Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Rimettere a fuoco la Cina, oltre gli stereotipi

Un recente libro di Pino Arlacchi (“La Cina spiegata all’Occidente”) rimette in fila dati e prospettive, sottraendo la Cina agli stereotipi del dibattito occidentale. Si intrecciano, così, visioni del mondo e questioni come il funzionamento del potere politico e del sistema economico, la lotta alla povertà, la selezione della classe dirigente e via elencando. L’immagine che ne risulta è assai diversa da quella che ci viene raccontata.

Natale 2025: Nonostante tutto, non essere tristi

Interpretare il Natale rianalizzandone le fonti mi salva da una festa ipocrita, falsata e quindi triste. Il Natale autentico ci invita a non avere paura. A lottare e a sperare. Come scriveva Ernesto Che Guevara in una delle ultime lettere ai figli: «Tatico, tu cresci e diventa uomo e poi vedremo che fare. Se c’è ancora l’imperialismo andiamo a combatterlo, se finisce, tu, Camilo ed io possiamo andarcene in vacanza sulla luna».

Controfinanziaria 2026: una proposta alternativa

Il Rapporto “Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace l’ambiente” di Sbilanciamoci! contiene, anche quest’anno, a fianco della critica della legge di bilancio proposta dal Governo una Controfinanziaria. Una manovra alternativa a saldo zero: 111 proposte da poco più di 55 miliardi di euro, per un’Italia capace di futuro, a partire dal potenziamento della sanità pubblica e da una politica industriale per la transizione.

Cile. Requiem certo, ripartenza obbligatoria

Il fascista José Antonio Kast sarà il nuovo presidente dei cileni. Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato che i figli, le figlie e i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, accecati, sgozzati, esiliati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet. Come è potuto accadere? È accaduto soprattutto per colpa nostra, della nostra incapacità. Ma ora dobbiamo reagire e non solo piangerci addosso.

La sinistra e l’immortalità

Nel loro recente incontro Xi JinPing e Putin, rappresentanti del nuovo ordine mondiale, si sono intrattenuti nientemeno che sul tema dell’immortalità. È la metafora di un mondo che cambia per restare uguale. La crisi dell’Occidente lascia in eredità ai nuovi potenti una fiducia illimitata nella tecnica e un’idea di società diseguale. Eppure, almeno la sinistra dovrebbe proporsi l’abolizione della povertà più che della morte.

La buonuscita di Tavares non è un destino

La buonuscita multimilionaria di Tavares mette a nudo le incongruenze del sistema. Una tassazione adeguata attenuerebbe lo scandalo. Ma non è quella attuale. Anzi, tutti, a destra e a sinistra, parlano di ridurre le tasse. Per questo l’indignazione della politica di fronte a buonuscite e retribuzioni dei tanti Tavares è ipocrita, strumentale e non credibile. Quando capirà, la sinistra, che il suo ruolo è togliere ai ricchi per dare ai poveri?