Israele e il trionfo della morte

“Il Trionfo della Morte” è uno dei dipinti più potenti di Pieter Bruegel il Vecchio. In una visione apocalittica il quadro mostra un mondo invaso da scheletri, che diffonde in modo universale la morte. È l’immagine delle politiche attuali dello Stato di Israele, trasformatosi in una fabbrica di morte diffusa finanche di insulsa gioia. Creando così un vero e proprio esercito di morti, che presto si metterà in marcia contro i suoi carnefici.

Verso un Libano distrutto e smembrato

Il Libano, abbandonato dai suoi alleati storici (Arabia Saudita e Siria), in situazione di default finanziario e con un Governo debole e incapace di controllare il territorio è di nuovo sotto le bombe di Israele, per ragioni geopolitiche e per interessi personali di Netanyahu. Il rischio è che il sud del paese venga devastato come Gaza e che questa porzione di territorio sia, di fatto, annessa dallo Stato di Israele.

Combattere l’antisemitismo o il pensiero critico?

Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo è stato depurato, nel dibattito al Senato, delle misure penali e disciplinari più discutibili ma sono rimasti fermi l’impianto complessivo e il recepimento della controversa definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Così è forte il rischio che ad essere perseguito non sia l’odio razziale ma il dissenso e la critica al governo di Israele.

La radice della guerra: l’impero sionista

La guerra contro l’Iran, cominciata da Tel Aviv, è la dimostrazione che Israele, forte del sostegno degli Stati Uniti e della complicità dell’Europa, si sente libero di far ciò che vuole. L’impero sionista, dotato di centinaia di testate nucleari, è uno degli stati più pericolosi al mondo ma noi facciamo finta di niente. Ce ne accorgeremo presto quando deciderà di far fuori la Turchia di Erdogan per l’egemonia in Medio Oriente.

La fantageopolitica di Giorgia Meloni

Le comunicazioni alla Camera della Presidente del Consiglio dell’11 marzo sulla situazione internazionale hanno un che di surreale. Giorgia Meloni infatti, dopo aver quasi totalmente evitato di nominare Stati Uniti e Israele, ha riscritto la storia, riportando l’inizio dell’ineffettività del diritto internazionale all’invasione russa in Ucraina, omettendo le guerre in Jugoslavia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria.

L’attacco all’Iran e le guerre coloniali senza fine

Ogni generazione di inviati di guerra e di popoli mediorientali ha la sua devastante guerra del Golfo: ieri ne è arrivata un’altra, ampiamente prevista dopo il viaggio di Netanyahu a Washington e il fallimento annunciato della diplomazia. Ormai lo abbiamo imparato: il bottino di quelle guerre non è la democrazia e lo sviluppo dei popoli ma una nuova sottomissione coloniale e il controllo sulle risorse del Medio Oriente.

La trasformazione della solidarietà in terrorismo

L’ordinanza con cui il l’autorità giudiziaria di Genova ha disposto la custodia in carcere di alcuni attivisti accusati di avere raccolto fondi “per finanziare il terrorismo di Hamas”, fondata com’è su ricostruzioni unilaterali e su documentazione proveniente dall’esercito israeliano, sembra una tappa della strategia in atto, nel nostro Paese, di creazione del nemico islamico e impone una crescita della vigilanza democratica.