L’anno che finisce e quello che verrà

Sta per andarsene un anno orribile. Come pochi altri nella vita della mia generazione, con il succedersi di guerre, disastri ambientali, aumento delle diseguaglianze, violazione dei diritti umani, indebolimento della democrazia. Che fare dunque? Tenere la barra dritta, non accettare aggiustamenti e compromessi al ribasso e continuare, nonostante tutto, a volere la luna.

Una tregua: almeno a Natale

L’annuncio del Natale può inceppare anche le macchine belliche più poderose. È accaduto nella storia, può accadere ancora. Un cessate il fuoco temporaneo può persuadere i contendenti a metter in atto ulteriori riduzioni delle ostilità, in modo da alleviare le inaudite sofferenze dei civili vittime incolpevoli di un conflitto fratricida. Questo chiede un appello di ex diplomatici e di varie personalità.

Se le Assemblee parlamentari chiamano alla guerra

Il 23 novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che definisce la Russia «Stato sostenitore del terrorismo e che fa uso di mezzi terroristici». Vero il fatto, ché ogni guerra è una forma di terrorismo alla massima potenza, la risoluzione, mai adottata in casi analoghi, è, in realtà, una forzatura politica perché allontana ogni possibilità di un’intesa di pace (impossibile con uno “Stato terrorista”).

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”

“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del regista Edward Berger (terzo adattamento cinematografico del romanzo di Remarque), in questi giorni nelle sale, ci dice della stupida follia delle guerre. E ci parla della pace della natura. Peccato che la guerra sia anche nei confronti della natura. Siamo dentro la terza guerra mondiale, quella contro l’ambiente. Nessuno, uomo, animale o pianta, può dirsi tranquillo.

Pace: non c’è posto per indifferenti o neutrali

A Roma ho rivisto i semi di un altro mondo possibile. L’ho pensato vedendo sfilare un drappello di suore con le mascherine o gli scout dietro spezzoni di Cgil e prima degli attivisti di Emergency, Libera e Legambiente, insieme a quel mondo delle ONG che solca il mare nostrum per salvare vite umane costrette a fuggire dalle loro terre, da guerre e carestie, da odio e fame. Un nuovo viaggio è cominciato.

Ucraina. L’estensione della guerra alla Crimea e il silenzio della comunità internazionale

Dopo otto mesi di guerra non ci sono avvisaglie di tregua. Anzi. Mentre la Russia riprende a bombardare Kiev e le sue infrastrutture elettriche, l’Ucraina colpisce in Crimea, attaccando la flotta russa a Sebastopoli e passando così, a sua volta, dalla resistenza contro l’invasione a una guerra di aggressione. Siamo proprio sicuri che, per fermare la guerra, non debba intervenire la comunità internazionale.

Di nuovo in piazza il popolo della pace

Cessate il fuoco subito, negoziato per la pace, mettiamo al bando tutte le armi nucleari, solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre: con queste parole d’ordine il popolo della pace ritorna nelle piazze di tutta Italia dal 21 al 23 ottobre e, poi, a Roma il 5 novembre. Di fronte all’inerzia e alla complicità dei governi la parola passa alle donne e agli uomini di buona volontà.

Informazione e pensiero unico alla prova della guerra

In un sistema dell’informazione teso alla costruzione unidirezionale dell’opinione pubblica le reti televisive di Stato hanno un ruolo di primo piano. Impressionante in questo senso è stata una recente trasmissione di Bruno Vespa che ha aggiunto alla consueta propaganda bellica il superamento dell’ultima frontiera, legittimando persino l’uso di armi nucleari, purché “tattiche”.

Il sentiero della pace in San Paolo

Anche in questa stagione di guerra la pace sembra essere un’aspirazione condivisa. Eppure, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi di molti il sentiero della pace è lontano anni luce. A spiegarne il perché sono parole antiche di Isaia e di Paolo secondo cui quel sentiero è inconoscibile dalla ragione, strutturata sulle categorie dell’intelletto, e richiede di percorrere la via dell’agàpe o dell’amore.

Quando il baratro si avvicina la pace diventa possibile

Putin ha perso la guerra e come tutti i tiranni sa che lo aspetta il tradimento dei suoi e la solitudine. Zelensky non l’ha ancora vinta. Ora chi sostiene i due nemici dovrebbe imporsi per evitare l’uso dell’atomica. È nel momento in cui più si avvicina il baratro, irrimediabile, talmente profondo che non riusciamo nemmeno a misurarlo, che la pace diventa possibile.