Ugo Zamburru, psichiatra , è appassionato di America latina, di persone, di libertà e di solidarietà. È stato inventore e instancabile animatore, per oltre dieci anni, del Caffè Basaglia, crocevia e luogo di incontro per chi, a Torino e non solo, sogna un mondo diverso e si impegna per realizzarlo.
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È il 1984 e i pazienti rimasti nell’ospedale psichiatrico di Grugliasco vagano in condizioni di confusione. Fino a che arriva Paolo Henry, morto pochi mesi fa, primo psicologo chiamato a dirigere un manicomio. Henry responsabilizza tutti e riesce nella missione impossibile di rendere i “matti” protagonisti della loro vita.
L’OMS calcola in 300 milioni i depressi nel mondo e in 60 milioni i bipolari. L’uso degli psicofarmaci, intanto, aumenta a dismisura tra gli adolescenti. L’abuso e la bulimia diagnostica sono il portato di un disagio sociale spesso considerato una patologia da trattare chimicamente, invece di affrontarlo creando condizioni di vita migliori.
Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato. Contro le previsioni, il partito del presidente Milei ha vinto con il 40,84% dei voti moltiplicando la sua rappresentanza parlamentare. Le ragioni sono molte: l’intervento a piedi giunti degli Stati Uniti, il malgoverno precedente, la divisione e la mancanza di un progetto dell’opposizione, un voto giovanile sedotto dal populismo di Milei.
L’Argentina è in ginocchio, stremata dalle politiche economiche, sociali e ambientali del Governo Milei. Per distogliere l’attenzione degli argentini, si ricorre alla creazione di un nemico interno: il popolo Mapuche, già oggetto di prevaricazioni e spoliazioni continue. La testimonianza di una carovana che ha attraversato la Patagonia.
Claudia Sheinbaum è il nuovo presidente messicano, in continuità con il predecessore Amlo. Gli ambienti progressisti hanno accolto con favore la sua vittoria: prima donna al governo del Paese, amministratrice sperimentata a Città del Messico, coartefice di una politica economica che ha ridotto la povertà. Ma non mancano le incertezze.
Da sette anni esistono in Argentina dei collettivi di figlie e figli di militari torturatori che si sono ribellati ai padri e, dopo dolorosi percorsi individuali di avvicinamento alla verità, li hanno disconosciuti. Altrettanto accade in diverse parti del mondo. Perché mancano storie di italiani che hanno ripudiato i genitori fascisti autori di gravi crimini?
Javier Milei, il Trump dell’America Latina, liberista sfrenato e nostalgico della dittatura militare, è il nuovo Presidente dell’Argentina. Hanno votato per lui la destra tradizionale e i militari ma anche i giovani e la classe media impoverita. È una disfatta per la sinistra e la parabola di una crisi non solo argentina.
Il nuovo presidente dell’Ecuador è l’imprenditore Daniel Noboa, campione del liberismo. È una vittoria della destra ma, prima ancora, è la sconfitta della sinistra e della sua espressione, il correismo, rivelatosi incapace di dare risposte adeguate sui temi dell’ambiente, del lavoro, della valorizzazione delle minoranze.
Negli anni Sessanta nel mondo soffiavano impetuosi venti di cambiamento, alimentati dalla rivoluzione cubana che nel 1959 aveva spodestato il dittatore Fulgenzio Batista e parlava di socialismo, di giustizia sociale, di un mondo diverso e migliore. Il golpe cileno dell’11 settembre 1973 fu una delle reazioni degli Stati Uniti, insofferenti ai cambiamenti in atto in quello che consideravano il proprio “giardino di casa”.
La sorprendente vittoria, nelle primarie presidenziali argentine dell’11 agosto, del leader anarco-capitalista Javier Milei, è assai preoccupante. Il programma di Milei, infatti, non solo è ispirato al liberismo più estremo ma prevede restrizioni ai diritti fondamentali, l’abbattimento di ogni residuo di Stato sociale e una crescita di potere di esercito e militari. E, in un paese fiaccato dalla crisi, le reazioni sono, per ora, deboli.