Trump e il potere del denaro

Sabato 5 aprile centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, negli Stati Uniti, per dire “basta!” alle politiche di Trump. Ma quelle piazze, seppur assai partecipate, sembrano, almeno in questa fase, destinate all’irrilevanza politica, di fronte ai ricatti economici di Trump che stanno provocando un pressoché totale allineamento alle sue posizioni delle Università (eccettuata, per ora, Harvard) e dei grandi studi legali.

“The last showgirl”: America, ultimo spettacolo

Con “The last showgirl” la regista Gia Coppola sembra voler rispondere alla domanda «come si diventa trumpiani?», raccontando una piccola storia molto americana di sacrificio di sé stessi al mito del successo e di sconfitta, nella quale la reazione non è una salvifica presa di coscienza, ma anzi l’abbandono a un nuovo sogno, nell’illusione di tornare great (and beautiful) again.

Il mondo è cambiato ma Draghi e l’élite europea non se ne sono accorti

La struttura delle relazioni internazionali è cambiata in maniera irreversibile. Invece di annunciare un gigantesco piano di riarmo, per essere, tra alcuni lustri, un partner temuto grazie ai fucili, l’Europa dovrebbe giocare carte politico-culturali in vista di un nuovo ordine multipolare. Ma Draghi e l’élite di Parigi e Berlino non se ne sono accorti.

Stati Uniti: c’era una volta il “bilanciamento dei poteri”

Negli Stati Uniti c’era una volta l’equilibrio dei poteri, presidio di democrazia anche nei tempi più bui. Con la seconda presidenza di Donald Trump si affaccia un nuovo assetto istituzionale in cui un presidente, sciolto da regole e controlli, può far strame a suo piacimento dei diritti e delle garanzie posti a protezione degli individui. Si apre un nuovo capitolo in cui al governo delle leggi si sostituisce in toto quello degli uomini.

Stati Uniti. Parola d’ordine: privatizzare e licenziare

La parola d’ordine del presidente Trump è univoca: privatizzare e licenziare. Il mondo del lavoro – quello pubblico in particolare – sta assistendo a intimidazioni, inviti alle dimissioni, licenziamenti che abbattono definitivamente il già misero Stato sociale statunitense. A fronte di ciò cominciano, nel Paese, le iniziative di protesta e alcuni settori della magistratura dichiarano illegittimi dei provvedimenti presidenziali.

Trump, le guerre commerciali e la realtà del mondo

I dazi imposti da Trump distruggeranno il sistema del commercio internazionale creato dagli Stati Uniti nel dopoguerra. È probabile che ciò, dopo aver provocato un grande disordine nel mondo dell’economia e della politica, avrà, sul fronte economico, risultati ridotti e finirà per rafforzare la Cina. In ogni caso, i problemi sociali degli Stati Uniti non sono i deficit commerciali, e i dazi non riusciranno a risolverli.

L’Europa non si salva con la guerra

La guerra per procura in Ucraina è persa e l’atlantismo è finito. Spetta alla sinistra mettere in campo una proposta alternativa, anche se non immediatamente realizzabile. Opporsi a Trump e alla sua concezione “patrimoniale” della pace non può volere dire rimpiangere i tempi dello scontro frontale fra l’Occidente e i suoi nemici e rilanciare la prospettiva della guerra. Al contrario la parola d’ordine deve essere: meno armi.