Le città non possono morire

Le città, e il loro patrimonio di civiltà, sono a rischio. In Medio Oriente, sotto bombardamenti sistematici e terribili; ma anche in Occidente, a causa della devastazione neoliberista fatta di privatizzazione degli spazi pubblici, cacciata dei vecchi abitanti, speculazioni e via dicendo. Eppure le città non possono morire, per usare le intense parole di Giorgio La Pira al Convegno mondiale di Sindaci di Firenze del 2 ottobre 1955.

Askatasuna come metafora: i movimenti, la repressione, le città

Torino è stata, negli ultimi anni, un laboratorio per il ruolo dei centri sociali, il loro agire politico, l’attività repressiva delle istituzioni centrali e della magistratura inquirente, il protagonismo del Comuni nel governo delle città. Esemplare, in particolare, è stata la vicenda del centro sociale Askatasuna che Volere la Luna ha seguito nel tempo con numerosi articoli che vengono ora riproposti unitariamente in un’apposita TALPA.

Minneapolis, Torino e il falso dilemma della sicurezza

Minneapolis prima, oggi Torino. Riemerge un vecchio dualismo, apparentemente semplice: più tranquillità in cambio di meno libertà, oppure più libertà accettando un contesto meno sicuro. Ma siamo davvero certi che tutto si giochi su questo equilibrio instabile? Forse è tempo di comprendere che la protezione dei cittadini non è il risultato di un bilanciamento tra diritti e ordine, ma l’esito di un progetto di cura.

Ripartire dalle città e dal mutualismo

A Minneapolis l’intera città reagisce contro la caccia ai migranti della milizia di Trump. È un esempio illuminante. Ovunque, nel mondo, le libertà, i diritti, l’ambiente sono sotto attacco. La risposta deve essere coordinata, in modo che le relative resistenze si rafforzino tra loro. Senza deleghe, ma contando sulle proprie forze. Quali? Quelle del “mutuo appoggio”, le sole a disposizione: ricominciamo da lì.

Clima e ambiente: dal 2025 anche buone notizie

Il 2025 non è stato foriero solo di cattive notizie per le sorti dell’umanità e del pianeta. Le attività per la cura dell’ambiente e l’impegno per uno sviluppo sostenibile continuano ad avanzare, malgrado gli ostacoli posti dalle grandi lobbies del potere economico, finanziario e commerciale. Ad essi bisogna fare riferimento ogni volta che una notizia di devastazione ci raggiunge e lo sconforto ci spinge verso il nichilismo.

Askatasuna: ho fatto un sogno

Lo sgombero del centro sociale Askatasuna e le dinamiche da esso innescate sono una sorta di laboratorio, non solo a livello torinese. Si incrociano, nella vicenda, le politiche di governo delle città, la deriva repressiva e autoritaria in atto nel paese, le scelte delle amministrazioni locali e la riorganizzazione dell’antagonismo sociale. Per questo le prossime mosse del sindaco di Torino sono un banco di prova.

La lezione di Askatasuna

Lo sgombero non ha chiuso la vicenda di Askatasuna. Al contrario, ne sta innescando una prosecuzione inedita. Lo dicono il quartiere e cittadini e cittadine di generazioni e provenienze diverse che, in assemblee e manifestazioni susseguitesi dal giorno dello sgombero, hanno ribadito che Askatasuna è un bene comune e, insieme, l’immagine di un’idea e una pratica diversa di città. Che, per questo, non finirà qui.

Città in vendita: Firenze e non solo

“Firenze alienata. Vendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare” (a cura di Ilaria Agostini e Francesca Conti) è un atto d’accusa che dimostra plasticamente le conseguenze sociali devastanti della svendita del patrimonio delle città ai fondi privati e dell’abbandono della cifra politica dell’urbanistica. Ma che getta lo sguardo, anche, sulle tante proposte e lotte per uno sviluppo alternativo della città.

Askatasuna il giorno dopo

Il giorno dopo l’irruzione della polizia nella sede di Askatasuna, con interruzione del percorso di trasformazione concordato con il Comune di Torino, i problemi sono più acuti di prima. La città è militarizzata, la polizia ha alzato il livello dello scontro, il rischio di “disordini” è permanente. Ed è facile prevedere che, se il Comune non riprenderà l’iniziativa, la città vivrà mesi di tensione e di conflitto senza soluzione.