Dove sta l’antisemitismo?

La questione dell’antisemitismo è tornata centrale. Ciò deve accendere un campanello d’allarme perché il termine riporta alla disumanizzazione radicale che ha prodotto il male assoluto della Shoah. Ma il suo uso distorto e strumentale, che lo fa coincidere con la critica al sionismo e alle politiche di Israele, finisce, da un lato, per alimentarlo e, dall’altro, per veicolare forme di repressione e di controllo pericolose per tutti, ebrei e non ebrei.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.

Il genocidio è americano

Il cessate il fuoco a Gaza ottenuto da Trump è un sollievo per tutti ma, per una pace duratura, occorre evitare rimozioni e prendere atto che l’annientamento del popolo palestinese non è un disegno folle e solitario di Netanyahu ma l’obiettivo dell’intero fronte sionista e che il genocidio perpetrato non sarebbe stato possibile senza l’appoggio militare, politico e mediatico degli Usa.

Italia-Israele: quando una partita di calcio diventa politica

Oggi la nazionale italiana di calcio giocherà contro Israele. È un incontro che si sarebbe dovuto evitare. Invece, mentre gli organismi internazionali tacciono, il Governo italiano organizza la repressione delle proteste e fa passare i contestatori per antisemiti. Ciò stravolgendo la storia e proclamandosi difensore dell’antisemitismo proprio mentre inneggia al razzismo più puro, alla superiorità di una razza su un’altra.

Pace in Palestina: una strada tutta in salita

Non è la fine della guerra. L’intesa fra Israele e Hamas sullo scambio di 48 ostaggi contro 1.950 prigionieri non è un evento storico. Nella ipotesi migliore, è il primo passo di negoziati aspri e difficili; nella peggiore, una pausa in un conflitto fuori controllo. Certo non è una vittoria per Israele, sempre più isolato e messo di fronte alla impossibilità di serbare il carattere ebraico su cui fonda la propria identità in un mare di arabi.

Il terrorismo dimenticato di Israele

Il terrorismo in Palestina non nasce, come vorrebbe una diffusa vulgata, con Hamas. A praticarlo, sin da un secolo fa, sono state diverse organizzazioni paramilitari sioniste, a cominciare dalla Banda Stern, dalle cui fila sono usciti capi del Governo israeliano come Yitzhak Shamir e Menachem Begin. Ed è una pratica che perdura tuttora con l’assassinio politico di leader palestinesi in patria, nei paesi vicini e anche in Europa.

Il diritto è nelle piazze

Sono stati giorni straordinari, un tornante della storia. Il diritto, ignorato e denigrato da Israele e dai governi suoi complici, si è materializzato nelle piazze. A violarlo sono il genocidio in atto a Gaza, l’occupazione dei territori in Cisgiordania, il blocco navale in acque internazionali, l’abbordaggio delle navi, il sequestro dei membri delle flottiglie solidali. Ad affermarne l’esistenza sono, oggi, le piazze e chi le occupa.

Gli attacchi alla Flotilla sono un reato!

L’attacco di droni contro la Global Sumud Flotilla avvenuto a Sud di Creta lascia presagire azioni coercitive (già preannunciate) delle forze israeliane all’atto dell’ingresso delle navi nelle proprie acque territoriali. Il Governo italiano non si sbilancia ma va ricordato che il fermo di nostri cittadini in tale contesto integrerebbe un sequestro di persona perseguibile dall’autorità giudiziaria italiana.