Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022).
Contenuti:
Nelle città aumentano le temperature e i morti per le ondate di calore. Aggiungere asfalto, anziché depavimentare, e non fermare il consumo di suolo arroventa le città. Ma il sindaco di Milano propone e il Parlamento vota la legge Salva Milano, che si muove proprio in quella direzione. È evidente che c’è bisogno di altro. E anche di altri.
Quel che stiamo vedendo non è maltempo ma il tempo che ci siamo cuciti addosso. In soli sedici anni, in Italia, sono stati sigillati/cementificati/asfaltati 121.650 ettari: è come aver aggiunto circa 11,5 città della grandezza di Milano. E mediamente, per ogni euro speso per la difesa del suolo, se ne sono spesi 4,6 per rimediare ai dissesti…
La quantità d’acqua che rimane sulla superficie di un suolo sano e naturale è sei-sette volte meno di quella che rimane in superficie in un’area urbanizzata. Ed è esattamente quello che è accaduto, di nuovo, in Romagna, come in altre Regioni. E che non diciamo abbastanza: il consumo di suolo aumenta i danni delle piogge, per di più piogge che saranno sempre più aggressive.
Sono passati 20 giorni e sulle alluvioni che hanno devastato mezza Italia è calato il silenzio. Al massimo si incolpa il cambiamento climatico (contro cui non si fa nulla). Quando la tempesta è passata, la politica – presidenti delle Regioni in primis – rimette gli abitini da protezione civile nell’armadio e tutto riprende come prima a cominciare dalla cementificazione che è la vera causa dei disastri.
C’è da non crederci. Una legge a dir poco folle della Regione Liguria, dove già il 23,2% dell’urbanizzato è in aree a elevata pericolosità idraulica, consente di continuare a edificare in tali aree. Non sono bastate, da ultimo, tre alluvioni e 41 morti per far capire che lì non bisogna aggiungere neppure un metro cubo ma semmai liberare dal cemento e ridare agio ai fiumi.