L’Italia ripudia il conflitto

Le proteste che incendiano Francia e Israele sono, nel nostro Paese, inesistenti e addirittura inimmaginabili, pur in presenza di una situazione sociale e politica per molti versi analoga. Sarà la sfiducia nella politica o lo sfarinamento della società civile o la reciproca frattura tra istituzione e protesta sociale. Ma certo viene spontaneo dire che l’Italia, affascinata dalla guerra, ripudia il conflitto interno.

Migranti: la guerra dei ricchi contro i poveri

“La guerra invisibile”, ultimo libro reportage di Maurizio Pagliassotti sulle migrazioni è un pugno nello stomaco. Con una conclusione che non lascia dubbi: «L’Italia e l’Europa, mi appaiono in questo settembre 2022 lanciate verso un futuro fatto sempre più di rancore mal represso, perché la guerra alla povertà è stata soppiantata dalla guerra ai poveri». È questa la guerra mondiale: quella dei ricchi contro i poveri.

La guerra in Ucraina, le responsabilità dell’Occidente

La politica e i media occidentali continuano a presentare la sciagurata avventura militare di Putin in Ucraina come la follia di un novello Hitler, deciso a soggiogare l’Europa. Non è così, come dimostra un recente saggio dello storico americano Benjamin Abelow. L’invasione dell’Ucraina, ingiustificabile e criminale come tutte le guerre, è stata la prevedibile risposta a 30 anni di provocazioni USA e NATO.

Iraq. 20 anni senza un perché e la menzogna democratica

L’invasione americana e inglese dell’Iraq del 20 marzo 2003 si basava su prove false. Ora lo sappiamo. Una propaganda avvelenata e menzognera ci corruppe. Siamo entrati da allora in una epoca di dissoluzione. Quella guerra ha distrutto molto, uomini sentimenti valori, non siamo stati in grado di ricostruire granché. E dopo venti anni siamo di nuovo in guerra. Incapaci di distinguere ormai verità e bugie.

Come ci hanno defraudato dell’avvenire

Nel 1989 il treno della Storia era stato messo su un binario che correva verso un avvenire luminoso. Ma quell’avvenire è tramontato nell’arco di una generazione. Non per il naturale svolgimento delle vicende umane, bensì per scelte degli architetti dell’ordine mondiale che ci hanno derubato del futuro e ci hanno fatto precipitare in questa condizione di guerra, dalla quale non riusciamo a uscire.

Come ti smaltisco il surplus: con la guerra

“Finché c’è guerra c’è speranza” titolava un vecchio film. E di guerre ce ne sono sempre state tante. Anche negli ultimi settant’anni. Qualcuna desta il clamore dei media, altre, la maggioranza, sono misconosciute. Ma tutte hanno un ruolo nel processo di eliminazione del sovra prodotto. Perché le armi sono merci pregiate: fabbricarle e venderle è un affare ma ancor più lo è accumularle per poi sostituirle con altre.

Elly Schlein e la realtà del Partito democratico

Elly Schlein è il meglio del ceto politico italiano e, in ogni caso, del Pd, ma basterà? Il problema aperto non sta tanto nelle sue capacità, nelle sue buone intenzioni, nei valori progressisti che porta con sé: il tema è piuttosto la sua probabilità di successo nel riformare il Partito democratico. L’impresa è, a dir poco, ardua e quelle probabilità sono molto basse. Ovviamente una smentita sarebbe gradita.

L’orologio della guerra e le luci della pace

La guerra in Ucraina prosegue senza che se ne veda la fine per responsabilità molteplici. Il costituzionalista Antonio Cantaro le ripercorre in un recente libro (“L’orologio della guerra, chi ha spento le luci della pace”) che ha il pregio di guardare anche al dopo con l’auspicio, tratto da “La pace perpetua” di Immanuel Kant che, nel mondo, un assetto multipolare sostituisca le vocazioni a una “monarchia universale”.

Dov’è la vittoria?

Tutti, nel campo occidentale, stanno cantando in coro appassionatamente l’inno alla guerra in corso invocando la vittoria. Quando più Nazioni si affacciano sul palcoscenico della storia e si agitano invocando la vittoria vuol dire che la pace non è a portata di mano. La storia ci insegna che la mitologia della vittoria non porta bene. Soprattutto non porta né la pace, né la giustizia.

«Proletari di tutti i paesi unitevi», oggi

L’unità dei lavoratori a livello internazionale è l’unico scudo contro lo strapotere delle multinazionali, che mette i poveri in contrasto tra di loro e produce le guerre tra gli Stati. La Fiom l’ha detto con chiarezza nel suo congresso rivendicando la scelta di non schierarsi con uno degli eserciti oggi in campo ma con i popoli ucraino e russo, cioè contro la guerra. È auspicabile che diventi una scelta di tutti i sindacati.