Se Putin avesse fatto rapire Zelensky…

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Se Putin avesse fatto rapire Zelensky, con le stesse modalità con cui Trump ha rapito Maduro e “sequestrato” il Governo del Venezuela, le probabilità di un conflitto armato globale sarebbero aumentate in maniera esponenziale e incontrollabile. Agli Stati Uniti invece tutto è concesso: l’applicazione unilaterale di dazi, le pretese di annessione della Groenlandia, i tentativi di destabilizzare e ridimensionare l’Unione Europea.

Siamo di fronte a un epocale disordine mondiale in divenire e ci si ritrova, avendone ignorato i prodromi, seduti su un vulcano in attività. L’idiozia e la malafede con cui ogni tentativo di analisi è stato rinchiuso dentro scatole vuote, sigillate con le etichette “antiamericano” e “filoputiniano”, ha posto l’Europa, priva di analisi e di conseguenza priva di qualunque strategia, in una posizione di estrema debolezza per affrontare gli interessi geopolitici delle super potenze USA, Russia, Cina (a cui a breve si aggiungerà l’India) che stanno ridisegnando, a loro uso e consumo, gli equilibri internazionali.

Eppure non era e non è difficile capire che Stati Uniti e Russia sono due facce della stessa medaglia: due potenze imperialiste che mirano ad estendere il proprio predominio politico ed economico sugli altri Stati. L’aver guardato, con la giusta e necessaria critica solo in direzione dell’Unione Sovietica ieri e oggi della Russia, ha partorito un’analisi a senso unico e di conseguenza una visione ristretta della realtà. Se si cerca di capire, non giustificare, le motivazioni per cui la Russia ha aggredito l’Ucraina si viene bollati come “filoputiniani”, non si ha diritto di organizzare dibattiti pubblici (nemmeno se sei Alessandro Barbero) e, se sei un giornalista, puoi essere trasferito direttamente da Mosca al Cairo (vedi il declassamento di Marc Innaro). Se si ritiene che gli USA più che alleati siano sempre stati i Sovrani e che l’Europa, come il Sud America, sia stata storicamente trattata da semplice vassallo, con al suo interno un’ulteriore divisione tra Stati valvassori e Stati valvassini, si viene liquidati semplicemente come “antiamericani”, anche se l’elenco delle malefatte statunitensi non è certamente inferiore a quelle del regime russo.

Ma gli USA a partire dal genocidio dei popoli pellerossa e nativi americani, hanno sempre goduto di pelose “benevolenze”, di giudizi acritici o giustificativi, come ad esempio il recente e insostenibile comunicato del Governo italiano che ritiene azione legittima il rapimento del Presidente di uno Stato sovrano e la conseguente occupazione coloniale (perché di questo si tratta: mettere le mani USA sulle riserve petrolifere del Venezuela), sorvolando sul dato che questa azione predatoria è l’affossamento del diritto internazionale e il ritorno alla legge del più forte, quella della giungla. Il Venezuela un pericolo per gli USA? Suvvia! Piuttosto è uno degli anelli deboli tra gli Stati che hanno l’onere di trovarsi nel “giardino di casa” degli Stati Uniti, come il Messico o la Colombia, o Cub,a già soffocata da ingiustificabili e pesantissimi decenni di sanzioni imposte dagli USA.

Gli americani non sono mai stati alleati dell’Europa (https://vll.staging.19.coop/mondo/2026/01/08/usa-europa-storia-di-unalleanza-ostile/); l’hanno usata come linea di frontiera durante la “Guerra Fredda”, e non hanno esitato a riciclare criminali nazisti o a installare loro basi militari, in particolare tra Italia e Germania, per fronteggiare l’Unione Sovietica per la spartizione dei territori rispetto alle reciproche sfere d’influenza. Restando al nostro Paese, gli USA non sono mai stati alleati paritari ma, con logica di dominio, sono intervenuti più volte per bloccare qualunque svolta a sinistra, perché i tentati golpe come le stragi neofasciste (La nuova inchiesta sulla strage neofascista di Brescia porta lì dove nessuno poteva immaginare. Il comando Nato di Verona, “la Repubblica”, 27 dicembre 2022), come gli ostacoli posti al “compromesso storico”, con l’apice delle minacce di Kissinger ad Aldo Moro del 25 settembre 1974, hanno sempre visto una diretta intromissione degli USA.

Per riconfermare la propria leadership a livello mondiale gli USA, utilizzando l’Ucraina, hanno “testato” la forza militare russa che è risultata, arsenale atomico a parte, meno efficace e potente di quanto temuto considerato il perdurante stallo, seppur altamente drammatico, del conflitto in corso. Raggiunto l’obiettivo di indebolire la Russia e di mostrarne i limiti militari, l’Ucraina è stata abbandonata al suo destino, scaricando i costi della ricostruzione all’Unione Europea. Lo stesso meccanismo riguarda la svolta nei confronti dell’Europa: oggi per gli USA è più importante riposizionare la propria potenza militare ed economica nei confronti della Cina, riconsolidando contemporaneamente il proprio dominio sul “giardino di casa”.

L’elenco dei golpe fascisti sponsorizzati dagli USA tramite la CIA, che hanno sempre soffocato le aspirazioni dei Paesi del Sud America, è conosciuto ai più soprattutto per gli spietati regimi di Pinochet in Cile e di Videla in Argentina, ma non possono essere dimenticati quello del Guatemala o quello più spietato del Brasile che durò dal 1964 al 1985, dell’Equador del 1963, e ancora in Bolivia e il tentativo fallito di rovesciare Castro nel 1963 e la “punizione” di Cuba con le sanzioni. Indimenticabile, poi, la buffonata di Colin Powel che il 5 febbraio 2003 agitò alle Nazioni Unite una boccettina di innocua polvere bianca, facendola passare per arma di distruzione di massa e giustificare la guerra all’Iraq. Guerra che ha destabilizzato in negativo il Medio Oriente così come l’intervento in Libia ha destabilizzato il Nord Africa.

Venendo a tempi più recenti, lo “sguardo a senso unico” dell’Unione Europea, ancora alla ricerca della propria identità e legata agli USA da una sorta di “sindrome di Stoccolma”, vede le pressioni russe, certamente inaccettabili, per condizionare le elezioni in Georgia come in Armenia, ma archivia velocemente i finanziamenti preelettorali degli USA garantiti all’Argentina per salvare dalla bancarotta il Governo del reazionario Milei, e sorvola sui dazi USA usati come arma di ricatto nei confronti del Brasile per impedire la condanna dell’ex presidente Bolsonaro, accusato di tentato golpe dopo la sconfitta elettorale che ha permesso il ritorno di un governo progressista. E che dire dell’ombrello politico/militare americano che ha permesso al Governo reazionario di Israele di distruggere Gaza e di continuare, sottotraccia, l’occupazione della Cisgiordania, e che ha bloccato qualunque minima sanzione dell’UE per tentare di fermare il genocidio del popolo palestinese.

È evidente che l’agenda politica dell’UE non è autonoma ma è dettata dagli USA: si veda il caso della imposizione dell’aumento, insostenibile se non al prezzo di tagli del welfarestate, della spesa per gli armamenti, che ovviamente devono essere made in USA! Sdoganare e rilanciare i programmi di riarmo è una follia nel momento in cui gli eredi delle destre guerrafondaie sono a un passo dal tornare nelle stanze del potere: l’AFD, nostalgica forza neonazista, diventata il secondo partito in Germania; il Rassemblement National di Le Pen, che potrebbe sfondare, in Francia, il “muro democratico”, anche per l’irresponsabilità di Macron che non rispetta gli esiti elettorali; VOX, partito di estrema destra, diventato terza forza politica Spagna; i vari governi conservatori nei Paesi Baltici a cui, con totale miopia, l’UE ha affidato gli importanti ministeri della Difesa e degli Esteri… E, infine, l’Italia dove, come forma di suicidio non assistito, abbiamo permesso, con le continue divisioni dell’area progressista e della sinistra, l’ascesa neofascista del Governo Meloni. Il duo Trump-Musk sponsorizza questa ragnatela nera, e vedrebbe ben volentieri Nigel Farage, il sostenitore della Brexit, al posto di Starmer nel Regno Unito, Le Pen in Francia e AFD in Germania e ovviamente la conferma di Meloni in Italia.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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