Ernesto Mancini, avvocato, è stato, dal 1 gennaio 1977 al 31 dicembre 2010, dirigente di enti del Servizio Sanitario Nazionale. Dal 2016 cura il sito internet www.dirittoepersona.it su temi di Costituzione, libertà e diritti civili.
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La marcia verso l’autonomia differenziata prosegue. Eppure la Corte costituzionale lo ha spiegato molto bene ricorrendo alla metafora dell’ascensore che deve fermarsi al piano giusto (in questo caso Comuni, Province, Città Metropolitane, Regione, Stato). E il piano dell’eguaglianza dei cittadini è riservato allo Stato che non può rinunciarvi né per un sistema regionale differenziato né per un sistema regionale paritario.
La possibilità per le Regioni del Nord di gestire autonomamente leve strategiche che appartengono allo Stato accentuerà le disuguaglianze territoriali e inciderà sull’unità della Repubblica. Se il Parlamento non fermerà le preintese raggiunte con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, dovranno intervenire una grande mobilitazione popolare, la Corte costituzionale o il corpo elettorale in sede di referendum abrogativo.
Dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni sulle preintese tra Governo e regioni del Nord, l’iter dell’autonomia differenziata prosegue dinanzi al Parlamento. Forse, dopo la bocciatura referendaria della riforma della magistratura e dopo il tramonto del premierato, questo strappo della coesione nazionale incontrerà degli ostacoli. Ma i colpi di mano sono sempre possibili. Per questo occorre vigilare.
Ricordate Carola Rackete, i naufraghi della Sea-Watch3 e lo sbarco a Lambedusa forzando il blocco imposto dal ministro Salvini? Dopo l’assoluzione della Rackete, oggi lo Stato italiano è stato definitivamente condannato a risarcire i danni derivanti dal sequestro della nave. Nonostante le proteste del Governo, ha vinto il diritto.
Gestione del sistema tariffario, programmazione, governance, fondi integrativi: queste le funzioni fondamentali in materia di sanità da devolvere alle regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria secondo le pre-intese siglate con il ministro Calderoli. I profili di incostituzionalità sono evidenti e, con essi, la compromissione dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica.