Argentina. Perché ha vinto Milei?

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Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato, con lo scopo di riassegnare la metà dei componenti della Camera dei Deputati e un terzo dei componenti del Senato. La Libertà Avanza (Lla), il partito del presidente Milei, ha vinto con il 40,84% dei voti, mentre la coalizione peronista Fuerza Patria si è fermata al 24,5%. A seguito di tali risultati Milei conta su 64 deputati contro i 31 dei peronisti. Tale risultato appare sorprendente rispetto alle attese della vigilia e dopo le elezioni della Provincia di Buenos Aires del settembre 2025, nelle quali il candidato peronista Alex Kiciloff aveva vinto con il 46,8% a fronte del 33,8% di Lla, risultato che era stato interpretato come l’inizio della fine di Milei e del suo progetto iper liberista.
Attraverso la voce di tre attivisti argentini, Nicolas Rapetti (sottosegretario nazionale ai Diritti Umani nel precedente Governo peronista) e Julio Santucho (già membro di spicco, durante la dittatura, dell’Erp, l’esercito rivoluzionario del popolo durante la dittatura), coadiuvato dalla figlia Florencia, ho provato a fare luce su quanto avvenuto. Siamo partiti da quattro domande: 1) perché Milei ha vinto?; 2) quale è stato il suo bacino elettorale?; 3) quali sono le conseguenze a breve termine?; 4) qual è lo stato di salute dell’opposizione?; 5) come sta economicamente l’Argentina?

1. Perché Milei ha vinto?

Rapetti. I fattori principali che hanno portato alla sua vittoria sono tre. Anzitutto, l’appoggio incondizionato di Trump, che ha dichiarato che se Milei avesse perso avrebbe congelato il promesso aiuto di 20 miliardi di dollari e che si è spinto sino ad acquistare dei pesos argentini (una delle monete più deboli in circolazione) in dollari per evitare la svalutazione ulteriore della moneta nazionale: le famiglie, indebitate e spaventate, sono rimaste terrorizzate dall’idea di una nuova crisi economica e sociale. In secondo luogo, la vittoria dei peronisti nelle elezioni provinciali di settembre ha compattato il fronte antiperonista che da sempre in Argentina raggiunge il 40% circa. Il terzo fattore è una certa stabilità raggiunta dall’Argentina sotto la presidenza di Milei, che ha ridotto l’inflazione, passata dal 200% al 31%, sia pure a prezzo di tagli drammatici a pensioni, e salari e di licenziamenti a tappeto di dipendenti pubblici: l’economia familiare è più prevedibile con questi tassi di inflazione e c’è meno il rischio di aumenti di tutti i generi anche di prima necessità nell’arco addirittura di una giornata se non di ore.
Julio e Florencia Santucho. È vero quel che dice Rapetti. La relativa stabilità economico/finanziaria e il calo dell’inflazione, seppur raggiunti con l’abbattimento dei tre pilastri del welfare (sanità, scuola e pensioni) e di massicci licenziamenti, hanno garantito alle famiglie una possibilità di organizzare la vita domestica. E, per altro verso, il fronte antiperonista, quando si compatta, raggiunge da sempre, in Argentina, il 40% della popolazione; il suo consenso, poi, si è acuito quando il peronismo si è personalizzato nella figura di Cristina Kirchner e della Campora, organizzazione che ha accentrato il potere e radicato una sorta di clientelismo nell’occupare i gangli vitali dello Stato. Ma il fatto più rilevante è stato la discesa in campo di Trump. Come diceva Rapetti, a inizio ottobre gli Stati Uniti sono intervenuti sul mercato dei cambi argentino acquistando direttamente pesos e aprendo una linea di credito da 20 miliardi con la banca Centrale argentina, dando così ossigeno al paese che era in grave difficoltà nonostante il finanziamento da 20 miliardi di dollari ottenuto ad aprile dal Fondo Monetario Internazionale, di cui ne rimanevano solo più 13. Il Governo Trump, inoltre, ha acquistato moneta per un totale di 400 milioni di dollari, rafforzando il peso dello 0,6%, operazione che gli Stati Uniti non facevano dal 1996 in nessun altro paese. Tutto ciò benché gli agricoltori statunitensi fossero in agitazione perché superati dall’Argentina, per via dei dazi, nella vendita di soia alla Cina. In questo modo Trump ha mandato un messaggio ai leader sudamericani a lui ostili cercando di contrastare la sempre maggiore influenza della Cina sul continente e garantendosi minerali come il litio e l’uranio di cui l’Argentina è ricca, ma che prima dell’arrivo di Milei venivano commerciati prevalentemente con la Cina. Così si è verificato un cambio di atteggiamento dell’Argentina che si era sempre distinta per un forte sentimento antiamericano.

2. Quale è stato il bacino elettorale di Milei?

Rapetti. I giovani, specie quelli meno politicizzati si sono mobilitati in forze per sostenere Milei. Occorre tenere conto che alle ultime elezioni ha votato il 67% degli aventi diritto, di gran lunga la percentuale più bassa dal ritorno della democrazia nel 1983. Le esperienze negative degli ultimi due governi (Macri della destra tradizionale e poi Anibal Fernandez, peronista) hanno fatto perdere la fiducia nel fatto che il voto possa cambiare la situazione economica e sociale.
Julio e Florencia Santucho. Il primo bacino elettorale è stato certamente l’antiperonismo, alimentato dalla crescente sfiducia nel peronismo e nella destra liberale tradizionale, con il fallimento politico, sociale ed economico degli ultimi due governi, che ha determinato un astensionismo record, favorendo Milei che sa parlare alla pancia degli argentini, alla loro rabbia più che indicare una reale progettualità. Ciò, inoltre, ha attirato il voto giovanile. Lo stile comunicativo di Milei, con la motosega, gli insulti alla casta e il linguaggio estremo è in linea con le modalità social, ed è molto impattante con le nuove generazioni, soprattutto quella parte di giovani ambiziosi disposti a tutto pur di fare carriera e denaro.

3. Quali sono le conseguenze a breve termine della vittoria di Milei?

Rapetti. I mercati si sono tranquillizzati, quindi l’Argentina può continuare a indebitarsi chiedendo prestiti, non solo con il Fondo Monetario Internazionale ma anche con il Governo Usa. La stabilizzazione del costo del dollaro è fondamentale perché in Argentina molte transazioni, dalle più semplici a quelle più complesse (per esempio l’acquisto di una casa), sono fatte in dollari. Stabilire il valore in dollari è fondamentale perché a fronte di una svalutazione come quella che aveva raggiunto il peso e che aumentava di giorno in giorno non era possibile fare un prezzo con la moneta nazionale, data la perdita di valore d’acquisto. Nel lungo periodo questo modello, che è lo stesso che ha prodotto il dissesto dei governi di Menem e poi di Macri e che aveva determinato la crisi con default del 2001, sfocerà in una ennesima crisi economica. Dopo un breve idillio anche questo Governo, con le sue politiche ultraliberiste ci porterà al crac finanziario e sociale. L’unico modo per sostenere questo modello è l’ingresso di dollari che possano garantire il controllo dell’inflazione e mantenere a livelli sufficienti le riserve in dollari dello Stato. Non dimentichiamo i capitali speculativi di origine estera che immettono dollari che non sono usati per il welfare o la produzione, ma esclusivamente per la finanziarizzazione dell’economia e i cui guadagni vengono portati all’estero.
Julio e Florencia Santucho. A breve termine ci sarà una stabilità finanziaria per la rassicurazione che hanno avuto i mercati internazionali e diminuirà ulteriormente il valore del dollaro rispetto al peso, ma poi la deregulation del mercato, l’assenza di una riforma del lavoro e i tagli al welfare determineranno una nuova crisi. Si parla di aumentare le ore lavorative, come sta succedendo in Grecia, portandole fino a 13 ore al giorno con le immaginabili conseguenze. La classe media, tradizionalmente antiperonista, è contenta: per effetto del rafforzamento del peso può viaggiare e sentirsi meno in balia dell’inflazione, ma ricorda l’effetto della cosiddetta Plata dulce dell’epoca di Menem, quando a un periodo di benessere legato alla dollarizzazione e quindi a un rafforzamento artificiale e forzato del peso seguì una crisi strutturale sfociata nel default del 2001. Inoltre non bisogna trascurare quelli che saranno gli effetti della rottura economica con la Cina.

4. Qual è lo stato di salute dell’opposizione?

Julio e Florencia Santucho. L’opposizione è rappresentata, a livello partitico, dal peronismo, che sta vivendo una grande crisi per la spaccatura tra il Kirchnerismo e il resto del partito. Alle elezioni provinciali di settembre erano affiancati leader peronisti che hanno garantito la vittoria, ma che a livello nazionale si sono sfilati per via di tali divergenze. Fernando Gray, sindaco di Esteban Echevarria, ha ottenuto con la sua lista 78.000 voti, mentre Santiago Cuneo, dell’estrema destra peronista, ma fortemente anti Milei, ne ha ottenuti 116.000. Infine l’imprenditore della carne Alberto Samid con il suo Frente Patriotico Federal si è garantito 74.000 voti. Occorre inoltre considerare il voto straniero, ammesso alle provinciali e non alle nazionali, che ha visto per i non argentini il trionfo con il 57% di Fuerza Patria. Nell’insieme il peronismo ha perso le elezioni nella provincia di Buenos Aires, la più importante politicamente e numericamente, ottenendo 261.000 voti in meno rispetto alle provinciali di aprile, su un totale di 580.000 in meno in tutto il paese, a fronte degli 880.000 in più di Milei.
Rapetti. L’opposizione sta cercando un nuovo leader. Più che su proposte ha basato la sua campagna elettorale sullo screditamento di Milei e del suo partito, sottolineando, per esempio, che il suo candidato per la provincia di Buenos Aires, Luis Espert, ha dovuto rinunciare perché si è scoperto che era finanziato e appoggiato da un narcotrafficante attualmente sotto processo negli Stati Uniti. Senza contare l’accusa di corruzione per la sorella di Milei, Karina, in una faccenda riguardante i farmaci o lo scandalo della Libra, la bitcoin promossa da Milei e che ha fatto perdere soldi agli investitori mentre solo Milei e pochi altri ne hanno beneficiato. Parafrasando Churchill, l’opposizione ha applicato il principio “se il tuo nemico sbaglia, tu non fare nulla e guardalo sbagliare”, anche perché la sua leader, la peronista Cristina Kirchner, non ha potuto candidarsi perché condannata per corruzione… Ma, evidentemente, non è bastato.

5. Come sta economicamente l’Argentina?

Julio e Florencia Santucho. In seguito alla vittoria di Milei il rischio paese dell’Argentina (cioè l’indice che esprime la probabilità che un paese non adempia ai propri debiti nei confronti dei creditori internazionali ed è calcolato sul rapporto dello spread tra il rendimento dei titoli di Stato statunitensi, considerati privi di rischio) è sceso a 621 punti base, trainato dalla ripresa dei titoli di Stato. La vittoria di Milei è stata percepita dal mercato come un segnale di governance e di direzione economica, con la possibilità di accedere nuovamente ai finanziamenti internazionali. L’accesso ai crediti internazionali a tassi competitivi era stato chiuso dall’amministrazione Macri nel 2018, acuendo la crisi economica argentina. Tutto ciò è importante alla luce del fatto che a gennaio l’Argentina deve pagare 4 miliardi di dollari ai creditori esterni e altri 4,4 a luglio. La riduzione del rischio paese a 400 permetterebbe il rifinanziamento delle obbligazioni senza dover pagare in contanti gli obbligazionisti.
Rapetti. Tutto vero, ma, intanto, l’economia è in crisi, c’è recessione, l’inflazione aumenta del 2% mensile, le famiglie non arrivano alla fine del mese e il Governo propone le solite ricette del Fondo Monetario Internazionale con l’idea di aumentare, come in Grecia, le ore lavorative e togliere tutti gli ammortizzatori sociali e le conquiste sindacali. Ora Milei ha la maggioranza dei deputati e potrà far passare le sue proposte, ma ricordo che Macri aveva in mente la stessa ricetta, solo un po’ meno estrema e l’opposizione dei movimenti e dei peronisti che hanno riempito le piazze glielo ha impedito. Penso che accadrà lo stesso ora e che ci saranno grandi mobilitazioni.

Postilla
Alle considerazioni di Nicolas Rapetti, Julio e Florencia Santucho aggiungo una piccola riflessione sul ruolo dell’Intelligenza artificiale in queste votazioni. Già nel 2023 l’Argentina era stata pioniera nell’uso politico della A.I. e ora che le nuove tecnologie creano piattaforme capaci di produrre video e immagini pressoché indistinguibili tra realtà e artificio è chiaro il pericolo di una rappresentazione distorta e manipolata della realtà. Da quasi due anni il Parlamento argentino discute una legge sull’uso della A.I. ispirata alla normativa europea, scontrandosi con Milei che la ritiene una limitazione alla libertà di espressione. Abbiamo assistito a un video in cui l’ex presidente Macri ritirava la candidatura di un’esponente del suo partito invitando a votare Milei, salvo poi la smentita di Macri che ha denunciato l’evento, non prima però che il video raggiungesse milioni di utenti, indirizzandone o influenzandone l’opinione rispetto al voto. La comunicazione politica si è trasformata in un flusso continuo di contenuti amplificati dalla A.I. con l’intento di mantenere il caos, favorendo la rabbia e la velocità a fronte della analisi critica. Questa modalità comunicativa non è solamente un linguaggio politico da campagna elettorale, ma una parte del modello operativo che sta alla base del progetto Milei – velocità, polarizzazione e mistificazione – e che riguarda anche le scelte economiche, come sottolineano molti sociologi argentini. Tra di loro Juan Eugenio Corradi, che spiega come la comunicazione non sia orientata alla comprensione di concetti complessi, né al bene comune, perché novità e urgenza sfavoriscono la riflessione, mentre indignazione e rabbia si diffondono e generano risposte impulsive e più facilmente controllabili perché non portano al cambiamento.

Gli autori

Ugo Zamburru

Ugo Zamburru, psichiatra , è appassionato di America latina, di persone, di libertà e di solidarietà. È stato inventore e instancabile animatore, per oltre dieci anni, del Caffè Basaglia, crocevia e luogo di incontro per chi, a Torino e non solo, sogna un mondo diverso e si impegna per realizzarlo.

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