Intifada a Torino

La manifestazione nazionale di Torino per Askatasuna ha evidenziato l’esistenza, nel mondo antagonista, di due culture del conflitto, quella della ricomposizione e quella che ha come modello l’intifada, che non riescono a convivere. L’intifada, in particolare, non prevede un processo di crescita né ha orizzonti di vittoria. È una testimonianza, un urlo di rabbia e di dolore. Ma le proteste di piazza se la porteranno dietro ancora a lungo.

Il futuro non comincia adesso…

Se oggi c’è un pericolo che avanza a grandi passi – e si materializza non solo in Italia ma in tutte le (ex o post) democrazie occidentali – non è la violenza contro lo Stato, ma la violenza di Stato. In questo contesto dire che “il futuro comincia adesso” e comportarsi come se fosse davvero così, pretendendo, per di più, di rappresentare le moltitudini non fa che perpetuare l’attuale assetto di potere.

Giovani: le semplificazioni e gli stereotipi non servono

Periodicamente, a seguito di episodi di violenza da parte di minorenni, emergono, negli adulti, panico e allarme e si parla della “questione giovanile” come di un’emergenza da affrontare con misure repressive. Senza motivo, ché l’unico atteggiamento utile per prevenire disagio e devianze è ascoltare, cercare di capire e incidere sulle relazioni e sul coinvolgimento nella costruzione di una società con prospettive di futuro.

Se i movimenti tacciono. I casi di Iran e Rojava

Ogni mobilitazione è il risultato di una selezione, spesso inconsapevole, tra ciò che è ritenuto importante e cosa può restare ai margini, magari perché richiede uno sforzo di comprensione e il superamento di schemi consolidati. Da qui la scarsa attenzione dei movimenti a quanto accade in Iran e in Rojava. Ma dove la mobilitazione è debole si aprono vuoti, presto occupati da altri attori, spesso con retoriche e progetti aggressivi.

Nunca más (mai più): la mia giornata della memoria

La giornata della memoria, per quanto mi riguarda, copre l’universo. Per me è l’ultima visita al museo di Santiago del Cile che dalla memoria prende il nome. Ne esco ubriaco di emozioni. So che dormirò male. So che i torturati saranno sempre dei torturati e i torturatori dei torturatori. So che l’oblio è impossibile e che bisogna vivere, ma sapendo che nulla di quanto visto può giustificare il diventare a nostra volta dei carnefici.

L’inganno e i rischi della deterrenza nucleare

Chi rilancia l’efficacia della deterrenza nucleare ignora (o finge di ignorare) che, negli ultimi ottant’anni, in diverse occasioni si è rischiato un conflitto nucleare: per errori, malintesi, mancanza di comunicazione, semplici coincidenze. È utile ricordarlo, aggiungendo che se non si è scatenata la guerra è stato grazie al caso o alla provvidenziale disobbedienza di alcuni militari (circostanze su su cui non si può fare affidamento…).

Nel Rojava assediato il popolo kurdo ritrova l’unità

In questi giorni, mentre le forze turco-siriane, protette da Stati Uniti ed Europa, si scatenano per distruggere l’autonomia confederale del Rojava e per annientarne la popolazione, emerge la straordinaria unità del popolo kurdo. Ogni distinzione è spazzata via e i Kurdi accorrono dall’Iraq, dalla Siria, dalla Turchia e dalla diaspora. Per questo la speranza non muore e a Kobane assediata e affamata si parla ancora di libertà.

L’ICE da Minneapolis a Milano-Cortina? Per il Governo italiano non è un problema

Il corpo di polizia che caccia gli emigranti negli USA si chiama ICE. Le sue note distintive sono la crudeltà e la truce spettacolarità degli interventi. Saranno suoi uomini ad accompagnare gli sciatori americani alle olimpiadi di Cortina. Surreale il commento del ministro dell’interno: «Non ne sappiamo nulla, ma se così fosse non vedo il problema».

La protesta dell’Iran tra sanzioni e repressione: alla ricerca di un’opposizione organizzata

In Iran l’ondata delle proteste cresce per l’impopolarità della Repubblica islamica e per un’economia lacerata dalle sanzioni e dal tentativo del regime di rispondere con ricette liberiste che aumentano la povertà. La situazione è esplosiva ma manca, all’interno, un’opposizione organizzata e, nella diaspora, un riferimento credibile.