Maurizio Russo è nato a Milano nel 1955. Laureato in Scienze Politiche ha scritto per Lotta Continua, Università Progetto, Campus, La Rivisteria. Nel 2010 ha vinto il concorso letterario Giallomilanese. Attualmente è in pensione.
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Contemporaneamente alle guerre crescono un’informazione e una cultura che esaltano la potenza militare, le tecnologie più avanzate, i combattimenti aerei presentati come interventi e tecniche di precisione chirurgica. In realtà si tratta solo di operazioni che seminano morte in modo indifferenziato. Bisogna respingere le menzogne e tornare a criticare, non dimenticando che gli eserciti sono un pericolo terribile per l’umanità.
Quando ascolto i discorsi di politici e giornalisti che tentano di interpretare i comportamenti di Trump mi scoraggio. Qualsiasi interpretazione sembra giusta e, insieme, sbagliata. Ma poi mi chiedo: e se fosse stupidità? Tutto sarebbe più naturale e conseguente. Perché la stupidità è pericolosissima e può essere furba. Se la si provoca, poi, brucia sul rogo, getta nelle segrete, rinchiude in ospedali psichiatrici gli oppositori.
Negli anni ’70 del secolo scorso ho conosciuto a Milano Arik, ebreo russo dalla straripante simpatia. Era stato in Israele e se ne era andato. Due volte vittima della storia, si è salvato girovagando per il mondo. Libero e “disobbediente”, non starà dalla parte di Putin e neppure dalla parte degli israeliani massacratori a Gaza.
Goffredo Fof è stato un intellettuale unico. Ha amato il cinema e le sue recensioni hanno formato generazioni. Ha scritto libri, fondato riviste, vissuto e criticato la politica. Ha saputo polemizzare duramente ma senza mai perdere una istintiva mitezza. Ed ha attraversato i cambiamenti politici e sociali senza lasciarsene condizionare.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con apposita circolare, ha vietato l’uso dello schwa nei documenti scolastici. Quel che preoccupa, oltre al fatto in sé, è che il ministro, incurante dei mille problemi che toccano la scuola, avverta questo uso come un pericolo. Meglio il burocratese. Del resto, come diceva uno slogan del fascismo, «l’uomo prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine».
«La guerra è circondata da tanta considerazione, che chi la condanna, passa per irreligioso, sfiora l’eresia: come se non si trattasse dell’iniziativa più scellerata e al tempo stesso più calamitosa che ci sia». Per uscire da questa follia – descritta da Erasmo da Rotterdam già nel 1500 – occorre anzitutto ribaltare l’immaginario collettivo. C’è bisogno di estremisti creativi capaci di dimostrare che “il re è nudo”.
La strage di piazza Fontana e la morte di Pino Pinelli, “precipitato” da una finestra della Questura di Milano, sono parte fondamentale della nostra storia. Grazie a tre donne: Licia Pinelli, baluardo della memoria del marito; Camilla Cederna, giornalista coraggiosa; Rachele Torri, zia di Pietro Valpreda e suo irriducibile “avvocato”.
L’autobiografia di Paola Vinay (“Il deserto è il mio posto preferito per guidare. Una donna nella storia”, Argolibri, 2023) è il racconto di un’epoca e di una generazione: una sorta di anti Iliade, perché non racconta una guerra, ma l’opposizione alla guerra, la lotta pacifista contro la guerra, che, negli anni Sessanta del Novecento, ha visto milioni di giovani scendere in piazza e dare l’assalto al cielo.