Sara Curtis ha un fisico possente, un viso da ragazzina e un sorriso permanente. È alta 180 cm, potrebbe benissimo fare l’attrice, potrebbe interpretare una super eroina che sconfigge la malavita. Per nostra fortuna è una campionessa di nuoto. Negli ultimi giorni, partecipando ai campionati europei, ha vinto una medaglia d’oro nei 50 metri dorso battendo anche il record mondiale, una medaglia di bronzo nei 50 stile libero e una d’argento nella 4x100 stile libero. Non mi perdo una sua intervista, tifo per lei (che parla indifferentemente italiano e inglese) che adora i suoi genitori, mamma Helen (nigeriana) e papà Vincenzo (italiano). Hanno creato il “Team Curtis”, unici componenti Helen e Vincenzo.
L’Italia sta cambiando in meglio anche per merito di alcune campionesse, penso a Paola Egonu (pallavolo), Miriam Sylla (pallavolo), Kelly Doualla (velocista) e Sara Curtis (nuotatrice). Ne avrò dimenticate altre, non sono un esperto. Queste ragazze, tutte giovanissime, hanno un merito enorme, sono intelligenti, hanno un’ottima cultura, non si intimidiscono minimamente durante le interviste, alcune loro risposte e affermazioni sono imbattibili. Perché solo donne? E gli uomini? Degli uomini non c’è traccia, se intervistati raccontano esclusivamente di sacrifici, di record, di punteggi. Alessia Orro (pallavolo sarda) e Myriam Sylla, sono grandi amiche. Di Alessia si ricorda la risposta a un giornalista che le chiedeva della vittoria ai mondiali: «Cazzo che bomba! Si può dire cazzo?». Così capirete che personaggi sono queste sportive, anche se vengono dalla vicina Sardegna.
Paola Egonu nasce a Cittadella da genitori nigeriani. Alta 193 centimetri, pallavolista, campionessa del mondo. È probabilmente la più conosciuta, quella che ha subito maggiori pressioni, ha vinto praticamente tutto. È stata la voce di Sognaluna nel film di animazione Soul, ha condotto Le Iene, il 9 febbraio 2023 è stata conduttrice del Festival di Sanremo insieme ad Amadeus e Gianni Morandi. È stata protagonista di alcune campagne pubblicitarie: Emporio Armani, Barilla, Acqua Uliveto. Nel 2024 il Presidente della Repubblica l’ha nominata Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. Nel 2022, piangendo, disse al suo procuratore: «Non puoi capire, non puoi capire, sono stanca, mi hanno chiesto anche se sono italiana. Questa è l’ultima partita con la nazionale». Durante il monologo al festival di Sanremo disse: «Prendete dei bicchieri di vari colori e metteteci dentro l’acqua. Vedrete che la maggior parte delle persone sceglierà il bicchiere trasparente, solo perché il suo colore ha il contenuto più limpido. Eppure, se proverete a bere da uno di quei bicchieri colorati, scoprirete che l’acqua ha sempre lo stesso gusto, fresco e vita, perché siamo tutti uguali, oltre le apparenze».
Myriam Sylla è nata a Palermo da genitori della Costa D’Avorio. È alta 184 centimetri. Pallavolista (schiacciatrice), campionessa del mondo. Nel 2021 il Presidente della Repubblica l’ha nominata Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. La riservatezza di Paola Egonu contrasta con il carattere decisamente inarrestabile di Myriam Sylla. Quello che pensa dice, con il sorriso sulle labbra, quasi imbarazzata per la stupidità delle domande che le vengono fatte. «Il razzismo? Non ci abbiamo mai pensato, siamo la Nazionale italiana, senza se e senza ma. Non mi reputo diversa da nessuno e le mie compagne non pensano di essere diverse da me». Si mette una mano in testa, poi sorride. Durante un’intervista di Eurosport le chiedono cosa pensa della definizione di Nazionale multietnica. «È una roba antiquata, questa domanda la fanno sempre a me o a lei (indicando Paola Egonu) però a Lia (Cristina Chicchirella) non la fanno, a Sara Fahr non la fanno mai. […] Il tema del razzismo mi ha vista coinvolta da vicino, in passato mi sono capitati episodi spiacevoli che oggi mi portano a non odiare ma anche a non perdonare. Io sono comunque una persona che vuole vivere bene e che guarda avanti con serenità. […] Fino ad allora dovevo andare in questura a Lecco per rinnovare il permesso di soggiorno, e questo significava arrivare alle 5 del mattino, mettersi in coda per scrivere il proprio nome su un foglio che, se già troppo pieno, ti costringeva a tornare il giorno successivo e fare tutto daccapo. L’unica nota positiva» – sorride – «era che saltavo la scuola e, finita la trafila, potevo concedermi un McDonald’s». Chiedono a Myriam: «Da dove viene questa tenacia?». «Da mia madre. Avevamo la stessa “cazzimma” – si può dire? – e ci capivamo al volo». Un fan scatenato della pallavolista afferma: «L’Italia è una Repubblica fondata su Myriam Sylla».
Di Sara Curtis ho già scritto. I soliti ignoti (nel senso che accusano attraverso i social, non direttamente) hanno sostenuto che i suoi record sono “nigeriani”, non italiani. «Questi signori, ha detto rispondendo alla redazione sportiva del Corriere della Sera – dovrebbero sfogliarsi la Costituzione, sapere che tra i requisiti per avere la cittadinanza c’è quello di avere almeno un genitore italiano. Mio papà è italiano, mia mamma è nata in Nigeria dove io non sono mai stata, ma un giorno ci andrò. Essere nata da due culture diverse è il mio grande arricchimento. […] Devo dire grazie anche ai miei haters per il record, mi danno grandi motivazioni: sono i miei primi fan… poi dicano quel che vogliono. […] Sono la prima campionessa di nuoto italiana nera, anzi mulatta. Non mi piace quando sento dire ‘di colore’, non ha senso. A parte che anche il bianco è un colore e poi nessuna pelle al mondo è bianca. […] Riguardo al razzismo, posso dire che lo sport abbatte i pregiudizi: c’era qualcuno che pensava che i neri non potessero nuotare velocemente perché avrebbero le ossa più pesanti, che stupidaggine». Sara ha compiuto 20 anni il 19 agosto.
Kelly Doualla è nata a Pavia da genitori del Camerun. Ha 17 anni, è nata nel 2009. È una velocista, ha battuti diversi primati (record europeo under 18 e personale nei 100 metri piani con il tempo di 11.14 secondi il 17 luglio 2026). «Anch’io vengo attaccata perché sono nera, ma certe cose mi scivolano via. Le evito, non le leggo. Ecco perché ammiro le pallavoliste Egonu e Sylla: sanno come respingere qualsiasi critica. […] In call-room (da Wikipedia: indica nello sport la zona in cui gli atleti si radunano prima di entrare in pista o in campo per la gara) ho controllato l’ansia sorridendo e canticchiando brani di afrobeat francese, da Aya Nakamura in giù. […] La notte di sonno non è stata delle abituali 10 ore: emozione e adrenalina sono state difficili da smaltire. Avrei voluto dormire di più, noi velocisti siamo dei pigroni. A me, per esempio, il riposino post scuola e pre allenamento, non lo toglie nessuno».
Zaynab Dosso è nata in Costa D’Avorio nel 2009. A dieci anni si è trasferita a Rubiera in provincia di Reggio Emilia. Il suo nome Zaynab, in arabo, significa “bellezza” (da Wikipedia). È una velocista “campionessa mondiale indoor dei 60 metri piani a Toruń 2026 ed europea, sulla medesima distanza, ad Apeldoorn 2025. «Puttana straniera, tornatene nel tuo Paese» mi hanno detto, mentre chi era intorno a me o è rimasto in silenzio oppure si è messo a ridere. Non mi sento tutelata. Ora come ora ho paura a uscire, non perché penso che qualcuno possa farmi un gesto discriminatorio ma per l’indifferenza della gente». La campionessa sottolinea come nessuna delle persone sedute ai tavoli vicini sia intervenuta, nemmeno per offrirle sostegno dopo gli insulti: «Era un locale affollato, tutti hanno sentito e nessuno ha reagito», tanto che insieme alla compagna di allenamento Luminosa Bogliolo ha dovuto rassicurare l’amica Johanelis Herrera. Dosso ammette di «sentirsi violata» e si augura «che chi ha vinto le elezioni» dia «un segnale forte contro il razzismo». Non è la prima volta che è vittima di aggressioni razziste: durante il trasloco le hanno tirato un sasso. Anche per questo spiega che «bisogna trovare antidoti a certe reazioni indegne, fermare questi attacchi». «Quando sono uscita dallo stadio mi hanno chiamato i miei cugini e mia nonna. Mi hanno detto che ero stata bravissima, mentre sotto la pioggia piangevo. Dicevo e pensavo che fosse finita, che oltre le Olimpiadi non ci fosse altro. Loro mi hanno consolata, mi hanno detto di andare lì piuttosto che rinchiudermi in casa. Il giorno dopo essere tornata in Italia, sono partita per la Costa d’Avorio: sono arrivata e ho spento il telefono. Per me è un ambiente genuino, tutto si basa sulle cose vere, spesso qui ingigantiamo le cose… “Oddio, ho un’unghia rotta, la vita è finita”, mentre lì le cose essenziali sono quelle che contano. Un giorno stavo andando in un ristorante e ho negli occhi questa scena, ce l’ho impressa nel cuore. In mezzo alla strada c’erano persone che vendevano qualsiasi cosa, dalle patatine, ai libri di scuola, alle penne, agli pneumatici, di tutto. C’era una ragazzina che passava in mezzo alle macchine e si è fermata davanti alla nostra con in mano delle chips di platano, sono una fan del platano [una varietà di banana molto diffusa in Africa e in Sudamerica, nda]. Ha catturato la mia attenzione e l’ho guardata, non avrà avuto più di dieci anni. Ho pensato a me stessa alla sua età… Probabilmente non va nemmeno a scuola perché non ne ha possibilità. E così mi sono detta: penso di avere una vita di merda, solo perché non sono riuscita a fare quello che volevo fare. Mi sono resa conto che prima di essere un’atleta sono una persona, devo vivere la mia vita e devo ricordarmi di essere una privilegiata. Ho visto persone come queste che non hanno la metà, un quarto di quello che ho io. Non sanno neanche cos’è sognare. Io, invece, ho tutto questo e non posso limitarmi a pensare che sia finita solo perché una gara è andata male.. […] Sono cambiata, voglio divertirmi».
Mi fermo qui. Le giovani nate in Italia o arrivate in giovane età si dicono orgogliose di essere italiane. Non vedono le differenze che alcuni italiani propongono (dal programma di “Futuro Nazionale”: «Essere ancora, sempre e con fierezza italiani è e rimarrà il criterio di orientamento di chi – noi! – fa della Nazione il proprio spazio di esistenza, di sogno e di azione»). Sono nate, cresciute, abituate a differenze che neppure vedono, sono allegre, sono affascinanti, sono il contrario della cupezza mortuaria fascista. Non fanno male a nessuno: nuotano, corrono, saltano, giocano, palleggiano, si innamorano, ignorano i confini, disprezzano i muri. Viaggiano per il pianeta (anche solo per gareggiare), apprezzano cucine diverse (le lasagne alla bolognese, la pizza, la bistecca alla fiorentina, il platano fritto, il riso con le verdure. Essendo giovani apprezzano McDonald’s, il Big Mac, le patatine grandi, il muffin al cioccolato). Se fossero “remigrate” non saprebbero dove andare. Nel programma di “Futuro nazionale” è scritto: «Andrebbe protetto un modello che sottolinea le specificità e la formazione di maschi forti. Maschi capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne». Spero proprio che un maschio forte, dominatore, protettore non incontri mai una delle atlete italiane.
