I bambini e il metodo della discussione

Il tortuoso corso della civiltà ha soltanto recentemente (e in poche zone del pianeta) dato ai bambini l’importanza che dovrebbero avere. Da loro bisogna partire per un governo appropriato della società. Per farlo occorre affermare e praticare il primato del “metodo della discussione”: in ogni campo e a tutti i livelli è necessario usare tutto il tempo che serve per decidere nell’interesse comune. Il contrario del decisionismo!

Tutela dei diritti o interessi privati?

Giustizia, immigrazione e sanità sono campi fondamentali per misurare la democrazia. In tutti tre da tempo è in atto una politica di incentivi economici legati a risultati. È un fatto devastante perché la logica del profitto applicata ai diritti rischia di produrre effetti assai negativi: non dice esplicitamente cosa e come decidere, ma suggerisce cosa convenga fare prima, cosa dopo, cosa accelerare, cosa tralasciare.

25 aprile. L’incurabile malattia della divisione

Il 25 aprile sono uscito di casa, a Napoli, con in mente i fascisti al governo e gli errori della sinistra che ce li avevano portati. Pensavo: vinsero perché li sottovalutammo, li affrontammo divisi e solo molti anni dopo ritrovammo l’unità necessaria a sconfiggerli. Uscito dalla metropolitana ho realizzato che, per ricordare la Liberazione, erano in programma tre diversi cortei. Così, con la morte nel cuore, me ne sono tornato a casa.

L’incredibile storia di una legge e del suo contrario

L’ennesimo decreto legge sicurezza è stato convertito dal Parlamento in un crescendo di strappi al sistema costituzionale. La mancanza dei presupposti per la decretazione d’urgenza si è, infatti, accompagnata a un iter grottesco, comprensivo dell’approvazione di una legge subito (parzialmente) abrogata e della contestuale promulgazione, da parte del presidente della Repubblica, di una legge e del suo contrario.

Un fermo contro le libertà e i diritti

Il fermo preventivo di polizia è legge. Con questa misura di stampo ottocentesco le forze di polizia, in occasione di manifestazioni, possono accompagnare nei propri uffici e trattenere fino a 12 ore chi sospettano possa turbarne il pacifico svolgimento. La genericità dei presupposti e degli obiettivi e la mancanza di un reale controllo giudiziario violano all’evidenza il diritto alla libertà personale e a quello di riunione.

Quando il patrocinio infedele diventa legge

La novità dell’ultima “legge sicurezza” è dirompente (e solo in parte sanata dall’anomala retromarcia con decreto legge): gli avvocati che indurranno i migranti da loro assistiti a non impugnare il provvedimento di espulsione e ad accettare il rimpatrio “volontario”, saranno compensati dal Governo, a rimpatrio avvenuto, tramite il Consiglio nazionale forense. Così il patrocinio infedele diventa legge.

È festa d’aprile

La grande festa d’aprile ci riconsegna intatta, ogni anno, la gioia e la fatica della Liberazione. Oggi intorno a noi crescono il razzismo, l’odio per la diversità, la pretesa della superiorità della propria cultura, l’egoismo sociale. Ma non dobbiamo arrenderci. La storia della Repubblica è appena incominciata, e tanto lavoro ci resta da fare. Continuiamo a camminare sulla strada della Liberazione e della Costituzione.

25 aprile: gioia e rivoluzione

“Siamo tutte antifasciste”, spesso proprio declinato al femminile sovresteso, “Ora e sempre resistenza”, e poi “Stop stop genocide” sono i cori che hanno battuto il tempo dei lunghissimi cortei che hanno riempito le piazze accompagnando idealmente la Global Sumud Flotilla. Sono anche gli slogan che hanno animato il corteo che ci ha portati qui in questo 25 aprile: una festa di gioia e di rivoluzione.

L’energia ce l’abbiamo in casa ma non la sfruttiamo

Il nostro paese dipende da altri per il 75% del suo fabbisogno energetico e la guerra ci mette in estrema difficoltà. Siamo in emergenza. Ma il colmo dell’assurdo è che l’energia non avrebbe alcun bisogno di essere importata. Noi nell’energia ci siamo immersi; il problema è solo quello di convertirla localmente, dalla forma in cui si presenta, in elettricità o calore. Quel che manca non è l’energia ma la programmazione e la politica.

Il Sessantotto e noi

Il punto di partenza del Sessantotto – come ci ricorda un libro recente di Romano Luperini e Beppe Corlito – è stata la ribellione contro la guerra del Vietnam e la cappa di autoritarismo e conformismo che essa imponeva ai giovani dell’Occidente. Ancora una volta il rifiuto della guerra può essere la chiave di volta per la nascita di un movimento animato dal sogno di una vita libera, nella gioia e nella fraternità.