Prendere tutto questo tempo e leggerlo con gli occhi dell’inganno. Non un inganno superficiale, un pretesto che ogni tanto viene messo in campo, come una tattica politica tra le altre. Ma l’inganno come radice profonda e irrimediabile di una civiltà che sta dissolvendo se stessa e che, alla luce della sua stessa fine, scopre finalmente ciò che è sempre stata: un trucco. Con la scusa della verità.
La cronaca politica di questi giorni sembra dominata dai trucchi. Ma non di quelli raffinati che appartengono ai maghi più accorti, piuttosto trucchi da mago Forest, tra il surreale e il grottesco. Come altro interpretare la farsa della mozione sull’introduzione delle preferenze? I nostri commentatori televisivi sono impazziti. In alcuni di loro questo voto contro il Governo ha suscitato la stessa insopportabile eccitazione di Adani quando Messi segna un gol: il Governo sta per cadere, le elezioni sono già vinte dal centro-sinistra (altro teatrino dell’inganno, ma ce ne occuperemo in altre occasioni). E intanto Meloni ha ottenuto quel che voleva: avvicinarsi a Vannacci e isolare sempre di più Salvini (la cui scelta di votare contro quella mozione è il segno di una morte politica che va solo certificata: un elettore leghista, nutrito a pane e diffidenza nei confronti di Roma Ladrona, come può esser contrario alle preferenze? Vannacci lo sa, Salvini non sa più nulla). Meloni può anche riscuotere consenso grazie all’argomento elettorale più potente: il vittimismo. Perché a questo punto lei potrà dire non solo di essere contro la partitocrazia, ma di essere anche vittima di una sua trappola tramata contro di lei. Soprattutto, ci ha messo dinanzi all’esempio perfetto di ciò che Gramsci definiva nei termini di una rivoluzione passiva. Il cui punto fondamentale non sta semplicemente nel fatto che le élite dominanti approfittino di un’epoca di inquietudine consolidando la struttura diseguale della società, ma nel fatto che tutto questo possa accadere perché esse fingono (l’inganno, ancora una volta) di «accogliere una qualche parte delle esigenze popolari». Così scriveva Gramsci. Un’osservazione fondamentale per capire non solo la differenza tra Meloni e Salvini (oppure tra Meloni e il Pd, che pare troppo spesso più sensibile ad accogliere una qualche parte delle esigenze delle élite), ma anche per comprendere come il populismo non è che il carburante necessario di ogni rivoluzione passiva (e infatti anche il populismo, come la benzina, lo paghiamo a caro prezzo).
Sono effetti politici reali, dei quali pagheremo le conseguenze tra qualche mese. Ma sono effetti di un trucco, di un inganno. Perché quella mozione è costruita in modo tale da introdurre le preferenze senza introdurle realmente, se non in casi eccezionali. Le persone sul territorio si sbatterebbero semplicemente per consentire ai soliti cerchi magici di avere i loro posti garantiti. È davvero rivoluzionario poter esprimere la preferenza verso un nome in modo tale che quel voto serva esclusivamente ad eleggere un altro nome. Appunto, nient’altro che una strategia populista attraverso cui le élite fingono di accogliere qualche esigenza popolare per ottenere l’esatto contrario.
Ho letto commenti di tante persone di sinistra – magari sensibili all’area M5S – che rimproveravano all’opposizione parlamentare di non aver votato a favore di quella mozione. Roba da pazzi, per me. Non solo per il motivo più evidente: perché accettare quella mozione avrebbe significato legittimare una legge elettorale incostituzionale, disegnata per neutralizzare la terzietà del Presidente della Repubblica e per introdurre un premierato di fatto. Una premessa al fascismo compiuto che ci attende, se le prossime elezioni andranno in un certo modo. Ma anche perché la sua approvazione avrebbe rappresentato la pietra tombale su ogni possibilità reale di introdurre le preferenze nel sistema elettorale italiano. Nient’altro che un inganno, un gioco di prestigio elementare fatto con le parole. Puro nominalismo, come accade con la guerra. che si fa, ma non si dice. Abbiamo cominciato noi a chiamarla “operazione di pace”, poi è stato facile anche per Putin chiamarla “operazione speciale”. Nel caso della mozione, invece, le preferenze non si sarebbero fatte, ma si sarebbero dette. E il fatto di averle formalmente introdotte avrebbe significato non poter più sollevare la questione per decenni.
Ma il punto è che questo trucco non è un caso. Non c’è nulla dentro la politica che oggi non sia ingannevole e che, proprio per questo, non produca effetti di verità. Le preferenze (non) introdotte che avrebbero definitivamente inibito ogni discussione pubblica sull’opportunità di introdurle. Ma anche l’inganno per cui pensiamo ancora che il maggioritario garantisce i governi contro l’instabilità, mentre il proporzionale l’aggrava. E poi ci troviamo di fronte a una larga maggioranza che è eletta con un sistema (prevalentemente) maggioritario e che litiga quotidianamente, come pure l’occasione di questa mozione mostra. La verità è che il maggioritario nasconde l’instabilità che non riesce affatto a minimizzare, mentre il proporzionale la dichiara in anticipo. Ma anche questa verità è ormai censurata, rimossa, dimenticata. Gli effetti di verità prodotti dall’inganno sono il contenuto di ciò che chiamiamo egemonia. Siamo tutti costretti a discutere di una mozione a favore delle preferenze, quando in realtà è contro, così come siamo costretti a discutere del fatto che il maggioritario produce stabilità, contro ogni evidenza possibile.
Ma possiamo continuare drammaticamente: quali sono gli effetti di verità degli inganni che Trump chiama “accordi di pace”? A Gaza tutto è concluso, e grazie a quest’inganno tutto accade esattamente come prima, senza che nessuno ne parli più. Oggi ho fatto rifornimento alla mia auto: il diesel è arrivato a costi improponibili. Anch’essi sono effetti di verità di un ennesimo inganno. Quello per cui non va più di moda parlare più di tanto di guerra contro l’Iran, mentre l’economia reale sta molto peggio di due mesi fa. Non è un inganno anche la discussione sulla grazia al gioielliere omicida? Un inganno a più facce: quella del ministro della giustizia che fa finta di non sapere quali siano i compito del Presidente della Repubblica, quella del Governo e dei suoi personaggi che trattano il condannato come una vittima e accusano i magistrati di aver rispettato le leggi (è il senso di un farneticante commento di Crosetto); quella dello stesso protagonista, che si aspetta la grazia mentre non solo non si pente ma è pronto a essere candidato. Non c’è una parola che non sia un inganno, anche in questa brutta storia.
A questo punto però il mio articolo cambia, perché smetto di riferirmi a personaggi minori della storia. Meloni, Vannacci, Trump, Crosetto, il gioielliere – i loro piccoli inganni – non sono che gli effetti di verità di un inganno più radicale e profondo che si chiama Occidente. Sono gli effetti di verità di un inganno che ormai svela se stesso in quanto tale e, per questo, si sta definitivamente dissolvendo. Chi vedrà il film Odissea di Nolan vedrà una finzione che mette in scena questa dissoluzione di una ragione che nasce come un inganno e che si riconosce infine come tale. Non è una nuova versione del poema omerico, ma un documento artistico del tutto fedele all’interpretazione di Ulisse che è stata proposta da Horkheimer e Adorno nella Dialettica dell’illuminismo (e infatti, più che Omero, quello di Nolan sembra un Ulisse shakespeariano).
Chi è Ulisse? Ulisse è l’uomo moderno, quello che fonda il suo potere su un duplice movimento: la sostituzione degli dei con la propria ragione (la secolarizzazione) e la trasformazione di quest’ultima in un sistema di dominio. Ora che la legge di Zeus non vale più, quel che resta è una ragione astuta che giunge al dominio sul mondo attraverso il fondamento dell’inganno. Che non sa produrre effetti di verità se non affidandosi agli inganni, ai trucchi, alle promesse non mantenute, alle contraffazioni, alle truffe, alla pietra tombale sulle preferenze definita emendamento a favore delle preferenze, all’instabilità del maggioritario chiamata stabilizzazione del sistema, ai colpevoli rappresentati come vittime. Affidandosi alle guerre portate in nome della pace, alle parole che rovesciano la loro corrispondenza con le cose, ai cavalli di troia lasciati al centro di tutte le altre civiltà per poterle colonizzare. Eppure Meloni, Vannacci, Trump non sono degli eroi, ma solo dei mediocri esecutori. Portano a compimento la civiltà dell’inganno e senza accorgersene la congedano definitivamente, perché la svelano nella sua miseria finale. Ulisse, che è un eroe, è tale perché sa quello che non si può dire: è la sua stessa razionalità che si rivolge contro se stessa e non può riconoscere che nel suo cuore più profondo non c’è altro se non l’inganno. Le preferenze che non sono tali, le guerre che non sono le guerre. Siamo stati noi a fondare un’intera civiltà a partire da un atto di barbarie, a non rispettare le leggi per poter dominare gli altri. Siamo ancora noi che installiamo cavalli di troia e li chiamiamo mercato, esportazione della democrazia, guerre preventive, prestiti del fondo monetario internazionale (o dei fondi privati che ormai sono più potenti), aiuto economico in cambio del controllo delle terre rare. I barbari da cui vogliamo difenderci, siamo sempre stati noi. Nolan ci costringe a fare i conti con la verità più oscena della nostra razionalità politica. Quel film è una straordinaria messa in scena degli inganni che fondano e consumano la politica del nostro tempo: Ulisse sa quale sia la verità di ciò che i nostri politici eseguono. Il problema non è Meloni, non è Trump. È quello che Ulisse sa di se stesso e di tutti noi: che stiamo diventando quello che siamo sempre stati. Ulisse lo sa e sa anche che tutto si sta ormai dissolvendo e l’inganno sta per mostrarsi a tutti per quel che è: la verità su noi stessi.

Mi piacerebbe poter commentare questo articolo con la competenza che merita. Ma provo a dire qualcosa ugualmente. Se è vero, come è vero, che l’Occidente è il grande inganno, altrettanto vero è che ha usato il sommo inganno del Capitalismo per imporsi e dominare il mondo. I tanti cavalli di troia elencati non sono altro che creature del Capitalismo. Questo sistema economico, che esalta il mercato come il migliore e non più perfettibile strumento di convivenza tra stati e tra persone, sta portando il mondo a livelli di cattiveria e crudeltà inimmaginabili. Ormai la politica, totalmente asservita al Capitalismo, si affanna a legiferare a favore dei ricchi, che incarnano il Capitalismo, relegando i poveri a meri strumenti, fino a disumanizzarli, per mantenere il dominio di pochissimi su una moltitudine. Le 12 persone più ricche del mondo hanno un patrimonio che supera quello di 4,1 miliardi di persone (Oxfam). Il genocidio di Gaza va la di là del decennale sopruso israeliano. E’ un esperimento per testare fino a che punto sia possibile anestetizzare l’empatia di fronte all’annichilimento dell’uomo. Esperimento ben riuscito se si pensa all’atteggiamento di un’Europa che continua a fare affari con Israele. La pietà è stata sepolta sotto il corpo di 2000 bambini colpiti in testa, al cuore, ai genitali dai cecchini; uccisi dalle bombe, dalla fame e dalle malattie volute da Israele. Intanto in America https://t.me/lantidiplomatico/56017?single
L’analisi filosofica dell’inganno, costruita da Labate, induce ad ipotizzare che l’inganno altro non e’ che un momento dialettico nel tortuoso percorso che porta alla verita’.
Ad un patto, pero’: che gli attori (i cittadini che agiscono) siano talmente maturi da saper vigilare perche’ l’ “inganno” non fuoriesca da quel percorso dialettico della “verita’” per diventare mero (e vile) strumento di potere.
Gentile professore, ho letto con attenzione il suo articolo. Il richiamo all’Odissea me lo ha reso ancora più stimolante perché vicino alle considerazioni che qualche giorno fa facevo, di cui allego qui una sintesi.
Ultima e tragica manifestazione della mitica e simbolica astuzia odissea è senza dubbio il venir meno della fiducia non solo nel vergognoso operato di quattro dementi, bensì nell’opera dell’umanità in generale. Una sfiducia in sé stessi dunque, così profonda da vedersi costretti a ricercare un altro IO nell’IA, nell’intelligenza artificiale. Soprattutto a causa degli ultimi radiosi effetti del cambiamento climatico si rende possibile capire che quell’astuzia, come già ammonivano poeti e filosofi, altro non era che demenza. Oggi poi, dinanzi al generale perseverare nell’errore, nel continuare a sopravvivere come se nulla fosse, si può certamente constatare che quella furbizia è diventata solo stupida demenza. Di nuovo sotto il sole non c’è dunque niente. Sta solo cambiando il clima cosmico-politico, a cui però ci stiamo pian piano abituando.
La saluto cordialmente.