Nata nelle Ande settentrionali del Perù nel 1991, Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez arriva a Torino a otto anni per raggiungere la madre emigrata. Studia Storia dell’Arte e Antropologia culturale, poi torna in Perù, dove ritrova la nonna Adela e la sua voce inesauribile. Da quell’incontro nasce questo libro.
“Occhi foresta” è un’opera che si muove su più piani contemporaneamente: è racconto familiare, esplorazione di un’identità sospesa tra due mondi e ritratto corale di donne che hanno trovato nel legame con la terra e con la parola tramandata la forza per reinventarsi. Al centro c’è Adela, figura capace di assorbire la vita – il dolore di un matrimonio non corrisposto, la solitudine della maternità, le aspettative di una comunità – senza mai smettere di essere se stessa. Non una vittima, non un’eroina: una donna che ha imparato a trasformare la perdita in sapere e il sapere in racconto. Attorno a lei si dispongono altre figure femminili, ciascuna portatrice di una resistenza silenziosa ma tenace. L’autrice le dissotterra con la pazienza e la cura dell’archeologa – il nonno Octavio scavava la terra in cerca di manufatti preispanici, lei scava la memoria in cerca di identità – e restituisce al lettore un’immagine di resilienza che non ha nulla di consolatorio: è ruvida, contraddittoria, radicata nella fatica quotidiana. La scrittura accompagna questo movimento con una voce che sa farsi melodiosa anche nel dolore, e in cui il confine tra realtà e dimensione mitica – i duendes, la curandera, i sogni che parlano – rimane deliberatamente poroso. Una piccola opera necessaria, capace di dire cose grandi con misura.

segnalazione di
Filippo Scisciani
libraio di Binaria
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