Stati Uniti: come ti manipolo il voto

È il voto che garantisce la rappresentanza. Più è manipolato, più ci si allontana dalla democrazia. È quanto accade negli Usa dove, spesso, i collegi elettorali (maggioritari) vengono ridisegnati alla vigilia del voto, in modo da concentrare in un solo distretto o sparpagliare gli elettori e condizionare così i risultati. Da oggi, grazie a una sentenza della Corte Suprema, alla manipolazione politica si può sommare quella razziale.

Una giustizia garantista? Almeno proviamoci

Il referendum è passato. Ha vinto il no, evitando che il sistema autoritario voluto dalla destra si arricchisse di una nuova tessera. Ma i problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienti restano inalterati. Occorre aprire al riguardo una stagione di riflessione e di mobilitazione. Volere la Luna ci prova con un incontro a Napoli il 6 giugno.

Diritto di voto e percorsi di emancipazione femminile

Il diritto delle donne di votare e di essere votate ha, nel nostro Paese, una data: il 2 giugno 1946. È una tappa fondamentale dell’emancipazione femminile. Ma, per raggiungere quel traguardo, le donne avevano incontrato seri ostacoli e combattuto molte battaglie. E altri ostacoli sono emersi anche dopo la Costituzione e sono tuttora presenti. Ad alcuni aspetti di questo percorso è dedicata la TALPA qui proposta.

2 giugno: il senso della Repubblica

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, nasce la Repubblica e, con l’elezione dell’Assemblea costituente, si pongono le basi per la Costituzione. Ciò avviene, per la prima volta nella storia nazionale, a suffragio universale. Ed è subito chiara l’importanza della partecipazione delle donne nella definizione di un progetto che, ancora oggi, è alternativo all’esistente, contro la guerra, la disumanizzazione, la sopraffazione.

Per un 2 giugno democratico e anti-militarista

Da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi la ricorrenza del 2 giugno ha assunto un significato particolare. Ci ricorda, per un verso, il fondamento democratico su cui poggia la Repubblica antifascista, che le riforme della destra cercano continuamente di stravolgere; ci richiama, per altro verso, al compito di prendere sul serio l’art. 11 della Costituzione, sempre più ignorato in questi anni di ubriacatura bellicista.

Per una politica pubblica dell’abitare

La casa non è un bene qualsiasi. È il primo luogo della cittadinanza: da essa dipendono lavoro, scuola, salute, relazioni familiari, mobilità, sicurezza, vecchiaia, partecipazione alla comunità. Per questo l’abitare non può essere affidato soltanto al mercato, né ridotto al rapporto tra domanda e offerta immobiliare. Occorrono piani nazionali e comunali e deve essere privilegiato, sotto ogni profilo, il patrimonio abitativo pubblico.

Israele. Dalle guerre giuste alla pace giusta

II massacro in corso in Palestina mostra che la guerra giusta non esiste. Ci vuole, al contrario, una pace giusta. Essa richiede che lo Stato di Israele riconosca ufficialmente la Nakba, se ne assuma la responsabilità, istituisca un meccanismo per il ritorno o il risarcimento, smantelli le strutture radicate dell’occupazione, garantisca pari diritti tra il mare e il Giordano e attui un’equa ripartizione delle risorse e della terra.

“Donna, vita, libertà”: senza le donne non c’è democrazia

Lo slogan curdo “Jin, Jiyan, Azadî” (“Donna, vita, libertà”) indica la centralità delle donne nella trasformazione democratica della società. Il “demos”, il popolo, non è davvero tale senza la presenza attiva delle donne. Per la loro intelligenza e sensibilità, e non solo per un dato quantitativo. Ma questo protagonismo non può trasformare la politica se non si manifesta prima nella società e nella famiglia.

C’è un rapporto tra barbera e lotta di classe. Ciao Carlin

1973. Un incontro in una fabbrica occupata a Pallanza: “Il rapporto tra barbera e lotta di classe”. E Carlin che spiega: c‘è l’industria, certo, ma c’è anche il primario, l’agricoltura. Ci sono gli operai, certo, ma ci sono anche i contadini il cui lavoro è fondamentale, va rispettato. E poi va detto che c’è la rabbia e c’è la lotta, ma c’è anche la gioia, il riposo, e perché no, il mangiare e il bere bene. Questo era, per me, il compagno Carlin.

Se Israele occupasse Linosa, che farebbe il Governo?

Immaginiamo che un commando di incursori israeliani sbarchi a Linosa e sequestri 12 pescatori con il pretesto che si preparavano a distribuire il pesce alle folle affamate di Galilea, come aveva fatto 2000 anni fa un agitatore politico. Come reagirebbe il Governo dei nostri “patrioti”? Con il pigolio che ha accompagnato l’abbordaggio di navi battenti bandiera italiana e il sequestro, tra gli altri, di cittadini italiani?