Palestina: il sonno del diritto genera mostri

Il diritto internazionale non basta a risolvere le controversie tra i popoli. Ma la sua violazione le alimenta e le aggrava. Da decenni Israele, con la copertura della Comunità internazionale, ignora le risoluzioni dell’Onu che le impongono il ritiro dai territori palestinesi occupati. Ciò ha generato una spirale di violenza efferata e distruttiva da entrambe le parti e si è ritorto contro lo stesso Israele.

La Palestina tra empietà e disperazione: restare umani

Ci sono, nella tragedia della Palestina, due evidenze: l’empietà dell’azione rivendicata da Hamas e la disperazione di un popolo oppresso, colpevolmente ignorata dalla comunità internazionale. Dire che alla radice dell’empietà c’è la disperazione degli oppressi vuol dire rendere i fatti alla loro complessità, senza il determinismo della causalità né il riduzionismo del fatto a un semplice fermo immagine.

Palestina: guerra o terrorismo?

L’efferato attacco di Hamas in territorio israeliano è, per le sue modalità e i suoi destinatari indifferenziati, un atto terroristico. L’apartheid e le violenze di Israele, che pure ne sono all’origine, non ne cambiano la natura. Ma a un atto terroristico si risponde con il diritto, identificando e perseguendo i responsabili, e non con missili e bombardamenti, che provocano morte e terrore tra le popolazioni civili.

Le elezioni europee senza l’Europa

L’Europa e i suoi 27 Stati, benché afflitti da stagnazione economica, disoccupazione, crescita della povertà, deperimento del welfare, mancanza di passione democratica, insistono nelle ricette degli ultimi 40 anni che hanno portato all’attuale mancanza di futuro. Ci sarebbe di che discuterne nella prossima campagna elettorale, che si profila invece come semplice occasione per regolamenti di conti tra classi dirigenti.

Alice Winn, In memoriam (Garzanti, 2023)

L’orrore della prima guerra mondiale irrompe nella vita degli studenti di un college inglese, in particolare in quella di Gaunt, che si arruola per primo, e in quella di Sidney, che per amore lo raggiunge al fronte. Due diciottenni che crescono troppo in fretta nella polvere e nel sangue della trincea, che tengono viva la fiamma della poesia e della bellezza nonostante il mondo attorno esploda.

L’Ucraina e i doni insanguinati del “dottor Morte”

Le voci su un disimpegno degli Stati Uniti dalla guerra, anche alla luce dello stallo della controffensiva di Kiev (refrattaria a un’escalation destinata ad aumentare il numero dei propri morti), sono state smentite, nei giorni scorsi. Il segretario di Stato americano Blinken, novello dottor Morte, ha, infatti portato a Kiev nuovi aiuti (comprensivi di cluster bomb e di bombe a uranio impoverito) per intensificare la guerra.

Ucraina: cessate il fuoco. Subito

La domanda ai pacifisti è incalzante: voi che fareste, ora che l’Ucraina è stata invasa? Semplice. Bisognava assumere, come Europa, un ruolo pacificatore, agendo da subito per fermare i cannoni e mobilitare tutte le risorse diplomatiche, dalla Cina al Brasile ai paesi africani, per trovare una via d’uscita dal conflitto. L’Unione non lo ha fatto praticando una sorta di suicidio politico. Ma non è mai troppo tardi.

La politica e le parole violentate

«Il salario minimo per legge rischia di peggiorare la situazione dei lavoratori». Questa la paradossale parola d’ordine ripetuta all’unisono dalla presidente del Consiglio e dalla maggioranza. A dimostrazione che il senso e la razionalità delle parole e dei concetti non hanno più alcun rilievo mentre ciò che importa è la loro immissione nel dibattito pubblico e la loro ripetizione ossessiva.

Disertori!

In una cantina di Tbilisi come in una periferia del nostro Paese renitenti alla leva russi e ucraini discutono e raccontano le loro storie. Quello della diserzione è uno dei temi meno raccontati della guerra in Ucraina. Eppure non si tratta di un fenomeno marginale. Sono decine di migliaia i giovani russi e ucraini che hanno lasciato i loro paesi per evitare di finire sotto le armi: un piccolo esercito di refrattari.

Pulizia libraria in Ucraina

La guerra porta con sé, in Ucraina, una drastica “pulizia libraria”: sono banditi i libri scritti da cittadini russi ed è vietato diffondere opere di musicisti russi. Il presidente della sottocommissione per l’Informazione del Parlamento, ha fatto sapere che a fine 2022 già 19 milioni di libri erano stati eliminati e che, “a regime”, dovranno esserne eliminati 200 milioni! Certo non si difendono così la democrazia e le libertà.