Il futuro della Palestina oltre la demagogia

Il futuro della Palestina è più incerto che mai. “Due popoli e due Stati” è uno slogan di comodo a cui non crede più nessuno data la situazione di fatto sul terreno. Un unico Stato, allora? Non ci sono alternative ma quale Stato, considerate anche le ferite, insanabili nei tempi brevi, del genocidio? Forse una confederazione di comunità autonome in grado di negoziare i reciproci rapporti, come, del resto, è stato per secoli.

Il genocidio è americano

Il cessate il fuoco a Gaza ottenuto da Trump è un sollievo per tutti ma, per una pace duratura, occorre evitare rimozioni e prendere atto che l’annientamento del popolo palestinese non è un disegno folle e solitario di Netanyahu ma l’obiettivo dell’intero fronte sionista e che il genocidio perpetrato non sarebbe stato possibile senza l’appoggio militare, politico e mediatico degli Usa.

Trump: premio Nobel per la guerra

Il premio Nobel per la pace a Trump sarebbe stato un’offesa intollerabile. Ma resta il fatto che se ne è parlato. Incredibilmente. Non solo per la storia dell’uomo, ma anche per i suoi comportamenti di questi giorni, con la riapertura di scenari di guerra in Sud America e nelle stesse città degli Stati Uniti, con l’esercito schierato in funzione di “ordine pubblico”. Fatti che meriterebbero un Nobel per la guerra.

Il terrorismo dimenticato di Israele

Il terrorismo in Palestina non nasce, come vorrebbe una diffusa vulgata, con Hamas. A praticarlo, sin da un secolo fa, sono state diverse organizzazioni paramilitari sioniste, a cominciare dalla Banda Stern, dalle cui fila sono usciti capi del Governo israeliano come Yitzhak Shamir e Menachem Begin. Ed è una pratica che perdura tuttora con l’assassinio politico di leader palestinesi in patria, nei paesi vicini e anche in Europa.

Gaza: piano di pace o complicità nel genocidio?

La Commissione Onu sui territori occupati lo ha ribadito in maniera netta: a Gaza è in corso un genocidio. Non è una novità. Da tempo ci sono, a dimostralo, migliaia di testimonianze, video, fotografie. Ma non per questo è una conclusione superflua. Ora, infatti, è chiaro che tutti gli Stati hanno l’obbligo di concorrere a interrompere quel delitto e che, in caso di mancata adozione delle misure necessarie, sono complici.

Democratizzare il mondo senza i popoli?

Quel che è in gioco oggi nel mondo è il passaggio da un assetto plurisecolare delle relazioni tra gli stati fondato sul dominio “aristocratico” di una o di poche grandi potenze a un’epoca di democratizzazione. Ma ciò non avverrà senza il necessario protagonismo dei popoli. È, dunque, urgente pensare a nuove forme di mobilitazione sulle orme di esperienze come il Forum sociale mondiale di Porto Alegre di 25 anni fa.