L’assalto del 28 novembre scorso alla redazione torinese del quotidiano La Stampa da parte di un centinaio di giovani staccatisi dal corteo dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base – un’aggressione in alcun modo giustificabile – è stato recentemente condannato anche da Antonio Tajani. Il segretario di Forza Italia, nonché vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Esteri, ha singolarmente dichiarato: “Assaltare un giornale è da nazisti”.
Possibile che un giornalista con curriculum professionale di tutto rispetto, un passato da liceale e una laurea in Giurisprudenza, non sappia che la marcia su Roma, organizzata dal Partito Nazionale Fascista per portare al governo Benito Mussolini, è stata preceduta e accompagnata da assalti alle redazioni dei giornali ritenuti ostili? Il 21 ottobre 1922 gli squadristi devastano la redazione di Verona del Popolo, tre giorni dopo assaltano la sede napoletana de Il Mondo scagliando per strada arredi e documenti prima di darli alle fiamme, il 28 distruggono la tipografia che stampa la Giustizia a Reggio Emilia, la redazione del Lavoratore a Trieste e quella dell’Ordine Nuovo a Torino, il 29 impediscono a Milano l’uscita dei giornali e bruciano la sede dell’Avanti!, a fine mese tocca alle redazioni romane de Il paese, Il monocolo, L’Epoca, Umanità Nova, La Voce Repubblicana, Il Comunista, L’Azione, L’Informatore della stampa, Il Mondo, tutte testate sgradite a Mussolini. E in quella terribile, ultima decade di ottobre non si erano neppure verificati fatti nuovi. Ancor prima, fra il 1919 e il 1922, i fascisti avevano assaltato già cinque volte la redazione milanese dell’Avanti!. La prima volta, il 15 aprile 1919, vi trovarono anche la morte due socialisti, Pietro Bagni e Giuseppe Lucioni. Mussolini, che pur non aveva preso parte a quell’aggressione, ebbe a dichiarare che si era trattata di una reazione spontanea del movimento di combattenti, stufi del ricatto leninista, perché Milano vuole lavorare (si veda: Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, 2003).
Possibile che Tajani ignori che le violenze dei fascisti nostrani precedono di oltre un decennio quelle naziste da lui così veementemente deprecate? Possibile non sappia che Mussolini salì al potere nell’ottobre del 1922 ben prima di Adolf Hitler in Germania (gennaio 1933)? Pare assai improbabile. Perché allora fa riferimento alla storia tedesca quando ha in casa esempi così “luminosi” e anticipatori? Tajani si è sempre dichiarato convintamente antifascista, forse un retaggio della sua giovanile esperienza monarchica. E allora? Non resta che pensare al desiderio del vice premier di non turbare le sensibilità dei suoi alleati, prima fra tutte Giorgia Meloni che ha portato al governo il partito neofascista ereditato da Giorgio Almirante. Meglio prendersela con il nazismo. Non irrita nessuno (o quasi) dei suoi amici di governo. Resta una curiosità. Il suo rivale alla guida del partito berlusconiano, Roberto Occhiuto, lui avrebbe usato la parola proibita, avrebbe dichiarato fascista l’assalto alla sede di un giornale?
