Paolo Cacciari, nato a Venezia nel 1949, è giornalista e politico. È stato consigliere comunale del Partito comunista italiano e in seguito deputato per il partito di Rifondazione comunista. Da anni è impegnato sul versante della difesa dell’ambiente e per diffondere i principi e le pratiche della decrescita.
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Il 21 giugno il popolo della pace scende in piazza in tutte le capitali del vecchio continente. Da tempo l’Unione Europea sta promuovendo politiche che alimentano uno stato d’animo di paura e accreditano l’idea che la guerra sia inevitabile e “giusta”. Fermare questo delirio bellicista è necessario e possibile. Ma siamo all’ultima chiamata.
Trump non è, come dicono molti osservatori europei, un cialtrone da circo. Al contrario segue un copione ben studiato. E il trumpismo non è una accolita di sciamani, imbottiti di fake news da canali social e predicatori televisivi. Allo stesso modo le destre europee non sono un rigurgito d’altri tempi ma hanno in testa un progetto “moderno” articolato su capifamiglia, capifabbrica, capibastone, capi di Stato plebiscitati.
Ci avevano detto che imprese e finanza si sarebbero fatte carico della salvezza del pianeta dal collasso climatico. E invece no. Contrordine: hanno rifatto i conti e ora ci dicono che la decarbonizzazione costa troppo e non si può fare. Dunque è chiaro: la transizione ecologia non sarà un regalo del capitalismo illuminato di verde, ma un percorso di trasformazione profonda dei modi di produzione e di consumo.
Non è uno scherzo, è una reale vicenda tragicomica. Le città del Veneto saranno attraversate da una mostra itinerante organizzata della Regione con il titolo “#AndràTuttoBene”, con i disegni indirizzati dai “bimbi veneti” al presidente Zaia, “una figura di grande valore simbolico e protettivo a cui i bambini delle varie fasce d’età hanno fatto riferimento costante”. Incredibile ma vero!
Più deperisce il mondo vitale, più cresce una sorta di religione fondata su due assiomi: la tecnoscienza troverà le soluzioni idonee a tutti i nostri problemi e la “mano invisibile” del mercato canalizzerà il denaro per finanziare le innovazioni necessarie. Non è così – ci dicono due autorevoli studiosi – e i fatti lo dimostreranno. Drammaticamente.
Il ministro alla transizione ecologica ha svelato le carte e si è scagliato contro lo slogan della decrescita. È chiaro che nei piani alti temono che pezzi di società ragionino, sperimentino riduzione dei consumi inutili e dannosi e organizzino la vita sociale fuori dalle logiche del mercato.
Ben venga la svolta green promessa dall’Europa. Ma attenzione: in agguato c’è la teoria secondo cui non occorre diminuire la produzione di gas climalteranti ma trovare un modo per bilanciarli. Ciò può, forse, salvare l’economia e i profitti delle grandi imprese ma non certo il pianeta.
Né i negazionisti della “coalizione fossile” né gli “innovatori” del Green New Deal vogliono rinunciare alle materie prime e alle tecnologie utili a mantenere alta la competitività delle proprie imprese e un differenziale di dominio sul resto del mondo. Per questo falliscono le conferenze internazionali. Meglio partire dal basso.
Venezia e la Laguna possono e devono essere messe in sicurezza. Cercando di rimediare ai disastrosi interventi dei governi che si sono succeduti negli anni (oggi riproposti senza pudore) e prevedendo misure urgenti efficaci e rispettose dell’ambiente. Qui dieci proposte concrete per un’agenda di governo.