La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.

Una Costituzione per la terra: il realismo dell’utopia

In quest’ultimo anno si sono aggravate tutte le catastrofi globali che minacciano il futuro dell’umanità: le guerre, la crisi climatica, le disuguaglianze, l’esclusione dei migranti e, insieme, l’involuzione autocratica delle democrazie occidentali. A fronte di ciò il progetto di una Costituzione della Terra, che vincoli persone e stati, non è un’utopia ma un atto di realismo che, solo, può produrre un risveglio della ragione.

Ucraina: “il rischio della pace”

La svolta di Trump sull’Ucraina è guidata da ragioni di convenienza e di affari e non certo da sentimenti umanitari. Ciononostante può porre finalmente termine a un orrendo spargimento di sangue. Ed è stupefacente che i vertici dell’UE non si rassegnino alla fine della guerra, perdendo così l’opportunità di contribuire a rimettere il treno della storia sul binario di una pace vera e duratura.

Trump non è un cialtrone da circo

Trump non è, come dicono molti osservatori europei, un cialtrone da circo. Al contrario segue un copione ben studiato. E il trumpismo non è una accolita di sciamani, imbottiti di fake news da canali social e predicatori televisivi. Allo stesso modo le destre europee non sono un rigurgito d’altri tempi ma hanno in testa un progetto “moderno” articolato su capifamiglia, capifabbrica, capibastone, capi di Stato plebiscitati.

“Il mondo non è più quello di una volta”

In poco più di 30 anni il mondo ha cambiato volto. All’egemonia degli Stati Uniti è seguito un nuovo ordine mondiale: l’Occidente si è ritagliato un ruolo essenzialmente finanziario, l’Asia è diventata la fabbrica del pianeta, la Cina si è imposta come prima potenza economica, cresce il peso dei paesi emergenti e l’Europa, indebolita e stregata dall’islamofobia, guarda sempre più a destra. Difficile prevedere cosa accadrà ancora.

Autocrazia: come saldare capitalismo e nazionalismi

In America è arrivato al potere il suprematismo bianco, in Italia gli ultimi eredi del fascismo hanno preso il sopravvento: parti, l’uno e l’altro, di un movimento di sdemocratizzazione di portata planetaria. Non solo lo spettacolo mediatico ha ridotto le elezioni a lotteria, ma è invalso il principio che chi vince ha il diritto di governare senza vincoli. È l’effetto perverso della saldatura tra capitalismo e nazionalismi.

Elegia per una lavatrice, o ditirambo slow

La sostituzione di una lavatrice fa capire della nostra società più che la lettura del miglior saggio di economia o antropologia. Le macchine hanno tanta elettronica, che raccoglie dati e aggiunge funzioni di cui nessuno ha bisogno, aumentando i costi e rendendo la macchina fragile. Qualcosa è andato storto fra il neolitico e l’intelligenza artificiale. E, dunque, bisogna riprogettare tutto, a partire dal basso.

La Germania al voto tra populismo e crescita della destra radicale

Combattere il populismo con il populismo sembra essere la principale chiave di lettura della campagna elettorale tedesca. Con l’apertura a destra di Friedrich Merz, favorito come prossimo cancelliere per la CDU/CSU, poi, il dibattito si è incentrato sulla rottura del tabu della collaborazione con la formazione di destra radicale AfD. La sola variante nelle ultime settimane è l’aumento del gradimento della Linke.

“La disperazione non è un’opzione. Dobbiamo reagire in ogni modo possibile”

Dopo l’elezione di Trump, i plurimiliardari che lo circondano sono ancora più ricchi e pronti a smantellare quel che resta dello Stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Per contrastare il loro strapotere, Bernie Sanders scrive ai suoi sostenitori invitandoli a mobilitarsi per una politica dal basso. Per far sì che l’impossibile diventi possibile.