Essere donna a Gaza

“Sognavo di diventare una pioniera della scienza, come Marie Curie o Zaha Hadid. Ma poi ho capito che ero nata in uno degli angoli più difficili del mondo, dove anche solo esprimere i propri sogni è sufficiente per seppellirli. Come donna di Gaza, nessuno mi ha mai chiesto cosa volessi. Essere una donna a Gaza significa partorire sotto i bombardamenti o fuggire con i propri figli mentre si sanguina”.

Askatasuna come metafora: i movimenti, la repressione, le città

Torino è stata, negli ultimi anni, un laboratorio per il ruolo dei centri sociali, il loro agire politico, l’attività repressiva delle istituzioni centrali e della magistratura inquirente, il protagonismo del Comuni nel governo delle città. Esemplare, in particolare, è stata la vicenda del centro sociale Askatasuna che Volere la Luna ha seguito nel tempo con numerosi articoli che vengono ora riproposti unitariamente in un’apposita TALPA.

Oltre Askatasuna: un confronto che deve proseguire

La vicenda di Askatasuna, culminata nello sgombero e nel corteo torinese del 31 gennaio, ha lasciato sul terreno una scia di problemi che attraverseranno i prossimi mesi: il ruolo dei centri sociali, il protagonismo dei territori, la repressione governativa, l’autocensura della stampa, la violenza nelle manifestazioni. Affrontarli e ragionare pare richieda troppo sforzo e c’è chi intima di non farlo. Noi continueremo a provarci.

Torino: chi specula sull’“area grigia”

Perché manca nel Paese una protesta pacifica e matura, senza residui violenti, come quella di Minneapolis? E ora di discuterne senza reticenze. Ma anche senza strumentalizzazioni. Invece va di moda, non solo in Italia, un umore antisociologico per il quale è connivenza ogni sforzo di capire, spiegare, discutere e adoperarsi per tutelare la coesione sociale e prevenire la violenza. Ragionare pare richieda troppo sforzo.

Contro il Governo che cerca lo scontro, restare umani

Il Governo cerca lo scontro in piazza, se serve il sangue o addirittura il morto. Il ministro degli Interni lo ha detto senza mezzi termini. Lo sgombero di Askatasuna era un segnale univoco e il decreto legge appena approvato va in quella direzione. Ma tutto questo non giustifica il pestaggio di un poliziotto. “Restiamo umani” deve essere la parola d’ordine di un’opposizione forte, di massa, realistica, disarmata.

Il futuro non comincia adesso…

Se oggi c’è un pericolo che avanza a grandi passi – e si materializza non solo in Italia ma in tutte le (ex o post) democrazie occidentali – non è la violenza contro lo Stato, ma la violenza di Stato. In questo contesto dire che “il futuro comincia adesso” e comportarsi come se fosse davvero così, pretendendo, per di più, di rappresentare le moltitudini non fa che perpetuare l’attuale assetto di potere.

Askatasuna, la violenza, il futuro

Sabato, a Torino, è successo quello che molti temevano e altrettanti speravano. Un grande corteo pacifico ha visto, al termine, scontri tra manifestanti e polizia. La violenza indiscriminata è di per sè una sconfitta. Il pestaggio di un agente isolato è una vergogna per il movimento, che deve fare una riflessione autocritica non rituale. Ma bisogna evitare di cedere alle strumentalizzazioni di una destra che cerca lo sbocco autoritario.