Le zone rosse, ovvero come ridisegnare le città

Dalla fine del secolo scorso è in atto nelle società occidentali un processo di ridefinizione degli spazi urbani. Le zone centrali diventano luoghi di consumo, di turismo, di facciata e non tollerano la presenza di gruppi sociali e individui considerati antiestetici, disfunzionali, pericolosi e, per questo, da espellere. Nel nostro Paese le zone rosse sono l’ultima tappa di questa politica.

Tecnologie: noi province dell’impero americano

La tecnologia, l’informatica e l’intelligenza artificiale sono saldamente in mano ai colossi statunitensi, a Musk ma non solo a lui. L’Europa cerca affannosamente di darsi strumenti competitivi ma il suo ritardo è incolmabile. E dunque? Dunque, la nostra sovranità è compromessa: siamo una provincia dell’impero e, se un tempo siamo stati cuochi, oggi non ci rimane che fare i camerieri.

L’Università, il Governo e il Grande fratello

Nella postdemocrazia cara a Donald Trump e a Giorgia Meloni le Università, in quanto luogo di pensiero libero e critico, sono da considerare un nemico. Di qui il loro depotenziamento e la loro privatizzazione. Non basta. Una norma del disegno di legge “sicurezza” introduce una inedita collaborazione degli atenei con i servizi segreti, con invito a concorrere alla schedatura di docenti e studenti “irrequieti”.

Del caffè e delle carte di credito

I cambiamenti della vita quotidiana, più ancora delle grandi analisi politiche, ci dicono dove va il mondo e dove andiamo noi. L’uso della carta di credito ne è una cartina di tornasole. Non ha abolito l’evasione fiscale ma, piuttosto, l’elemosina e, soprattutto, ci spinge a vivere sul debito. E, poi, è certamente una comodità ma ci fa vendere una marea di informazioni sensibili a chi può controllarle e controllarci. Pensiamoci…

Fascioliberismo, anche lo spazio privatizzato

Con 7.000 satelliti in orbita, Elon Musk si è appropriato dello spazio extra-atmosferico, pur definito pubblico dalle convenzioni internazionali. Non ci sono solo la celebrazione del suo potere e la violazione del diritto internazionale. C’è una mutazione dello stesso capitalismo, con regressione a una dimensione premoderna e abbandono di principi come l’esistenza di una sfera pubblica e la distinzione tra politica ed economia.

No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina

La proroga dell’autorizzazione alla fornitura di armi all’Ucraina fino al 31 dicembre 2025 va contro la pace, la Costituzione italiana e gli stessi interessi della popolazione ucraina (che in sempre maggior numero rifiuta di andare a combattere, come dimostrano gli 800.000 renitenti alla leva). Per questo chiediamo ai parlamentari di rifiutare la conversione del decreto legge autorizzativo.