Askatasuna come metafora: i movimenti, la repressione, le città

Torino è stata, negli ultimi anni, un laboratorio per il ruolo dei centri sociali, il loro agire politico, l’attività repressiva delle istituzioni centrali e della magistratura inquirente, il protagonismo del Comuni nel governo delle città. Esemplare, in particolare, è stata la vicenda del centro sociale Askatasuna che Volere la Luna ha seguito nel tempo con numerosi articoli che vengono ora riproposti unitariamente in un’apposita TALPA.

Oltre Askatasuna: un confronto che deve proseguire

La vicenda di Askatasuna, culminata nello sgombero e nel corteo torinese del 31 gennaio, ha lasciato sul terreno una scia di problemi che attraverseranno i prossimi mesi: il ruolo dei centri sociali, il protagonismo dei territori, la repressione governativa, l’autocensura della stampa, la violenza nelle manifestazioni. Affrontarli e ragionare pare richieda troppo sforzo e c’è chi intima di non farlo. Noi continueremo a provarci.

Torino: chi specula sull’“area grigia”

Perché manca nel Paese una protesta pacifica e matura, senza residui violenti, come quella di Minneapolis? E ora di discuterne senza reticenze. Ma anche senza strumentalizzazioni. Invece va di moda, non solo in Italia, un umore antisociologico per il quale è connivenza ogni sforzo di capire, spiegare, discutere e adoperarsi per tutelare la coesione sociale e prevenire la violenza. Ragionare pare richieda troppo sforzo.

Intifada a Torino

La manifestazione nazionale di Torino per Askatasuna ha evidenziato l’esistenza, nel mondo antagonista, di due culture del conflitto, quella della ricomposizione e quella che ha come modello l’intifada, che non riescono a convivere. L’intifada, in particolare, non prevede un processo di crescita né ha orizzonti di vittoria. È una testimonianza, un urlo di rabbia e di dolore. Ma le proteste di piazza se la porteranno dietro ancora a lungo.

Askatasuna, la violenza, il futuro

Sabato, a Torino, è successo quello che molti temevano e altrettanti speravano. Un grande corteo pacifico ha visto, al termine, scontri tra manifestanti e polizia. La violenza indiscriminata è di per sè una sconfitta. Il pestaggio di un agente isolato è una vergogna per il movimento, che deve fare una riflessione autocritica non rituale. Ma bisogna evitare di cedere alle strumentalizzazioni di una destra che cerca lo sbocco autoritario.

Askatasuna: ho fatto un sogno

Lo sgombero del centro sociale Askatasuna e le dinamiche da esso innescate sono una sorta di laboratorio, non solo a livello torinese. Si incrociano, nella vicenda, le politiche di governo delle città, la deriva repressiva e autoritaria in atto nel paese, le scelte delle amministrazioni locali e la riorganizzazione dell’antagonismo sociale. Per questo le prossime mosse del sindaco di Torino sono un banco di prova.

La lezione di Askatasuna

Lo sgombero non ha chiuso la vicenda di Askatasuna. Al contrario, ne sta innescando una prosecuzione inedita. Lo dicono il quartiere e cittadini e cittadine di generazioni e provenienze diverse che, in assemblee e manifestazioni susseguitesi dal giorno dello sgombero, hanno ribadito che Askatasuna è un bene comune e, insieme, l’immagine di un’idea e una pratica diversa di città. Che, per questo, non finirà qui.

Askatasuna il giorno dopo

Il giorno dopo l’irruzione della polizia nella sede di Askatasuna, con interruzione del percorso di trasformazione concordato con il Comune di Torino, i problemi sono più acuti di prima. La città è militarizzata, la polizia ha alzato il livello dello scontro, il rischio di “disordini” è permanente. Ed è facile prevedere che, se il Comune non riprenderà l’iniziativa, la città vivrà mesi di tensione e di conflitto senza soluzione.

Askatasuna: uno sgombero contro la città

Lo sgombero avvenuto a Torino del centro sociale Astakasuna non è solo un’evidente forzatura diretta a ridurre gli spazi di dissenso e di antagonismo sociale. È anche un pesante attacco alla politica del Comune, che aveva avviato un percorso condiviso per trasformare Askatasuna in un bene comune a disposizione della città. Per questo sconcerta e preoccupa la copertura, da parte del sindaco, dell’operazione di polizia.