Le città non possono morire

Le città, e il loro patrimonio di civiltà, sono a rischio. In Medio Oriente, sotto bombardamenti sistematici e terribili; ma anche in Occidente, a causa della devastazione neoliberista fatta di privatizzazione degli spazi pubblici, cacciata dei vecchi abitanti, speculazioni e via dicendo. Eppure le città non possono morire, per usare le intense parole di Giorgio La Pira al Convegno mondiale di Sindaci di Firenze del 2 ottobre 1955.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

Le migrazioni e la falsa coscienza dell’Occidente

Le cause delle migrazioni sono determinate, in massima parte, dalle politiche che l’Occidente ha perseguito per secoli e continua a perseguire nei confronti dei paesi da cui partono i flussi. Politiche che sono dettate dal sistema capitalista. Il momento di crisi estrema che stiamo vivendo offre l’opportunità per una critica radicale che metta in discussione il capitalismo, nella sua vera essenza liberticida e distruttiva.

Il premier canadese e il cartello del fruttivendolo

Il discorso del premier canadese a Davos è stato nettissimo. Ci ha ricordato che non possiamo illuderci di stare dove siamo stati e che il suicidio dell’Occidente e del suo mondo è irreversibile. Tuttavia non abbiamo idea di dove stiamo andando. E ciò ha consentito al potere di fare quadrato, accantonando la verità e cercando di ridurre la situazione a una difficoltà contingente. Anche se è un tentativo disperato.

Ucraina. Dare un’opportunità alla pace

Con il “piano di pace” proposto da Trump e le sue successive modifiche si è aperta un’opportunità per porre fine all’inutile strage che insanguina la frontiera est dell’Europa. Invece di esultare, le cancellerie occidentali e i vertici UE hanno avuto una reazione stizzita e hanno cominciato a remare contro. Eppure l’alternativa è chiara: o si pone fine stabilmente al conflitto oppure il futuro è la guerra tra Russia e Occidente.