La guerra come mestiere: i mercenari nel mondo

Dalla Blackwater Academi Usa al Gruppo Wagner russo, sono sempre di più i mercenari utilizzati nei vari contesti di guerra. Si tratta di soldati privati, dipendenti di società di sicurezza o di associazioni armate. Nel tempo queste organizzazioni paramilitari sono diventate delle vere e proprie forze armate parallele, utilizzate dalle superpotenze per gestire i conflitti nei casi in cui non vogliono o non possono usare i propri soldati.

La cultura in trincea

La trincea, evocata in una traccia dell’esame di maturità, ha oggi significati opposti: camminamento scavato sul fronte di una guerra anacronistica e linea di resistenza contro la strumentalizzazione della cultura a fini di parte. È quest’ultima accezione che dobbiamo coltivare, memori che la lezione della storia impone di resistere durante i periodi bui nonostante l’arrivo dei nuovi “dominatori”.

Mettete dei fiori nei vostri cannoni!

Dopo 500 giorni la guerra in Ucraina ha perso tutti i suoi obiettivi: si sono rivelati irrealizzabili sia gli obiettivi di Putin (sottomettere l’Ucraina), sia quelli del Governo ucraino (recuperare i territori persi nel 2014), sia quelli dell’Alleanza occidentale (infliggere una sonora sconfitta alla Russia). La guerra è diventata un massacro che si autoalimenta. Ora basta! Torniamo a gridare: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni!».

Ucraina: chi ha stracciato una pace possibile?

A fine marzo 2022 la pace, in Ucraina, era a un passo. Le trattative di Istanbul avevano portato a un accordo per il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev, la fine dei combattimenti e la neutralità dell’Ucraina. L’accordo, sottoscritto dai capodelegazione e ora noto, restò allora segreto e venne presto stracciato: a quanto è dato sapere, per l’intervento di Usa e Regno Unito e nel silenzio complice dell’Europa.

Capire: il ruolo (dimenticato) dell’intellettuale

Per il pensiero dominante “spiegare è già giustificare”. Così, con riferimento alla guerra in Ucraina (come in passato di fronte ad alcuni attentati islamici), chi esce dal coro e prova a ragionare è coperto di contumelie. Accade, in questi giorni, a Moni Ovadia. È un atteggiamento tanto facile quanto fallace. Perché il compito dell’intellettuale è quello riassunto nel motto di Spinoza: «Non ridere, non piangere, ma capire».

Come le parole costruiscono la realtà

Le guerre hanno come complemento immancabile l’attivazione, da parte delle minoranze al potere, di meccanismi diretti a influenzare l’opinione pubblica. Non c’è solo la propaganda bellica esplicita. Ancor più conta il ricorso a parole ed espressioni suggestive perché sempre più, come è stato scritto, il linguaggio non rispecchia la realtà, ma piuttosto crea una realtà.

Guardare negli occhi il colore della sconfitta

La sconfitta della sinistra ha una dimensione europea: anche per questo è illusorio pensare che bastino dei cambiamenti di leadership nazionali per invertire la tendenza. Intanto, la guerra incombe con effetti profondi sul vissuto delle persone e sugli scenari politici. Possibile che i socialisti e i democratici europei non mettano in agenda una riflessione comune sulla crescente inadeguatezza della loro offerta politica?

Il pacifismo di Albert Einstein

Lo scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmun Freud sul “perché la guerra?”, del luglio-agosto 1932, aiuta a riflettere sul tragico ritorno della guerra in Europa e sul suo necessario superamento. Il pensiero di Einstein è chiaro: la logica della guerra non si supera con statuizioni giuridiche, ma costruendo mezzi alternativi per la risoluzione dei conflitti, cioè preparando la pace.