Socialism for future

È uscito a marzo il numero 30 della rivista trimestrale “Jacobin Italia”: con una bellissima copertina colorata e il titolo “Socialism for future”. L’uso dell’inglese nel titolo va riccollegato al fatto che il termine “socialismo” è negli Stati Uniti più popolare che in Europa. In ogni caso il fascicolo ne tocca molteplici aspetti, con l’auspicio che il dibattito si estenda agli errori del passato e alle prospettive del futuro.

Jane Tara, Che bello vederti, Tilda (Feltrinelli, 2025)

Tilda si sveglia una mattina e non si vede più un dito e un orecchio. Poi scompare anche il braccio. La diagnosi è chiara, è affetta da invisibilità e pare non ci sia cura. Metafora brillante del mancato riconoscimento, della violenza di genere in tutte le sue forme, del femminismo che ancora spaventa. Con una piccola iniezione di speranza: alla fine si può ricomparire, a patto di affermare senza paura il proprio valore.

Il reato di femminicidio: un passo avanti solo apparente

Molte, anche tra le femministe, considerano la legge che ha previsto il reato di femminicidio con la pena dell’ergastolo un passo avanti nel contrasto alla violenza di genere. Non è così. Il ricorso al diritto penale, invocato come la panacea di ogni male, non ha intaccato il fenomeno della violenza sulle donne che andrebbe affrontato, piuttosto, con politiche sociali adeguate e una vera educazione sessuale e affettiva.

Io, Manifesto. Arte grafica di lotta dal 1968 al 1980

La mostra “io, Manifesto. Arte grafica di lotta dal 1968 al 1980”, organizzata da Volere la Luna a Torino, al Polo del ‘900, è un punto di sintesi tra la testimonianza di lotte operaie, libertarie e di emancipazione e una nuova forma artistica. L’arte cessa di essere al servizio del potere costituito e transita nello spazio pubblico al servizio del dissenso e del pensiero critico: una lezione da non dimenticare.

Le donne al balcone

Un film libero e mutante, che inizia come commedia sentimentale per cambiare poi continuamente pelle, da thriller a horror, con tratti di umorismo nero. Una continua e volutamente spiazzante metamorfosi, mentre il filo rosso è l’identità femminile che nelle tre “donne al balcone” maturerà attraverso tragicomici eventi.

Argentina. Un presidente che odia le donne

Milei e il suo governo odiano le donne. Non è una sorpresa, ma quell’odio si è trasferito dai social ad atti istituzionali: il declassamento del Ministero delle donne a sottosegretariato, la chiusura dell’Istituto nazionale contro la discriminazione, la trasformazione della Sala delle donne in Sala degli eroi argentini e via elencando. Contro queste politiche il movimento delle donne è sceso in strada l’8 marzo.

Le donne ibseniane, pilastri della società

Al di là delle apparenze e di alcuni giudizi superficiali, Ibsen è uno tra i pochi intellettuali europei della seconda metà del XIX secolo impegnato, sul piano letterario, per la causa del nascente movimento femminista. Nel suo ampio arazzo drammaturgico, popolato da soggetti falsi, sfumati e imperfetti, infatti, la donna rappresenta sempre, pur in diverse forme, l’elemento inverante e autentificante.

Usa: un anno di scioperi

Nel 2023 si sono registrati, negli USA, più di mille grandi scioperi e un raddoppio dei partecipanti. Dal cinema alla logistica e alla sanità, le lotte dei lavoratori hanno generato un ricambio dei vertici sindacali e aumentato la forza contrattuale. Questa nuova stagione è alimentata anche dal femminismo, posto che diverse associazioni sindacali sono costituite da donne. I risultati politici iniziano a emergere.

Giorgia Meloni, Lilli Gruber e la cultura patriarcale

A Lilli Gruber che le contesta una cultura patriarcale, Giorgia Meloni risponde con una foto di famiglia tutta al femminile. Ma la foto che si richiede a un presidente del Consiglio (come Meloni ama definirsi) è quella della famiglia politica, non di quella biologica. E quella foto rivela in modo univoco un doppio disprezzo: per l’emancipazione e la libertà delle donne e per la pace (e i pacifisti), due facce della stessa medaglia.