Per due anni la popolazione di Gaza è stata uccisa, mutilata e sfollata in una guerra devastante che è un affronto all’umanità. Case, ospedali e scuole sono stati distrutti e i servizi medici essenziali portati al collasso. È una delle guerre in corso, alcune delle quali durano da anni e molte delle quali sono sommerse o ignorate dalla comunità internazionale. Ancora una volta, e più che mai, le vittime sono i civili, soprattutto i bambini. Ancora una volta, e più che mai, le vittime sono i civili, soprattutto i bambini. Secondo l’UNICEF, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, nella Striscia di Gaza, 64.000 bambini sarebbero stati uccisi o mutilati, inclusi almeno 1.000 neonati, molti altri sono morti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie. Un bambino ucciso ogni ora nei 24 mesi di continui attacchi israeliani, per un totale di almeno 20.000 bambini uccisi. Su 100 bambini, quattro hanno perso uno o entrambi i genitori. Oltre 10 bambini nella Striscia di Gaza hanno perso una o entrambe le gambe ogni giorno e oltre 1000 hanno perso un arto a partire dall’ottobre 2023. Nel drammatico scenario emerso nella Striscia di Gaza, è stato raggiunto un debole accordo per la sospensione del conflitto, sebbene ciò abbia portato solo a una sua diminuzione di intensità.
I recenti conflitti hanno avuto un impatto devastante sulla vita dei bambini; non solo con conseguenze acute e gravi, ma con effetti duraturi nel tempo. Ci vuole molto tempo, oltre a un grande investimento umano ed economico, per recuperare ciò che le vittime hanno perso a causa di una guerra. Quindi: cosa succederà ai bambini sopravvissuti una volta sospese definitivamente le ostilità? Cosa è successo in altre circostanze? Ogni guerra è diversa nelle sue motivazioni, metodi, durata e (sempre terribili) esiti, ma cosa possiamo aspettarci accada per i bambini di Gaza?
Un quesito per molti ovvio, forse addirittura inutile: purtroppo non lo è. Come per tutti gli accordi e i trattati che sanciscono la fine di un conflitto armato, l’attenzione dell’accordo si concentra principalmente sulla ricostruzione degli edifici e non sulla qualità della vita delle vittime. Non vengono specificate date o tempi, né tantomeno sanzioni, per il ritorno alle condizioni di vita prebelliche e per il loro miglioramento.
Nel mese successivo al cessate il fuoco (mezzogiorno del 10 ottobre), quando l’agenzia di protezione civile di Gaza ha stimato che i corpi di circa 10.000 persone sono intrappolati sotto le macerie e gli edifici crollati e che ci siano 60 milioni di tonnellate di macerie sparse sul territorio, quando il Ministero della Salute di Gaza, ha affermato che il bilancio delle vittime palestinesi ha ormai superato le 68.000 unità, Israele ha violato l’accordo almeno 282 volte con attacchi aerei e di artiglieria uccidendo almeno 242 palestinesi e ferendone 622, secondo i dati del Ministero della Salute palestinese. Il punto 3 dei 20 accordi sottoscritti con il piano di pace (“Se entrambe le parti accetteranno questa proposta, la guerra finirà immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno sulla linea concordata per prepararsi al rilascio degli ostaggi. Durante questo periodo, tutte le operazioni militari, compresi i bombardamenti aerei e di artiglieria, saranno sospese e le linee di battaglia rimarranno congelate fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il ritiro completo.”) è quindi largamente disatteso e, ancora una volta, la guerra continua suppur diminuendo di intensità.
Il tasso di mortalità per i bambini sotto i 5 anni di età era 10 volte superiore di quello del 2023 prima della guerra, mentre è aumentato di sei volte per i neonati di età inferiore a un mese. Il tasso di mortalità (il numero di decessi di bambini ogni 1000 nati vivi nello stesso periodo di tempo) è un indicatore essenziale per comprendere lo stato di salute e di benessere dei bambini e dell’intera popolazione nel tempo. Quanto tempo ci vorrà per riprende la lenta diminuzione annuale della mortalità infantile che si era intrapresa a Gaza prima della guerra, e migliorarla in modo consistente?
Quasi un bambino su sei di età inferiore ai 5 anni a Gaza, circa 55.000, soffre di malnutrizione acuta, di cui quasi un quarto è così gravemente malnutrito da avere “poche possibilità di riabilitazione”, come rivelato in un recente studio che ha utilizzato i dati dell’agenzia ONU per la Palestina UNRWA su 220.000 bambini sottoposti a screening a intervalli multipli tra gennaio 2024 e metà agosto 2025. Quando l’intera popolazione di Gaza non dovrà lottare per la sopravvivenza alimentare? Quasi tutte le scuole sono state distrutte, molti studenti e insegnanti uccisi e la popolazione sfollata. Quando i bambini gazawi torneranno a scuola? Molteplici domande che si possono sintetizzare in una: qual è l’aspettativa di vita dei bambini della Striscia di Gaza nei prossimi anni?
L’aspettativa di vita alla nascita a Gaza è scesa da 75,5 a 40,5 anni durante il primo anno di guerra, un calo di quasi 35 anni, ovvero del 46%. Una perdita ingente e generalizzata che ha colpito l’intera popolazione di Gaza perché il 27% dei morti erano bambini sotto i 15 anni d’età. Una valutazione parziale perché datata e che non tiene conto degli effetti indiretti della guerra, ma sufficiente drammatica per guardare al futuro del popolo Gazawi, come ripreso anche nel rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 16 settembre 2025.
L’analisi di tre casi storici (Bosnia ed Erzegovina, Siria e Ruanda) indicano che, dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend di miglioramento dei livelli di mortalità infantile rispetto a quelli precedenti al conflitto. Dovranno aspettare altrettanto anche i bambini di Gaza? Non lo sappiamo, ma questa indicazione è importante non solo per monitorare l’esito di un conflitto, ma anche per pianificare meglio gli interventi volti a ripristinare e migliorare il benessere delle popolazioni vittime.
Ricostruzione, comprese infrastrutture, aiuti economici e alleanze politiche, sono i termini presenti nei trattati postbellici, ma la ricostruzione psicofisica e identitaria di una popolazione non è vincolata a convenzioni internazionali, bensì si realizza attraverso i diritti che le persone hanno riconquistato. Come la salute, il benessere è una risorsa per la vita quotidiana ed è determinato dalle condizioni sociali, economiche e ambientali. Il benessere comprende la qualità della vita e la capacità delle persone e delle società di contribuire al mondo con un senso e uno scopo. È quindi una caratteristica oggettiva complessa di ogni società, ma i suoi valori e principi sono, o dovrebbero essere, universali.
Si stima che 5,2 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiano principalmente per cause prevenibili e curabili. Per le popolazioni colpite dalla guerra, quest’ultima è la principale causa di mortalità, disabilità e malattia. Tutti gli altri fattori sono comorbilità. Come per l’accesso a interventi semplici e accessibili come vaccinazioni, nutrizione adeguata, acqua e cibo sicuri e assistenza sanitaria di qualità, che prevengono e curano molte patologie per migliorare la sopravvivenza e il benessere dei bambini, anche la guerra deve essere prevenuta e la pace difesa nell’interesse di tutta l’umanità. Quando questo non è stato possibile, come accaduto nella Striscia di Gaza, l’impegno di tutti in base alle proprie capacità, possibilità e responsabilità dovrebbe essere quello di restituire, migliorare e garantire in tempi rapidi i diritti che la guerra a negato. A tutte le vittime, ai bambini Gazawi e a quelli dei 56 conflitti armati in corso nel mondo.
