Socialism for future

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È uscito a marzo, on line e in libreria, il numero 30 della rivista trimestrale Jacobin Italia: questo numero ha una bellissima copertina colorata e come titolo “Socialism for future”. Perché un titolo in inglese? Forse perché la rivista è la corrispondente italiana della analoga americana Jacobin e forse anche perché, come dice Nancy Fraser, intervistata all’interno di questo stesso numero, «la parola socialismo non ha negli Stati Uniti le connotazioni negative che ha in Europa, dove i partiti socialisti e socialdemocratici l’hanno screditata, per motivi molto simili a quelli per cui il Partito Democratico negli USA è associato al neoliberismo. Da noi – aggiunge – questa parola non è stata contaminata, a causa della nostra lunga storia di anticomunismo che non ha permesso di avere grandi partiti socialisti». Anche in Volere la luna, in un recente dibattito (“Stati Uniti: bombe a Caracas e speranze a New York”) si è discusso di questa differenza tra la sinistra europea e quella statunitense.

La rivista Jacobin americana è uscita per la prima volta nel 2010, diretta da Bhaskar Sunkara (1989) che è il vicepresidente DSA (Democratic Socialist of America) ed è figlio di genitori indiani (come Mamdani, 1991 da parte di madre; Mamdani è il nuovo sindaco di New York ed è iscritto ai DSA); Sunkara ebbe successo in questa impresa editoriale e nel 2013 venne intervistato dal New York Times; nel 2017 uscì il primo numero della rivista teorica Catalyst e nel 2018 venne pubblicato il primo numero dell’edizione italiana di Jacobin. La differenza sostanziale tra le due riviste sta nel fatto che quella americana è in qualche modo l’espressione di un’organizzazione politica (DSA) che negli ultimi anni, soprattutto dopo le campagne di Bernie Sanders, è molto cresciuta; quella italiana è la voce di un gruppo di giovani intellettuali di prevalente provenienza universitaria. Questa differenza è sostanzialmente la conferma di quanto sostiene Nancy Fraser.

Il numero primaverile di Jacobin Italia è particolarmente interessante perché contiene una serie di articoli stimolanti che affrontano sia il tema dell’attualità del socialismo, a fronte degli evidenti disastri causati oggi dal capitalismo globalizzato e finanziarizzato, sia quello dell’attualizzazione e della riformulazione dei presupposti e degli obiettivi di una società socialista.

Nancy Fraser, in una intervista, denuncia il «capitalismo cannibale» che non si limita a «estrarre plusvalore nella produzione, ma include anche altre forme di estrazione di valore nella riproduzione, nella natura e nella democrazia»; e propone un «socialismo della riproduzione sociale». Sostiene che «bisogna riprendere la vecchia enfasi del socialismo utopico sulla riproduzione sociale … e integrarla con il cosiddetto socialismo scientifico marxista, che poneva l’accento sul lavoro … [perché] la riproduzione sociale implica il lavoro e il lavoro è possibile solo sulla base di un’ampia riproduzione sociale». L’intervista a Cédric Durand, economista francese, professore all’Università di Ginevra, approfondisce alcuni aspetti dell’ecosocialismo e sostiene che «far rientrare la questione ecologica nel sistema dei prezzi, sotto il primato della concorrenza, è impossibile». E ancora: «pensare i bisogni umani, esige un processo decisionale dai criteri molteplici sull’orientamento del sistema economico che non può ridursi al calcolo commerciale o alla razionalità tecnica di un calcolo massimizzatore. La democrazia a livello di piano e all’interno delle organizzazioni è quindi una fonte di efficienza in quanto rivela informazioni che non compaiono né nella tecnica né nei prezzi». Altri riferimenti al tema dell’ecosocialismo compaiono in un articolo di Stefania Barca dove si afferma: «In questo l’ecosocialismo si distingue fondamentalmente da altre forme di ecologismo: il suo fine ultimo non è quello di ‘rispettare’ la biosfera, ponendo limiti all’intervento umano in senso generico ma lasciando inalterati i rapporti sociali e i modi di produzione. Piuttosto il fine è proprio quello di trasformare questi ultimi in modo che la società possa co-evolvere con il suo ambiente biofisico, cioè le due sfere possano svilupparsi reciprocamente. Nella visione ecosocialista, infatti, nulla si dà al di fuori di questo rapporto di co-evoluzione, mediato dal lavoro umano».

Francesca Gabriellini e Olimpia Malatesta scrivono a proposito del ritorno della pianificazione: «L’emergenza climatica, la pandemia e i piani di riarmo hanno riportato in auge un dibattito che sembrava superato dalla razionalità presunta imperitura del libero mercato». E precisano: «Di fronte all’urgenza di una minaccia ecologica senza precedenti e alla catastrofe sociale conseguente, si impone un ripensamento radicale delle categorie economico-politiche riguardanti il rapporto tra Stato, società e natura. Il ritorno del dibattito sulla pianificazione si configura così come possibilità di immaginare un modo di produzione che contempli la giustizia sociale, i limiti ecologici e la scarsità delle risorse naturali». In questo caso il riferimento è agli studi del socialista austriaco Otto Neurath. Altri riferimenti teorici importanti compaiono nell’articolo di Lorenzo Zamponi laddove si riferisce alla ricerca di Erik Olin Wright: «propone una strategia di ‘erosione’ del capitalismo basata sulla combinazione di diversi elementi: riforme dall’alto, sia quelle tese ad addomesticare il capitalismo, sia quelle che mirano a smantellarlo; mobilitazione dal basso, nella logica di resistere al capitalismo; e sperimentazione di alternative, quelle che permettono di uscire dal capitalismo. Identificare nella società le forme sociali, politiche ed economiche che prefigurano un socialismo futuro, sostenerle con la lotta dal basso, difenderle e generalizzarle con le riforme dall’alto». Non mancano riflessioni sulla visione marxiana del socialismo (Marcello Musto) e sulla Enshittification (merdificazione) della socialdemocrazia europea (Giulio Calella).

Liza Featherstone editorialista della rivista americana analizza il programma del neosindaco socialista di New York Zohran Mamdani e mette in evidenza come nella sua vincente campagna elettorale abbia sottolineato anche il diritto collettivo dei cittadini di avere una vita bella da vivere e non solo di riuscire a esistere e a sopravvivere in qualche modo. Ancora dall’edizione statunitense è tratto un articolo di Eric Blanc e del direttore Bhaskar Sunkara che cerca di fare un bilancio della fase di sviluppo del movimento socialista negli USA, registrando un inedito e, per molti aspetti, inaspettato consenso elettorale, ma anche la necessità di costruire politicamente e organizzativamente un più profondo radicamento sociale. All’interno di questa riflessione, ancora un socialista americano (Chris Maisano) collaboratore di Jacobin, analizza l’importanza del laboratorio democratico costruito nella storia americana dai comuni conquistati dai candidati socialisti.

Accanto ad altri contributi interessanti sulla natura umana, sull’arte che citiamo appena per brevità, compaiono analisi critiche del socialismo scandinavo (Nicola Quondamatteo), del welfare europeo (Chiara Giorgi) e della proposta del confederalismo democratico curdo (intervista a Zeki Bayhan incarcerato in Turchia). Il direttore dell’edizione italiana, Salvatore Cannavò, indaga i rapporti tra la nuova concezione del socialismo, che inizia a emergere, e la tradizione teorica di Marx e di Lenin: si tratta di «costruire un’ipotesi di libertà che permei tutto il processo della riproduzione, dal lavoro di cura, affettivo, al lavoro culturale, fino alla cura dell’ambiente e alla sfera produttiva, senza perdere di vista la rilevanza della sfera economica»

In tutto questo numero della rivista il pensiero femminista attraversa le varie analisi e proposte: Chiara Bonfiglioli e Bruno Walter Renato Toscano illustrano il “femminismo per il 99%”, proposto da Angela Davis e altre nel 2017, e ricordano l’esperienza della Federazione democratica internazionale delle donne, nata a Parigi nel 1945, intesa proprio come anticipazione delle stesse tematiche presenti nel “femminismo per il 99%”. Scrivono: «Se il femminismo socialista vuole esistere oggi deve ricomporre ciò che il capitalismo separa: produzione e riproduzione, lavoro e casa, salario e tempo, diritti e corpi». E segnalano «la necessità di uscire dall’eurocentrismo e di rivitalizzare un pacifismo femminista internazionalista».

Non resta che augurarsi che questa ripresa di confronto sul socialismo continui in futuro e si allarghi ad altre realtà culturali e sociali, affrontando anche i temi più scomodi, come quello dell’analisi degli errori compiuti nel passato, in particolare in Europa, e quello della realizzazione in ottica socialista di una piattaforma unificante per i vari movimenti che oggi si oppongono, soprattutto tra i giovani, alla distruzione dell’ambiente, ai conflitti bellici, alla gestione capitalistica della crisi e alle prassi discriminatorie patriarcali e razziste.

Gli autori

Riccardo Barbero

Riccardo Barbero ha militato in diverse organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Attualmente pensionato anche dal punto di vista politico. Collabora con i siti workingclass.it e vll.staging.19.coop

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