Olindo Rampin è nato a Venezia e vive a Parma. Insegna Discipline Letterarie nelle scuole superiori. Scrive, tra racconto e critica, di teatro e di danza.
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“Orlando”, il meno moderno tra i romanzi di Virginia Woolf, è, secondo le parole dell’autrice, “un capriccio” iniziato come uno scherzo, una sorta di brillante tour de force dell’intelligenza. Oggi questa natura del romanzo trova uno strano, vitalizzante parallelo nella vertigine interpretativa in cui il pubblico è trascinato da Anna Della Rosa, mattatrice della sua riduzione teatrale di Andrea De Rosa e Fabrizio Sinisi.
La rappresentazione, al Teatro delle Passioni di Modena, di una nuova versione di “Crave”, a quasi trent’anni dal suicidio di Sarah Kane, precipitano lo spettatore in un conflitto che non consente negoziazioni: il conflitto che ha travolto l’autrice, incapace di superare un doppio trauma: il fardello di una atroce nevrosi e il raccapriccio per il presagio di quel che saremmo diventati nel successivo venticinquennio.
“Prendersi cura” di Alexander Zeldin, in scena al Teatro Due di Parma, si svolge nello scenario di una macelleria industriale. Ma non c’è nulla di Brecht né alcuna contestazione dell’ordine delle cose. Ciò che interessa al regista e agli ottimi attori è la segreta solidarietà di lavoratori invisibili, notturni, non difesi da alcuno.
Lo scorbutico e gelido uomo d’affari Ebenezer Scrooge, protagonista del proverbiale “Canto di Natale” dickensiano, ci appare oggi come un burbero sprovveduto a confronto con i tecno-tiranni del nostro tempo e con le schiere dei loro servili ammiratori. Ma l’eccellente interpretazione teatrale dell’attrice Orietta Notari esalta le pagine ancora oggi memorabili del “canto” di Dickens.
Mettendo in scena, a Parma, “L’ultimo amore del principe Genji” di Marguerite Yourcenar, la regista greca Marilena Katranidou completa il tentativo incompiuto della scrittrice belga di operare una sorta di fusione dell’Estremo Oriente con il mondo greco e balcanico. Funzionale a tale operazione è la geniale trasformazione dell’edificio stesso del teatro nella combinazione di una casa giapponese e di un teatro greco.
La versione per marionette che il Gruppo Uror ha dato di SdisOrè di Giovanni Testori a Hystrio Festival illumina gli esiti “raccapriccianti” dell’ultima stagione teatrale dell’autore lombardo. Ne nasce uno spettacolo perturbante e grottesco a partire da un testo che rivela un perimetro tematico quasi elementare nella sua ossessività.
B. Motion, la sezione del festival OperaEstate di Bassano del Grappa, ha proposto una panoramica delle esperienze artistiche più innovative in tema di danza, teatro e musica. Le performances hanno riempito chiese, teatri, palazzi, palestre e giardini in uno sfondo solenne e magico, creando relazioni imprevedibili, volta a volta turbolente o armoniose.