In politica non vale il principio di causalità, che pure è l’unica cosa che conta. Se siamo qui, a scrivere e leggere articoli che trattano di ciò che accade nel mondo, è precisamente perché crediamo sia necessario interpretare gli eventi riconoscendone una qualche forma di connessione razionale, anche quando non c’è. Qualcosa che leghi le cose che accadono secondo un senso o una direzione che, però, non può essere necessaria come nel rapporto tra una causa e un effetto. Come cantava Giovanni Lindo Ferretti, ciò che deve accadere, accade. Ma dalla contingenza, da cui tutte le cose dell’uomo provengono, non è difficile intuire dove vanno, perché si muovono, cosa esse significano, perché possono essere messe insieme e acquistare un nuovo senso dentro un disegno comune.
Quello che voglio proporvi è un piccolo esperimento, quasi un gioco. Descriverò brevemente tre circostanze, una già avvenuta, un’altra che avverrà quasi certamente oggi, un’altra ancora che scommetto che accadrà presto. Apparentemente non comunicano tra di loro, non hanno alcuna connessione manifesta dal punto di vista politico. Apparentemente, appunto.
La prima circostanza risale a qualche settimana fa. Ho già dedicato un articolo, su questo sito, alla morte di Charlie Kirk (https://vll.staging.19.coop/commenti/2025/09/18/a-margine-dellassassinio-di-charlie-kirk-il-fascismo-dei-fascisti/ ). Al fatto che la destra di Governo italiano non abbia ritenuto semplicemente di esprimere rammarico – cosa del tutto condivisibile – per le atroci circostanze del suo omicidio. Ha fatto molto di più, imitando la strumentalizzazione operata da Trump: l’ha trasfigurato in una figura a metà tra un eroe e un santo. Così, tanti politici italiani – a partire dal nuovo maître à penser, il generalissimo Vannacci, la cui minacciosa presenza è sempre più inquietante – ci hanno tenuto a apparire fedeli alle sue affermazioni e promesso di portare avanti il suo programma culturale e politico. Tutte cose che sappiamo. Ora, faccio sempre quest’esempio perché mi pare davvero illuminante, Kirk è colui che ha detto, tra le tante cose, che una donna nera ha meno cervello di una donna bianca, in quanto donna nera. Questa affermazione non è suscettibile di interpretazione. È una tesi razzista. Ma non lo è accidentalmente, marginalmente, casualmente. Niente affatto: piuttosto è un’affermazione la cui unica argomentazione presentata e l’unico fine per cui può essere stata enunciata contengono in sé l’essenza dimenticata del razzismo, nella sua forma pura ed emendata da ogni ipocrisia o imbellimento. Quella per cui non c’è solo una distinzione tra razze – contro ogni evidenza scientifica ovviamente – ma essa è la fonte di legittimità di una superiorità di una razza su di un’altra. I bianchi e i neri non sono gli stessi esseri umani, e i primi possiedono una supremazia sui secondi, non per meriti conquistati sul campo, ma in quanto bianchi. La storia degli Stati uniti d’America, non lo scopro certo io, ha spesso incrociato questa tentazione razzista. Pensavamo ci avesse fatto i conti, ci sbagliavamo. Ma la destra italiana? Per adesso accontentiamoci di segnalare un dato: che i suoi esponenti di punta non solo non prendono le distanze da queste tesi razziste, ma rivendicano, da un lato, il diritto di poterle liberamente pronunciare e, dall’altro, il dovere di portarle avanti con fedeltà e orgoglio. Il che è inquietante per tanti motivi, anche solo perché scopre un gioco comunicativo e politico che dovrebbe insospettire. Mentre da un lato tendono a non prendere esplicitamente le distanze dal “manifesto della razza” del regime fascista, con la scusa che è anti-storico e che non si può prendere distanza da ciò che non c’è più, dall’altro lato si rifanno al nuovo razzismo di chi non si dichiara fascista (perché è un’epoca passata, mica per altro), ma professa e ostenta tesi razziste.
La seconda circostanza accadrà stasera. E dunque non posso fare altro che prevedere, sperando di sbagliarmi. Come molti sanno la nazionale italiana di calcio giocherà una partita ufficiale contro Israele. Molti hanno chiesto a gran voce la sospensione della nazionale israeliana dalle competizioni. Il nostro Governo – figuriamoci – non ha mai minimamente preso in considerazione simile opzione. La partita si giocherà ed è molto probabile che accada quel che è già accaduto pochi giorni fa, in circostanze analoghe, in Norvegia. Una contestazione dura ma tutto sommato pacifica. Ma noi non siamo la Norvegia. Il nostro Governo – dopo aver smentito, non so quanto convintamente, di aver appaltato al Mossad i servizi di sicurezza per la partita – sta organizzando un dispositivo repressivo degno delle grandi occasioni: con zone rosse, controlli anti-terrorismo rigorosi e minuti, militari che scenderanno in piazza in aiuto delle forze dell’ordine. Cosa scommetto che accadrà? I miei timori sono piuttosto semplici: scommetto che le poche persone che troveranno il coraggio di andare allo stadio si troveranno dentro una situazione dominata da una fortissima strategia della tensione; che allo stadio ci sarà per fortuna qualcuno che farà semplicemente il minimo che è giusto fare, come del resto è accaduto in Norvegia: contestare anche severamente la squadra d’Israele come simbolo del suo Governo; che questa contestazione – se anche verrà tollerata (speriamo sia così e non è affatto detto) – diventerà subito dopo il pretesto per rinfocolare l’idea che criticare le politiche d’Israele sia antisemitismo e che ogni protesta non è che un atto di terrorismo. Del resto, il disegno governista in questo momento è chiaro: se da una parte si tratta di sganciare l’antisemitismo dalla sua storia e dal suo legame col fascismo (Roccella docet), dall’altra parte si tratta di equiparare ogni critica al terrorismo e di fare dunque dell’antisemitismo l’argomento morale per mettere a tacere le opposizioni. Qui è direttamente Meloni a intervenire, dicendo che l’opposizione è come Hamas (un’affermazione del genere sarebbe stata semplicemente intollerabile nella prima e, forse, anche nella seconda Repubblica).
La terza circostanza è ciò che potrebbe accadere, in un futuro non imminente ma comunque prossimo. Dall’alto della sua acclarata superiorità intellettuale, il senatore Gasparri ha presentato un disegno di legge n. 1627, che recepisce alla lettera la folle definizione dell’antisemitismo proposta dall’IHRA, per cui anche solo criticare timidamente le politiche del Governo israeliano è un atto che può venire persino perseguito penalmente. Tutto sommato, Gasparri fa quello che ha sempre fatto: a lui tocca il lavoro sporco che sposta un passetto più in là l’abiezione democratica e il ritorno alla violenza di regime. In questo caso quel che potrebbe accadere non è che quello che sta già accadendo nell’America trumpiana. In quel disegno di legge si presta molta attenzione alle Università, reprimendo tutte le forme di dissenso e mettendo un bavaglio a tutti gli intellettuali che in questi anni sono semplicemente stati coerenti con la loro coscienza denunciando il genocidio di Gaza. Nel momento in cui questo decreto venisse approvato, non solo tutti quelli che criticheranno Israele potranno essere perseguiti, ma anche i colleghi che saranno testimoni di critiche e non sporgeranno denuncia verranno a loro volta puniti. Un sistema fascista, come altro chiamarlo? Composto da una violentissima censura alla libertà di pensiero e di parola; da un sistema di delazione a cui tutti sono costretti; da uno spostamento culturale che mi pare essere ormai evidente. E che si può riassumere in questo modo: il gioco è quello di sganciare l’antisemitismo dalla sua storia e, in particolare dal fascismo. Gli antisemiti non sono più quelli che hanno ridotto all’inumanità un popolo in nome di una supremazia razziale, ma sono quelli che criticano le politiche razziste dello Stato d’Israele. Gli antisemiti non sono più i fascisti, ma gli antifascisti. E i nuovi difensori dell’antisemitismo sono coloro che contemporaneamente inneggiano al razzismo più puro, alla superiorità di una razza su un’altra (a condizione che il cervello geneticamente più piccolo non sia più ebreo, ma nero).
Ecco i tre eventi. Messi in fila un po’ inquietano in effetti. Sembrerebbe proprio che tutto possa ritornare: fare agire l’antisemitismo per ridurre gli spazi di libertà, per perseguitare e ricattare gli intellettuali (è quello che sta facendo Trump e abbiamo già i primi professori universitari americani rifugiati politici in Europa), sganciandolo così dall’antifascismo e anzi facendone addirittura uno dei principali strumenti ideologici per i nuovi fascismi. Farlo agire inoltre per legittimare il grande ritorno del razzismo, come ideologia che tende a giustificare un ennesimo regime di apartheid fondato sulla superiorità naturale di un gruppo umano sugli altri. Infine, usare e magari infuocare qualunque mobilitazione e protesta – come una legittima contestazione durante una partita di calcio – per accelerare la normazione giuridica e politica di questo processo culturale e sociale. Ma per fortuna la politica è il regno della contingenza: le connessioni tra eventi non seguono il principio della necessità causale e tutto ciò che ho messo in fila non è affatto detto che si realizzi. Potrebbe anche essere che il filo che lega questi eventi e che ho dipanato sia soltanto il frutto della mia preoccupazione un po’ paranoica. Potrebbe anche essere, in effetti. Ma forse anche no.

Temo che l’analisi fatta non sia per niente paranoica ma più che plausibile. La repressione del dissenso è sempre più forte e sfacciata in tutta Europa… https://t.me/lantidiplomatico/46174 – https://t.me/lantidiplomatico/46183 – https://t.me/lantidiplomatico/46284 – https://t.me/lantidiplomatico/46290 – https://t.me/lantidiplomatico/46448 – https://t.me/lantidiplomatico/46470 – fino a questo punto https://t.me/lantidiplomatico/46598. Il fascismo sta ritornando (probabilmente non se n’è mai andato) alla grande, ma pare che pochi se ne rendano conto. Speriamo solo che le piazze per Gaza non siano solo un’onda passeggera.
la repressione del dissenso é certamente un punto importante,
c é anche la “copertura” del genocidio e di chi lo commette.
e della Nazionale che RAPPRESENTA quello Stato genocida.
come se nel 1944 la nazionale tedesca avesse tranquillamente giocato
a calcio in giro per l Europa e ci fossero quelli (i loro alleati storici) che pure la difendono…
a ben guardare, alla fine cé sempre una “razza superiore”.
speravo fosse una categoria delirante superata dalla storia e soprattutto dall abbattimento del nazifascismo nel 1945. e invece ritorna.
TORNA quando fanno vedere sulle tv italiane uno a uno tutti gli ostaggi, spiegano la loro vita, le loro anime candide e pure in quanto di “sangue puro semita”. che alcuni siano coloni, una delle cause dell eterno conflitto, non rileva. la razza superiore prevale sui fatti.
TORNA quando delle 60 mila vittime palestinesi, dei bambini uccisi mutilati e orfani NESSUNO di loro é degno di essere presentato in tv. NESSUNO
TORNA quando le vittime del genocidio sono solo numeri di una contabilita. come le previsioni del tempo (PArigi 20, GAza 60). non persone, ma numeri.
TORNA in quanto i palestinesi, inclusi bambini, nella mente sionista sono “inferiori” o il “male” -aggettivi storicamente sinonimi nei genocidi- che in quanto tale si puo sterminare per il bene di TUTTO IL POPOLO EBRAICO.
TORNA perche noi qui non lo sappiamo, ma in ISraele tutti sanno che Netaniau da 15 anni dice di voler far SPARIRE Gaza. per questo lo hanno eletto. ha fatto il lavoro sporco che tutti volevano fare
TORNA Perche la volonta di distruggere gaza é collettiva, parte da molto prima del 7 ottobre
TORNA perche a differenza di tutti gli esseri umani, gli ebrei non sono criticabili per CIO CHE FANNO.
TORNA perche non si criticano le razze superiori