Rimettere a fuoco la Cina, oltre gli stereotipi

Un recente libro di Pino Arlacchi (“La Cina spiegata all’Occidente”) rimette in fila dati e prospettive, sottraendo la Cina agli stereotipi del dibattito occidentale. Si intrecciano, così, visioni del mondo e questioni come il funzionamento del potere politico e del sistema economico, la lotta alla povertà, la selezione della classe dirigente e via elencando. L’immagine che ne risulta è assai diversa da quella che ci viene raccontata.

Tornare a parlare del Mezzogiorno

La “questione meridionale”, un tempo al centro delle attenzioni delle forze politiche progressiste è scomparso dall’agenda di ogni partito. Eppure il Mezzogiorno ha le potenzialità per divenire un polo di ricerca e di produzione per filiere industriali strategiche, per aiutare a percorrere meglio e più velocemente la transizione energetica, per contrastare il declino anche demografico del Paese.

Ve la do io la progressività fiscale!

L’ultima finanziaria acuisce il modello di fiscalità regressiva in atto da tempo, perseguito dai governi di ogni colore. Il fisco “capovolto” pesa sempre meno sui ricchi e sempre più sui poveri, che perdono due volte: pagano, in proporzione, di più e hanno sempre meno diritti. Una sinistra degna di questo nome deve porre al centro del dibattito il principio costituzionale di progressività del sistema tributario, inteso come strumento per limitare le disuguaglianze.

Argentina. Perché ha vinto Milei?

Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato. Contro le previsioni, il partito del presidente Milei ha vinto con il 40,84% dei voti moltiplicando la sua rappresentanza parlamentare. Le ragioni sono molte: l’intervento a piedi giunti degli Stati Uniti, il malgoverno precedente, la divisione e la mancanza di un progetto dell’opposizione, un voto giovanile sedotto dal populismo di Milei.

Che fare se chi dovrebbe farlo non lo fa?

I problemi economici del nostro paese sono enormi. Eppure la sinistra istituzionale (il Partito democratico e Sinistra italiana) non hanno una linea di politica economica, anzi non se ne occupano nemmeno. Neppure le questioni del conflitto con l’Europa e della devastante assenza di una seria imposta patrimoniale sollecitano proposte precise. È tempo che anche intellettuali ed economisti si sporchino le mani con la politica.

Per un bilancio critico del neoliberismo

Tramite una vera e propria rivoluzione politica e sociale, sia pure apparentemente incruenta, sul finire degli anni Settanta del secolo scorso si è affermata, imposta dall’alto, una nuova visione generale del mondo. Essa ha demolito in un decennio, o poco più, lo Stato sociale keynesiano, egemonico nel trentennio precedente, istituendo via via, in forme sempre più compiute, una sovranità globale di mercato.

La fisica, l’economia e i comportamenti umani

Il metodo scientifico evidenzia l’impossibilità dell’economia della crescita competitiva, ma nello stesso tempo le tecnologie, ognuna concentrata su un campo molto specifico e limitato, si sviluppano fornendo gli strumenti per procedere al galoppo verso l’insostenibilità e verso un collasso globale. Insomma: il dr. Jekyll è uno scienziato, ma le decisioni continua a prenderle mister Hyde. E la politica da che parte sta?

Russia: l’economia tiene, nonostante la guerra

L’andamento dell’economia russa, dopo il crollo dell’Urss e i disastrosi anni di Eltsin, può essere, con l’avvento di Putin, suddiviso in tre fasi: sino al 2008, un periodo di grande sviluppo; dal 2008 alla guerra con l’Ucraina, una fase caratterizzata da alti e bassi, con una crescita più ridotta; infine il periodo dal 2022 ad oggi, con un boom economico, ma, in prospettiva, con alcuni problemi congiunturali e strutturali.