Pino Narducci, magistrato, è presidente della sezione riesame del Tribunale di Perugia
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Negli anni ‘70 la democrazia del nostro Paese corse rischi elevati. Anche per il tentativo di settori degli apparati di cogliere la lotta al terrorismo come pretesto per criminalizzare settori della cultura, dell’Università, della magistratura. Lo dimostrano due inquietanti relazioni riservate del generale dalla Chiesa declassificate nel 2012.
È il febbraio 1982. Alcuni brigatisti arrestati per il sequestro del generale Dozier denunciano di aver subito violenze sistematiche nel distretto di polizia Ca’ Rossa di Mestre. La pratica delle torture è confermata dalle inchieste di due giornalisti e da tre operatori di polizia. I primi vengono arrestati, i secondi emarginati. Il processo originato da quelle dichiarazioni è archiviato. 20 anni dopo, il commissario Genova confermerà che era tutto vero.
Verona-Padova, dicembre 1981-gennaio 1982. Durante e dopo il sequestro del generale Dozier da parte delle BR, alcuni dei rapitori vengono ripetutamente torturati. Lo accerterà, tra mille ostacoli, un processo e lo ammetteranno, anni dopo, alcuni protagonisti. Ma presto è intervenuta la rimozione, con grave danno per la verità e per una completa ricostruzione degli anni di piombo e dei loro effetti sulla vita del Paese.
Roma, maggio 1977. Sono passati 9 giorni dall’uccisione di Aldo Moro e viene fermato “il tipografo delle Br”. L’uomo inizia a collaborare, ma poi si ferma e riferisce ai giudici di avere parlato solo perché sottoposto a tortura. Ne segue una condanna per calunnia. Ma più di 30 anni dopo una sentenza accerta che era tutto vero e svela gli abusi di uomini della polizia diretti da un funzionario soprannominato dottor De Tormentis.