Il terrorismo dimenticato di Israele

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Nella mappa stilata da Amnesty International, Israele figura come Paese che ha rinunciato all’applicazione della pena di morte per i casi di omicidio e l’ha mantenuta per “i crimini contro l’umanità, alto tradimento, genocidio contro il popolo ebraico e alcuni crimini militari, e si aggiunge che dal 1954 vi sono state una sola esecuzione civile (quella dell’ex nazista Adolf Eichmann) e una militare. In realtà Israele ha pienamente mantenuto la pratica della pena di morte, applicandola sostanzialmente al di fuori del proprio territorio tramite l’azione omicida del Mossad. Un omicidio è sempre un omicidio e, in ogni caso, non può essere legittimato con l’uso speculativo dell’aggettivo “terrorista”, spesso usato per giustificare qualunque forma di killeraggio così come qualunque bomba sganciata sulle abitazioni civili, sempre definite “covi di terroristi”.

A questo proposito va ricordato che il sionismo ha utilizzato a lungo, con una serie di organizzazioni paramilitari, la pratica del terrorismo, ad esempio con il gruppo Lehi, più noto come “Banda Stern”, che agì con attentati sia contro la Gran Bretagna che dal 1920 al 1948 esercitò il protettorato sulla Palestina, sia contro cittadini arabi. Di questo gruppo con matrice terrorista fece parte anche Yitzhak Shamir, capo del Governo di Israele dal 1983 al 1984 e poi dal 1986 al 1992. Anche Menachem Begin, primo ministro dal 1977 al 1983, utilizzò la pratica dell’azione terrorista con l’attentato al King David Hotel (luglio 1946) che causò 91 morti, il rapimento di due graduati britannici che furono impiccati e il feroce massacro del villaggio palestinese Deir Yassin del 9 aprile 1948. L’elenco degli attentati terroristici sionisti è molto lungo e nell’ottobre 1946 colpirono, ad esempio, anche l’ambasciata britannica a Roma. Ma tutta questa storia è stata silenziata a copertura dell’ipocrisia di Israele che ha praticato il terrorismo ma lo demonizza nel momento in cui lo subisce. Hannah Arendt, autrice de La banalità del Male, Albert Einstein e altri intellettuali ebrei condannarono aspramente il massacro di Deir Yassin e definirono “fascisti“, “nazisti” e “terroristi” nell’ideologia, nell’organizzazione e nei metodi sia Menachem Begin sia il partito Tnuat Haherut che nel 1973, insieme ad altre organizzazioni di estrema destra, diede vita al Likud il partito di Netanyau. Ma la deriva del sionismo verso la pulizia etnica dei Palestinesi non si è mai fermata.

Il mese di settembre del 1970 registrò la dura repressione della Giordania contro i campi profughi palestinesi e l’OLP presenti sul suo territorio, una repressione realizzata anche con l’intervento di Israele che agì su mandato statunitense. Da questa tragica pagina di guerra tra arabi, nacque “Settembre Nero”, organizzazione palestinese che praticò l’azione terrorista uccidendo il primo ministro Giordano Wasfi Tell, che aveva guidato l’espulsione dell’OLP dalla Giordania, e organizzando il tragico sequestro di 11 atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Due atleti furono uccisi. Subito poi iniziò una trattativa per scambiare gli ostaggi con 232 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, e alle autorità tedesche fu richiesta una via di uscita verso un Paese arabo. Fu raggiunto un accordo, poi violato da parte tedesca: quando i Palestinesi e gli ostaggi scesero da due elicotteri, utilizzati per raggiungere l’aeroporto e salire sull’aereo, i tiratori (poco) scelti aprirono il fuoco. Il risultato di quell’azione di forza fu la morte dei 9 atleti, di 4 palestinesi e di un poliziotto. Su quanto successe all’aeroporto è interessante il servizio reperibile su RAI TECHE “Monaco 72. Le Olimpiadi di sangue” del 9 settembre 1972. I giornalisti tedeschi in questa occasione dimostrarono come dovrebbe essere il giornalismo, non servile verso il Potere ma al servizio dell’informazione, ponendo domande dirette e precise ai responsabili dei Servizi di Sicurezza per fare emergere i forti dubbi sulla versione ufficiale. Senza timori reverenziali chiesero se l’elicottero fosse bruciato davvero per una bomba lanciata da un palestinese oppure per un colpo di fucile sparato dei cecchini sul serbatoio e se, come risultò dai colpi sul vetro del secondo elicottero, gli ostaggi non fossero stati uccisi dal “fuoco amico” e non dai palestinesi.

Dopo questo grave episodio Israele, primo ministro Golda Meyer, lanciò l’operazione “Ira di Dio” dando mandato al Mossad di individuare ed eliminare tutti i responsabili di Settembre Nero: una pena di morte da eseguire senza alcun processo e senza alcun confine, in violazione di qualunque integrità territoriale. E il killeraggio non si fermò ai dirigenti di Settembre Nero. Furono assassinati numerosi e importanti dirigenti palestinesi sempre etichettati, per giustificarne l’eliminazione, come terroristi. Ad esempio Wa’Il Zu’Aiter esponente dell’OLP, assassinato a Roma il 16 ottobre 1972, era estraneo a Settembre Nero e contrario al terrorismo. Anche Basil Kubaisi, assassinato a Parigi il 6 aprile 1973, era un esponente del Fronte Popolare della Palestina ma non era legato a Settembre Nero.

L’obiettivo principale del Mossad però era Ali Hassan Salameh, figura di spicco e membro importante di Forza 17, struttura militare che garantiva protezione al leader Yasser Arafat e ai membri dell’Autorità Nazionale Palestinese, la cui partecipazione all’attentato di Monaco è sempre stata esclusa dai dirigenti di Settembre Nero. Nella fretta di ucciderlo gli agenti del Mossad compirono un tragico errore e a Lillehammer in Norvegia fu assassinato il cittadino marocchino Ahmed Bouchikhi, sposato con una donna norvegese, fratello del musicista Chico Bouchikhi, fondatore del gruppo dei Gipsy Kings. Era solo colpevole di assomigliare fisicamente a Ali Hassan Salameh. Oltre allo scambio di persona gli agenti del Mossad compirono alcuni passi falsi che permise ai Servizi norvegesi di individuarli e arrestarli.

Mentre oggi si metabolizza tutto senza reazione, all’epoca il caso fece un tale scalpore internazionale che Golda Meyer dovette interrompere il progetto “Ira di Dio”. Esso però fu ripreso, anni dopo, dal primo ministro Menachem Begin, che rilanciò l’operazione nel suo complesso, e in particolare contro Ali Hassan Salameh, anche per compromettere il processo di avvicinamento tra l’OLP e gli USA nel periodo dell’Amministrazione di Jimmy Carter (in questa operazione Salameh era un punto di riferimento importante) Fu posizionata un’autobomba, ad alto potenziale, sotto casa di Salameh a Beirut. L’esplosione uccise Ali Hassan Salameh, le guardie del corpo e quattro passanti.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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3 Comments on “Il terrorismo dimenticato di Israele”

  1. Alla fine chi di spada ferisce di spada perisce .non è ancora finita purtroppo “vedi la guerra al popolo palestinese da parte d’Israele”

  2. Tutto giusto, tutto bello, ma se andiamo indietro di 100 anni, non dimentichiamo il terrorismo dell’altra parte, non solo palestinese, ma araba e/o islamica. Come mai dall’Africa settentrionale all’Iran non ci sono più le comunità ebraiche millenarie?

  3. Se ci dovesse essere un dato preciso o almeno una stima, quanti attentati terroristici ha compiuto Israele nella sua storia?

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