“The last showgirl”: America, ultimo spettacolo

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Come si diventa nazisti è un famosissimo saggio storico, edito per la prima volta in Italia nel 1968, di William Sheridan Allen, che ricostruiva la nascita della dittatura in Germania scegliendo come punto di osservazione e caso di studio la piccola città di Northeim e le sue microstorie. Allo stesso modo, con The last showgirl la regista Gia Coppola sembra voler rispondere alla domanda «come si diventa trumpiani?» raccontando una piccola storia neppure esemplare, che nella sua banalità è perfetta per rispecchiarne molte altre. Ed esattamente come uno storico, l’occhio della regista sa tenersi alla giusta distanza, ugualmente lontano dalla condanna come dall’apologia.

Al centro di questa piccola storia, ambientata a Las Vegas, c’è una donna, Shelley (Pamela Anderson), ballerina di ultima fila in uno show chiamato Razzle dazzle (in italiano vuol dire baldoria ma anche inganno), del tipo di quelli del Lido di Parigi, ormai fuori moda e disertato dagli spettatori. Tramite un impersonalissimo altoparlante viene così annunciato alle dipendenti, che si stanno preparando nei camerini, la chiusura dello show entro due settimane, con conseguente licenziamento generale. Le ragazze più giovani vanno in cerca di nuove scritture, ma Shelley si trova nelle stesse condizioni dei nostri “esodati”: troppo giovane per accedere a una pensione, troppo vecchia per essere assunta altrove. Come le viene impietosamente spiegato a un provino, lei non sa veramente ballare perché per il suo lavoro bastava la bellezza e la giovinezza; la prima non è più così smagliante, la seconda è ormai lontana, quindi per il suo mondo del lavoro Shelley è ormai inservibile. Ma anche per chi è più vecchia le cose non vanno necessariamente meglio: la sua amica Annette (Jamie Lee Curtis), ex ballerina ultrasessantenne, deve lavorare – ovviamente in body e tacchi a spillo – come cameriera in un casinò, non avendo pianificato un fondo pensione privato. Ma sul suo posto di lavoro non è neppure la più anziana: una collega ha superato gli ottanta!

Si capisce allora perché Annette consigli seriamente alla sua amica di provare ad accasarsi con un collega, la cui attrattiva principale è la buona pensione che sta accumulando. Shelley, infatti, non ha neppure una rete familiare a venirle materialmente ed emotivamente in soccorso, perché al suo lavoro ha sacrificato tutto. Col marito è finita tanti anni fa, perché lui aveva trovato lavoro a New York e lei aveva preferito lasciare lui piuttosto che lo show. Ha una figlia quasi ventenne, Hannah (Billie Lourd), nata da un rapporto – neppure una relazione – occasionale, ma a un certo punto ha preferito darla in affido perché era impossibile conciliare le cure materne con il lavoro. Con lei il rapporto non è né stretto né facile, visto che giustamente la ragazza si è sentita abbandonata.

Il nucleo fondante di questa donna è il suo lavoro, lo show al quale ha dedicato tutta sé stessa, sacrificando qualunque altra cosa, come impone il mito americano: lavora duro, credi nel tuo sogno e avrai successo e felicità. In realtà non si è verificato nulla di tutto questo, ma la fede di Shelley è stata finora più forte della realtà e le ha permesso di credersi appagata, pur nella solitudine e con i pochi soldi della paga, sempre più ridotta al calare inesorabile degli spettatori e, quindi, del numero degli spettacoli.

Ora il licenziamento potrebbe rappresentare un brusco ma salutare risveglio e il film potrebbe avviarsi a un happy end di riscoperta dei “veri valori”: soluzione molto hollywoodiana ma anche parecchio bugiarda. Infatti, cosa hanno fatto milioni di americani di fronte a impoverimento, delusioni e sconfitte? Hanno scelto di aggrapparsi di nuovo a un sogno, al Make America great again. E così Gia Coppola ci lascia con le immagini dell’ultimo spettacolo dello show Razzle dazzle, spettacolo che nel corso del film non ci era mai stato mostrato, lasciandoci sempre tra camerini e retropalco. Ora Shelley, non più ballerina di ultima fila ma anzi primadonna, avanza con espressione estatica in un tripudio di trucco, piume, swarovski e paillettes, mentre in platea la guardano felicemente in ammirazione la figlia e il padre della ragazza. The last showgirl, l’ultima baldoria, l’ultimo inganno. Tra la realtà e il sogno, la donna ha scelto ancora una volta il sogno, un sogno a occhi aperti che salva e ricompone tutto. Ma cosa la aspetta – e cosa aspetta gli Americani – dopo il sogno?

Gli autori

Francesca Marcellan

Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.

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