Polizia senza legittimazione e crescita della devianza

Molti episodi drammatici incrinano pesantemente la fiducia di ampi strati sociali nei confronti della polizia. Ciò produce un circolo vizioso: da un lato, di radicalizzazione e di esplosioni di rabbia; dall’altro, di crescita abnorme della repressione nel (vano) tentativo di riacquistare consenso. Questa spirale perversa può essere disinnescata solo ripartendo da una cultura di polizia rispettosa dei diritti di tutti.

Carcere, dipendenze, comunità: i numeri a caso del ministro Nordio

Ci sono, in carcere, 20mila persone con problemi di dipendenza. Il Governo vara un disegno di legge che estende i casi di detenzione domiciliare e il ministro Nordio promette la scarcerazione e la cura in comunità di 10mila tossicodipendenti. In realtà, con gli stanziamenti previsti, saranno forse 500, il provvedimento presenta molte criticità e restano fermi i reati, di comprovata inefficacia, connessi con gli stupefacenti.

Genova, la nostra storia

Ci sono eventi che segnano le vite delle donne, degli uomini e di un intero Paese. Per la mia generazione il riferimento naturale è la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco più di trent’anni dopo, i fatti di Genova del 19-22 luglio 2001 hanno di nuovo segnato un’epoca e le generazioni che la abitavano. Ripercorrere quegli eventi è necessario, non solo per ricordare ma anche per andare avanti.

Parola d’ordine: repressione: Genova tra continuità e svolta

Anche se il luglio del 2001 a Genova non va ricordato solo per la violenza della polizia contro chi protestava, non c’è dubbio che la repressione del Genoa Social Forum ha rappresentato un tentativo di criminalizzare un intero movimento. Se quel tentativo è fallito per la massiccia reazione a livello nazionale e internazionale, le forme di quella repressione non erano nuove e non sono state dismesse dopo Genova.

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Guida di autodifesa contro la repressione

“Guidelines for Defenders – Guida essenziale di autodifesa contro la repressione” è un vademecum rivolto ad attiviste e attivisti con indicazioni per affrontare manifestazioni, controlli di polizia, perquisizioni, accompagnamenti in questura, misure preventive e procedimenti amministrativi e per documentare eventuali abusi nonché informazioni utili sui principali dispositivi repressivi oggi utilizzati contro i movimenti sociali.

Repressione è civiltà? Sul DL n. 23/2026

“La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. Così diceva Gian Maria Volontè nei panni del commissario del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Era il 1970 ma sembra oggi. A un anno dal decreto legge n. 348/2025, monumento alla repressione del disagio e del dissenso, il decreto n. 23/2026 (convertito in legge il 24 aprile) completa l’opera attaccando, soprattutto, le manifestazioni.

Repressione: avanti tutta!

È partita la corsa contro il tempo per convertire in legge l’ennesimo decreto in tema di sicurezza e ordine pubblico. Prosegue e si intensifica il processo di trasferimento all’autorità amministrativa della possibilità di limitare ampi settori di diritti e libertà e di restringimento degli spazi di manifestazione e di espressione del dissenso. Il disegno autoritario della destra, contenuto dall’esito del referendum, continua su altri piani.

Trump e l’utilità politica della guerra

Trump non è un “folle”, ma ha una visione molto lucida dell’utilità politica delle guerre. Di alcune si serve per dire che le chiude. Altre le usa per mostrare che domina il proprio emisfero. E quelle che diventano un problema cerca di usarle come veicolo di una politica interna dell’emergenza per intaccare il nucleo – minimo, ma essenziale – della democrazia.

Argentina 24 marzo ’76: un golpe che ha fatto scuola

50 anni fa il golpe argentino aprì una una stagione di repressione feroce e indiscriminata con esecuzioni extragiudiziali, sequestri, carcerazioni in luoghi sconosciuti, torture sistematiche, dispersione finanche dei cadaveri. Fu, insieme al precedente cileno, uno spartiacque politico ed etico, conseguenza di scelte economiche liberiste, le cui conseguenze si avvertono tuttora. Ben oltre l’America Latina.