Che succede a Cuba?, intervista con Franco Zunino

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Cuba è fuori dai radar dell’informazione di regime, ma in questo periodo è salita all’onore delle cronache semplicemente perché Donald Trump ne ha profetizzato la caduta a breve, anche se non è chiaro cosa significhi il termine “caduta”. Per saperne di più mi sono rivolto a Franco Zunino, già assessore all’ambiente della Regione Liguria dal 2005 al 2010 e già ingegnere capo del Comune di Celle Ligure, ma, soprattutto, coordinatore ligure dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba.

Franco, una domanda diretta: a Cuba c’è il comunismo? E come vive la popolazione?
Cuba definisce direttamente nella sua Costituzione, recentemente aggiornata, la sua natura socialista. Il primo articolo della Costituzione, infatti, recita: «Cuba è uno Stato socialista di diritto e giustizia sociale, democratico, indipendente e sovrano, organizzato con tutti e per il bene di tutti come repubblica unitaria e indivisibile, fondata sul lavoro, la dignità, l’umanesimo e l’etica dei suoi cittadini per godere della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, del benessere e della prosperità individuale e collettiva».

In cosa si traduce questa forma di governo?
Questa scelta per una società socialista si è esplicata nel tempo con misure sociali ed economiche che hanno tentato, spesso riuscendoci e a volte no (perché comunque l’impresa non è semplice, soprattutto per le condizioni di blocco economico, commerciale e finanziario a cui Cuba nel tempo è stata sottoposta) di fornire a tutti i cittadini una vita degna di essere vissuta. Una delle prime misure che la rivoluzione intraprese fu l’alfabetizzazione. Inoltre, l’istruzione è gratuita anche per gli stranieri che decidono di andare a studiare nell’isola caraibica, da qualsiasi paese provengano. La sanità. Cuba destina oltre il 10% del PIL nazionale alla sanità, risultando tra i Paesi più virtuosi al mondo. Inoltre, il sistema sanitario è basato soprattutto sulla prevenzione, tramite medici che svolgono il loro compito anche nei più sperduti posti del Paese. Un’altra misura fondamentale fu l’istituzione della “canasta basica”, consistente in una serie di prodotti alimentari, a un prezzo irrisorio, distribuiti ad ogni famiglia, prevedendo tra l’altro anche un litro di latte al giorno gratuito per i bambini. Poi, fino a non molti anni fa lo Stato garantiva un lavoro e un salario a tutti: ora questo, per le ragioni sopra richiamate, non è più possibile, per cui si sono incentivate attività private nel piccolo commercio, nella vendita sul mercato di prodotti agricoli da parte dei contadini, nei piccoli ristoranti (paladar) o bed and breakfast (case particular).

Come vive oggi la popolazione?
La vita dei cubani, in questo momento, è obiettivamente dura. La situazione economica è molto difficile, paragonabile al periodo especial dei primi anni novanta, dopo la caduta dei paesi del cosiddetto socialismo reale e soprattutto dell’Unione Sovietica, principale partner economico di Cuba a quei tempi. Il costo della vita è aumentato e la carenza in campo energetico è pesante, incidendo sui prezzi al consumo e causando ripetuti blackout (apagones) e i salari fanno fatica a stare al passo con l’inflazione. L’embargo e le sanzioni imposte al Venezuela colpiscono direttamente anche Cuba, in quanto il Venezuela era diventato il principale fornitore di petrolio dell’isola e inoltre lo stato bellico della Russia, altro partner importante, complica ulteriormente la situazione.

Come ricordavi, Cuba deve fare i conti con le sanzioni applicate dagli Stati Uniti da più di sessant’anni. Come è attuato l’embargo e quali le conseguenze?
Il cosiddetto “bloqueo contro Cuba”, è un embargo totale, commerciale, economico e finanziario imposto dagli USA già all’indomani della rivoluzione, nel 1960. Ma il vero salto di qualità avvenne con l’approvazione, da parte del Congresso statunitense, della legge Helmes Burton del 1996, che aggrava di molto l’embargo: con tale legge infatti gli USA hanno deciso di ritirare i finanziamenti a tutte le organizzazioni che non si sottomettono all’embargo e di annullare le importazioni dai Paesi che effettuano traffici con Cuba. Un embargo extraterritoriale, più volte condannato dall’ONU con voto praticamente unanime (anche da parte della stessa rappresentanza italiana) che annualmente si ripete, ma senza alcun effetto concreto. Nel 2014, il presidente statunitense Barak Obama aveva annunciato la volontà di porre fine alla Helms Burton, ma siccome era necessario il voto favorevole del Congresso, controllato dal Partito Repubblicano, che era contrario, non accadde nulla. Il primo governo Trump introdusse nuove misure sanzionatorie unilaterali nei confronti di Cuba, inserendola tra i Paesi patrocinatori del terrorismo (un’accusa evidentemente falsa; semmai Cuba è stata oggetto di atti terroristici organizzati dalla CIA e che costarono oltre 3.000 morti, tra cui l’italiano Fabio Di Celmo), il che comporta difficoltà enormi nelle già complicate transazioni commerciali, soprattutto con le banche, alcune delle quali sono state pesantemente sanzionate dagli USA per aver tenuto rapporti con Cuba, e con diverse aziende. Biden aveva promesso di togliere queste ulteriori sanzioni, ma lo fece parzialmente e solo a pochi giorni dalla scadenza del suo secondo mandato e naturalmente Trump, appena rieletto, le ha nuovamente introdotte. Sempre Trump, nel 2019, decise di rendere applicabile il contenuto del terzo titolo, che fino ad allora tutti i presidenti statunitensi avevano sospeso, della legge Helms Burton, tramite il quale si dà facoltà a tutti i cittadini statunitensi, anche quelli divenuti tali dopo l’abbandono dell’isola, di richiedere presso i tribunali statunitensi il controvalore delle proprietà nazionalizzate dal Governo cubano dopo il trionfo della rivoluzione. Si calcola che i danni economici causati ad oggi da quando è stato istituito il “bloqueo” si aggirino sui 150 miliardi di dollari, con un danno giornaliero di circa 15 milioni di dollari: cifre enormi per un paese come Cuba.

Durante il Covid si parlò molto di come Cuba affrontò l’epidemia.
Cuba è stato uno dei pochi Paesi al mondo che ha sviluppato vaccini statali contro il Covid-19. Ben cinque, di cui uno spray nasale. Vaccini che, a differenza da quelli a mRna usati da noi, hanno utilizzato il normale “vettore” virale già sperimentato per altri vaccini (Cuba ad esempio ha sviluppato un vaccino contro la meningite infantile che ha distribuito in tutta l’America Latina) e questo ha permesso di vaccinare, da subito, anche i bambini. Il risultato è stato che la mortalità nell’isola è stata molto bassa (8.530 decessi che, nel rapporto percentuale sugli abitanti, rappresenta circa un quinto dei decessi nel nostro Paese). Peraltro i vaccini cubani sono stati realizzati con un costo unitario attorno a un euro, circa il 5% del costo dei vaccini in uso da noi, con praticamente nessun effetto collaterale dato il tipo di “vettore” utilizzato. Proprio il basso costo, oltre alla sua efficacia, ha permesso a diversi Paesi poveri di rifornirsi del vaccino cubano. Cuba in alcuni casi ha fornito anche gratuitamente i propri vaccini. Come è noto poi diverse brigate di medici e sanitari cubani sono state chiamate in varie parti del pianeta, e anche in Italia (Crema e Torino), per aiutare ad affrontare l’emergenza della pandemia da Covid-19, così come le stesse brigate mediche internazionali (Henry Reev) avevano coraggiosamente e con successo operato in Africa contro l’ebola.

Cosa mi puoi dire del rispetto dei diritti umani e delle opposizioni?
Non è semplice rispondere a questa domanda, almeno per me. Probabilmente la mia risposta può risultare di parte, ma cercherò di essere il più obiettivo possibile. Chi visita l’isola caraibica sa che ci sono cubani che non lesinano critiche al Governo, accentuate soprattutto in un periodo difficile come l’attuale e lo fanno liberamente, anche attraverso i social (a cui, nonostante le fake news in contrario, hanno libero accesso), senza remore e senza attendersi sanzioni. Contro la dissidenza organizzata, che vorrebbe il superamento, o forse meglio il rovesciamento, della scelta di società socialista che Cuba più volte ha ribadito, effettivamente la legislazione e il Governo cubano usano il pugno duro. Per quanto detto in precedenza la rivoluzione cubana è da oltre 60 anni sotto attacco da parte degli USA, che oltre al bloqueo, hanno provato a sconfiggerla prima militarmente, con la fallita invasione a Baia dei Porci, poi con numerosi atti terroristici (compresi diversi tentativi di assassinare il presidente Fidel Castro), e anche sostenendo, sempre attraverso la CIA, la guerriglia controrivoluzionaria che nel territorio della Sierra dell’Escambray, per diversi anni, è stata responsabile di numerosi assassinii, in particolare di insegnanti e medici. È stato dimostrato che in tutti questi anni gli USA hanno anche finanziato la dissidenza, o almeno una buona parte di essa. L’esempio più clamoroso è quello di Joani Sanchez, famosa oppositrice del Governo, giornalista e blogger, pluripremiata in diversi paesi e i cui interventi venivano pubblicati quasi giornalmente da La Stampa, della quale il referente del giornale italiano, Giordano Lupi, ha scritto essere «una blogger che conduce la sua vita tranquilla, che a Cuba nessuno conosce e che nessuno infastidisce, che non viene minacciata, imprigionata, zittita, che non ha problemi ad entrare ed uscire dal suo paese». Questa situazione ha influito sull’atteggiamento, effettivamente duro, del Governo contro la dissidenza, o meglio contro quella legata agli USA e in particolare a Miami. Girando per Cuba si sentono persone che apertamente, come detto, criticano il Governo e se effettivamente la repressione fosse così come viene raccontata da diversi media non si capirebbe come ciò sia possibile. Non credo che tutti i dissidenti siano manovrati dagli USA, ma di certo molti di coloro che sono a capo delle contestazioni hanno legami con l’altra sponda del mare, soprattutto coi cubani fuoriusciti dopo la rivoluzione e di cui è portavoce il segretario di Stato USA Rubio. Forse questo non giustifica del tutto, almeno secondo il nostro metro, alcune condanne, ma credo che se a Cuba fosse concesso di non vivere sotto assedio anche questo aspetto migliorerebbe. Nei momenti di distensione, non a caso, il Governo cubano, ha scarcerato diversi prigionieri, tra cui alcuni oppositori, l’ultima volta in risposta all’appello di papa Francesco per il Giubileo 2025. Amnesty International, a ragione o torto riconosciuta come l’organizzazione più influente a riguardo della difesa dei diritti umani, avanza dure critiche a Cuba, ma nello stesso tempo riconosce, in uno dei suoi rapporti, ad esempio che «non si sono registrati casi accertati di tortura, violazione quest’ultima presente invece nel rapporto su stati della stessa regione come gli Stati Uniti e denunciata anche, per alcuni casi, in paesi europei come l’Italia» (rapporto Americhe 23 maggio 2013). La stessa Amnesty International riconosce che la più grave violazione dei diritti umani sull’isola riguarda Guantanamo, che gli Stati Uniti continuano assurdamente a detenere, definita «monumento dell’illegalità», dove continuano ad essere detenuti, da molti anni, prigionieri senza accuse e senza processi, con l’uso accertato di torture, «sottoposte a waterboarding, sbattuti con forza contro un muro, privati di cibo, acqua e sonno» (Altreconomia 11 settembre 2023)

Cuba è entrata di recente a far parte dell’area BRICS. Cosa ci puoi riferire in proposito?
L’adesione ai BRICS è sicuramente un fatto di grande importanza per Cuba. Essa è entrata ufficialmente nei BRICS come membro associato (BRICS+) dal 1° gennaio 2025, assieme alla Bolivia e ad altri paesi. Tale adesione consente nuove opportunità economiche per contrastare l’embargo degli Stati Uniti, permettendo a Cuba nuove prospettive commerciali, l’uso di valute locali per ridurre la dipendenza dal dollaro e concrete possibilità di sviluppare nuovi rapporti internazionali. Peraltro questa adesione ha permesso di rafforzare i rapporti con la Cina, partner sempre più importante per Cuba, viste le problematiche riguardanti Russia e Venezuela. La Cina ha recentemente fatto un donativo importante al Governo cubano a riguardo di componenti e accessori per i generatori d’energia e ha incrementato il rapporto commerciale con l’isola caraibica.

Ci auguriamo che non accada, ma se Trump dovesse fare un’azione di forza contro Cuba, come pensi reagirebbero i paesi dell’area BRICS e in particolare la Russia?
Sicuramente ci sarebbe una forte reazione, non penso, peraltro, solo da parte dei Paesi aderenti al BRICS, ma sinceramente non saprei fino a che punto tale reazione si potrebbe spingere. Temo però che aldilà delle condanne, anche attraverso gli organismi internazionali, non si andrebbe: la vicenda venezuelana, d’altronde, ce lo insegna. Credo però anche che un intervento USA a Cuba scatenerebbe una reazione molto forte in tutto il mondo e soprattutto in America Latina per l’esempio e il simbolo che la rivoluzione cubana rappresenta ancor oggi, pur a oltre sessant’anni dal suo trionfo nel 1959.

Ci puoi illustrare, infine, come opera l’Associazione di cui fai parte?
L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba (ANAIC) è nata subito dopo il trionfo della rivoluzione cubana, in particolare dopo il tentativo fallito di invasione dell’isola, a Baia dei Porci, progettata dalla CIA nel 1961. Da allora l’ANAIC ha continuato a sostenere il popolo cubano, condividendo i principi che stanno alla base della rivoluzione. Un sostegno politico in primo luogo, ma anche materiale, di cooperazione in vari campi. Sia a livello nazionale che attraverso i vari circoli presenti sul territorio, in tutte le regioni del nostro Paese, vengono portati avanti sia progetti di scambi culturali, sia progetti di sostegno materiale, quali ad esempio, tra quelli attualmente in corso, il sostegno a favore dei bambini sottoposti a cure oncologiche. Si sono poi istituiti dei gemellaggi tra province cubane e regioni italiane, in modo che gli aiuti e gli scambi potessero interessare l’intero territorio dell’isola. Vengono anche organizzati viaggi a Cuba per chi è interessato a conoscere meglio la realtà che si vive sull’isola e a volte si riesce ad invitare qualche personalità cubana che in settori diversi, dalla politica, alla musica, allo sport, all’arte, possa raccontare cosa accade a Cuba nel settore di sua competenza.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto, tra l'altro, “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Neos Edizioni, 2017); "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" (Il Babi editore, 2019); "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo" (Neos Editore, 2019); "Un'Italia che scompare (Il Babi editore, 2022); "Sotto l'acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi" (LAReditore, 2024); "Bianco benestante ambientalista" (LAReditore, 2025).. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con "Il Fatto Quotidiano".

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