il cui agire insieme ha preso poi, nel 1996, il nome di Tavola della Pace, e la bandiera iridata ne è diventata il simbolo, caratterizzandosi in tutte le situazioni come “bandiera della pace”.
Dalle grandi manifestazioni pacifiste degli anni ‘80 alla stagione dei Social Forum. Il movimento contro la guerra aveva dato luogo, negli anni ‘80, a grandi manifestazioni contro la guerra, oltre alla già consolidata Perugia-Assisi, perché i venti di guerra erano tornati a soffiare minacciosi (in Irak, nei Balcani, in Afghanistan). A Firenze era risuonata alta e forte la parola di padre Ernesto Balducci, animatore dei Convegni di Testimonianze “Se vuoi la pace, prepara la pace”, e in piazza San Giovanni, accanto al Duomo ed al Battistero, era stata montata, quasi in pianta stabile, la Tenda della Pace, punto di riferimento e d’iniziativa per l’intera galassia pacifista. Sempre negli anni ‘80, a Comiso, in Sicilia, il movimento era riuscito a ostacolare l’installazione, da parte degli Stati Uniti, dei missili Cruise con una presenza continua intorno alla base che avrebbe dovuto ospitarli e con una campagna per acquistare i terreni tutt’intorno, in modo da impedirne l’ampliamento (si trattava di un acquisto molto parcellizzato, in quanto ciascuno/a si impegnava a versare la somma per alcuni metri quadrati – si pensava di realizzare nello spazio acquisito un Centro d’iniziativa per la Pace e il Disarmo – e fu in questo modo che diventai proprietario, e credo di esserlo ancora, di quattro metri quadrati a Comiso). Fu anche per la pressione esercitata dal movimento, che era contro i missili sia della NATO che del Patto di Varsavia, che fu raggiunto un accordo, fra il Presidente degli Stati Uniti Reagan e il Presidente dell’Unione Sovietica Gorbaciov, per non installare in Europa ulteriori missili, di ultima generazione, sia ad Ovest che ad Est. Dopo un periodo di stasi – del movimento, non delle guerre, che sono proseguite intense, colpendo sempre di più la popolazione civile, in varie parti del mondo –, le iniziative pacifiste hanno ripreso con forza nella stagione dei Social Forum, prima a Porto Alegre e poi, soprattutto, a Firenze (Social Forum Europeo del 2002), quando le quattro giornate di incontri (con più di 70.000 presenze) sono state concluse da una straordinaria manifestazione per la pace, che ha “inondato” i viali fiorentini con un milione di partecipanti, dando inizio a quella mobilitazione, che farà definire dal New York Times il movimento per la pace quale “seconda potenza mondiale” e che vedrà nascere, nella realtà fiorentina, il Comitato “Fermiamo la guerra”.
La prima rassegna nel 2012. È proprio da questo Comitato e dall’Istituto Ernesto De Martino che, nel 2012, verrà fuori l’idea di fare, in contrapposizione alla cosiddetta “Festa delle Forze Armate” del 4 novembre (tempo addietro occasione di sfilate di uomini e mezzi armati, dagli alpini alle autoblindo ai carabinieri a cavallo), una rassegna di “canzoni contro la guerra”. Il Circolo “L’Affratellamento”, una delle più vecchie Società di Mutuo Soccorso in città, metterà subito a disposizione il suo teatro e, man mano, arriveranno a sostenere l’iniziativa l’ANPI, la CGIL, l’ARCI. Il primo appuntamento viene animato dal Coro “Le Musiquorum” – un coro tutto al femminile sorto poco tempo prima al fine di sostenere la campagna per il referendum per l’acqua pubblica – e dai cantanti Alessio Lega, Marco Rovelli, Davide Giromini, accompagnati dai musicisti Rocco Marchi e Francesco Boccolini. Il successo è notevole, con il teatro pieno in ogni ordine di posti e molte persone in piedi. Le spese vengono recuperate tramite una cena a offerta libera, realizzata nei locali stessi del concerto.
I/le partecipanti a “Canzoni contro la guerra”. Da allora ogni anno, nella prima domenica di novembre, si è replicato, con la presenza fissa delle “Musiquorum” e , via via, dei Vincanto, de “Les Anarchistes”, dei Canti Erranti, di Ginevra Di Marco, del Gruppo “Garibaldi d’assalto”, di Giovanna Marini, del musicista curdo Sehrat Akbal, del gruppo giovanile dei Pulsar, delle Mnemosine, dell’“Albero delle Libertà” di Roma (con lo spettacolo “Maledetti studenti italiani che la guerra l’avete voluta), di Rudi Assuntino, della Nuova Brigata Pretolana (con una rappresentazione su Aldo Capitini e Franco Fortini), del Coro “Terra, Canto, Memoria” diretto da Angela Batoni e Matteo Caramelli, del Coro “Ribelli in cor”, delle “De Soda Sisters”, di Tiziano Mazzoni, di Marco Chiavistrelli, di Alessandro Giobbi, di Pasquale Rimolo, del Gruppo “La serpe d’oro”. Il meglio del canto popolare italiano, individuato e invitato dall’Istituto De Martino.
Gli interventi fra un canto e l’altro – Ogni anno, a partire dal 2013, vi sono stati, fra un canto e l’altro, uno o più interventi significativi: Giuliana Sgrena, reduce dalla sua prigionia ad opera dei fondamentalisti, nel 2013, appunto; Mahmud Hamedi dell’Associazione Italopalestinese ed Elio Varriale, di “Memoria in scena”, l’anno dopo, e poi, a seguire: Annamaria Rivera, sociologa impegnata sul terreno dell’accoglienza ai migranti e dell’antirazzismo; Alberto L’Abate, del Movimento di Azione Nonviolenta; Alessandro Portelli e Vanessa Roghi, che presentano il loro libro “Per una memoria laica, popolare e democratica”; Antonio Fanelli, che presenta il numero della rivista “Il De Martino” su Emilio Lussu; Pietro Biagini, che presenta la mostra “Un’inutile strage”, sulla guerra ’15-18, esposta all’Affratellamento in quell’occasione; Alessandro Orsetti, che ricorda suo figlio Lorenzo morto nel Rojava combattendo contro l’ISIS; Francesco Jorio, del Collettivo della GKN, in lotta contro la multinazionale che vuole delocalizzare la fabbrica; Vania Bagni, dell’ANPI; Tommaso Fattori e Laura Scalia, che presentano le iniziative per il ventennale del Social Forum del 2002, iniziative che si sarebbero tenute pochi giorni dopo.
Le 11 edizioni della rassegna. A partire dal 2012 se ne sono tenute 11 edizioni (si è saltato il 2020 a causa del covid) e, nel corso del tempo, “Canzoni contro la guerra” si è creato un suo pubblico, divenendo un appuntamento quasi istituzionale e, in qualche modo, trovando, tramite l’Istituto De Martino, dei collegamenti con altri eventi simili, tipo la rassegna che ogni anno in estate si svolge a Fosdinovo (i/le cantanti che vi partecipano sono, in molti casi, gli/le stessi/e). Nel 2022 è stato inserito nel programma di iniziative con cui si è voluto ricordare l’eccezionale evento di venti anni prima, con cui si era riusciti a ribaltare quel clima di timore che gravava sulla città a causa delle tragiche giornate di Genova del 2001 e che aveva fatto di Firenze un punto di riferimento europeo, e mondiale, per lo sviluppo di quello che si era chiamato “il movimento dei movimenti”. Le analisi e le previsioni fatte in quell’occasione si sono rivelate, nel corso del tempo, esatte, ma la politica istituzionale non ne ha tenuto conto e se ne vedono oggi le conseguenze, particolarmente tremende per quanto riguarda l’Italia.
La galassia pacifista. “Canzoni contro la guerra” dà, in effetti, il suo piccolo contributo a quell’ampia galassia pacifista, che ha avuto punte molto alte di presenza attiva sullo scenario mondiale e che oggi è in una fase di riflusso, con un diffuso clima bellicista che trova notevoli spazi sui media e fra i soggetti politici, una galassia variegata e non priva di contraddizioni, ma che esprime il desiderio di pace della maggior parte delle persone e sarebbe estremamente importante rilanciare, visto che di conflitti armati ve ne sono in abbondanza e toccano anche il suolo europeo (vedi l’attacco russo all’Ucraina che si protrae ormai da mesi). La soluzione dei problemi non può passare dalla via delle armi, che può portare, passo dopo passo, all’uso delle armi atomiche e al suicidio dell’umanità, ma ha come unica possibilità la trattativa, la mediazione, il rifiuto “senza se e senza ma” dell’uso della forza.
La crisi energetica e ambientale. Tutte le energie andrebbero concentrate sul far fronte alla crisi energetica e ambientale, che richiederebbe un radicale cambiamento di rotta nelle politiche generali e nei comportamenti individuali, negli stili di vita, nelle relazioni fra le persone, al fine di recuperare una dimensione di comunità oggi inesistente, un cambiamento di cui per ora si vedono poche traccie. Per questo occorre come premessa indispensabile il NO ALLA GUERRA, a cui devono poi, immediatamente, far seguito scelte di rinnovamento profondo, in grado veramente di costruire un mondo in cui la cura – di sé, delle altre persone, dell’ambiente – prenda il posto del profitto nella scala dei valori, la solidarietà e la cooperazione prevalgano sulla competizione, il mercato non sia più il punto di riferimento a cui subordinare tutto il resto. In altre parole, si ricominci a parlare di socialismo come sbocco razionale di una situazione che sta portando l’umanità verso il baratro. Anche un’iniziativa come “Canzoni contro la guerra” può dar luogo a pensieri e riflessioni che mettono in discussione lo stato di cose attuale e definiscono, a partire dal no alla guerra, un orizzonte diverso, un’orizzonte che si allontana mentre camminiamo, ma che serve appunto a questo, come sosteneva lo scrittore sudamericano Eduardo Galeano, a farci continuare a camminare, a non fermarci mai, a continuare a credere, ed a lottare, per un futuro diverso.
Volontà di pace e cambiamenti profondi. L’Istituto De Martino, fra l’altro, ha il merito di collegare la volontà di pace e di cambiamenti sociali profondi odierna a quella del passato, che si è espressa significativamente attraverso il canto popolare. Per tutto questo la nostra iniziativa di novembre costituisce un’alternativa alla retorica patriottarda e militarista della Festa della Vittoria e delle Forze Armate, che temiamo prenda ulteriore vigore con il governo attuale guidato dall’estrema destra (in seguito alla sua vittoria elettorale nelle elezioni del settembre 2022). Intendiamo infatti esprimere un’altra visione del futuro e della società, una visione che da tempo si sta trascurando e che sarebbe estremamente necessario recuperare. Siamo convinti che anche la musica e il canto abbiano un ruolo in questa prospettiva. “Canzoni contro la guerra” ne è una testimonianza efficace.
