Si è aperta finalmente un’opportunità di porre fine alla “inutile strage” che sta insanguinando la frontiera est dell’Europa. Il piano di pace in 28 punti proposto da Trump, poi ridotto a 19 punti a Ginevra, potrebbe aprire la strada alla fine di un conflitto che ha portato l’Europa sull’orlo del baratro di una guerra suicida con la Russia. Invece di esultare per questa speranza di pace, l’annuncio del piano USA è stato accolto con rabbia e sgomento dalle Cancellerie dei principali paesi occidentali e dai vertici UE che hanno cominciato subito a remare contro. Mercoledì scorso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen intervenendo alla plenaria di Strasburgo sul piano di pace in Ucraina ha detto: «Dobbiamo essere chiari sul fatto […] che i confini non possono essere modificati con la forza […] che non ci possono essere limiti alle forze armate ucraine».
Dopo aver istigato per oltre tre anni l’Ucraina a combattere per recuperare manu militari i confini del 1991, è difficile riconoscere di aver sacrificato “la meglio gioventù” di quello sfortunato paese per consentire a Zelensky di perseguire un obiettivo impossibile e insensato. Insistere a non accettare una modifica dei confini – già in atto da oltre dieci anni – vuol dire rifiutarsi di porre fine al conflitto. Pretendere di restituire all’Ucraina i suoi confini originari sarebbe come pretendere di ricostruire la Jugoslavia entro i confini del 1991. Il secondo ostacolo al processo di pace riguarda la resistenza alle limitazioni proposte alle forze armate ucraine. Il punto in questione riguarda le garanzie di sicurezza per la Russia. Si finge di ignorare che è stata proprio la questione del riarmo, la programmata estensione della NATO e delle sue basi missilistiche in Ucraina, la causa profonda della guerra.
Il cosiddetto contropiano di pace europeo non è un progetto di pace, bensì un progetto di tregua armata che congela i combattimenti ma conserva l’ostilità fra le due parti e la rende perenne, ma – quel che è peggio – rischia di far fallire il negoziato di pace. Ostacolare o respingere l’accordo che è sul tavolo a Ginevra è sommamente irresponsabile perché l’alternativa non è la prosecuzione della guerra in corso, in quanto l’Ucraina non ha le risorse umane (cioè i soldati da mandare al massacro), ma l’intervento diretto di truppe dei paesi europei nel teatro di guerra. Non a caso il Capo di stato maggiore dell’esercito francese, il generale Fabien Mandon, ha dichiarato il 18 novembre che la Francia deve essere pronta «a perdere i suoi figli» nella guerra prossima ventura con la Russia. Proprio questo è quello che dobbiamo scongiurare se non vogliamo perdere anche i nostri figli.
Ci sono dei momenti in cui la Storia giunge a un bivio, quando si presenta la possibilità di fare delle scelte che possono condurre in una determinata direzione oppure nella direzione opposta. Adesso ci troviamo di nuovo dinanzi ad un bivio della Storia: o si pone termine al conflitto con un vero accordo di pace che apra la strada alla riconciliazione fra i Russi e gli Ucraini, fra l’Europa e la Russia, oppure si ostacola l’accordo e si fa sfumare questa possibilità con l’effetto di rafforzare la logica dell’ostilità e del riarmo fino allo scoppio della guerra con la Russia, già programmata per il 2030.
