“Il rumore degli anni”, di Danilo Conte

Attraverso la lente di un avvocato, storie convergenti di diritti negati: lavoratori pachistani sottopagati, l’addetta a una boutique declassata e umiliata, due restauratici precarie, un vecchio che arrotonda la pensione, gli orchestrali di Torino, i lavoratori di Brescia che rifiutano di caricare armi… Dolore e tenerezza del condividere ingiustizie e battaglie. E qualche volta di vincere in tribunale. Un romanzo avvincente, talora lirico.

Il Teatro Settimo: da una periferia al centro del mondo

Il Teatro Settimo ha 50 anni. Nato nella cintura torinese, una periferia operaia solo apparentemente grigia, ha lavorato nel locale per poi esportare a livello nazionale e internazionale una maniera speciale di fare teatro: non solo intrattenimento ma strumento per rendere viva la comunità e creare relazioni. Con l’innovativa intuizione che il teatro può rappresentare anche un percorso artistico negli spazi urbani.

Città in vendita: Firenze e non solo

“Firenze alienata. Vendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare” (a cura di Ilaria Agostini e Francesca Conti) è un atto d’accusa che dimostra plasticamente le conseguenze sociali devastanti della svendita del patrimonio delle città ai fondi privati e dell’abbandono della cifra politica dell’urbanistica. Ma che getta lo sguardo, anche, sulle tante proposte e lotte per uno sviluppo alternativo della città.

Dickens, Engels e il Natale del nostro scontento

Lo scorbutico e gelido uomo d’affari Ebenezer Scrooge, protagonista del proverbiale “Canto di Natale” dickensiano, ci appare oggi come un burbero sprovveduto a confronto con i tecno-tiranni del nostro tempo e con le schiere dei loro servili ammiratori. Ma l’eccellente interpretazione teatrale dell’attrice Orietta Notari esalta le pagine ancora oggi memorabili del “canto” di Dickens.

Pasolini o dell’alterità del comunismo

Rileggere oggi il discorso che Pasolini prepara per il congresso del Partito radicale del novembre 1975 è un esercizio d’attualità politica. In quelle poche pagine lo scrittore friulano sembra parlare di ciò che è accaduto a noi e, anche, di ciò che dobbiamo fare per ricominciare a stare dalla parte degli sfruttati senza confonderli con gli sfruttatori.

Pasolini e l’officina della realtà

La generazione degli anni Settanta è stata contemporanea della morte di Pasolini, sanguinoso varco di ingresso in un’epoca in cui prendevano forma molte sue profezie. Di qui l’impulso a rovistare nell’opera dello scrittore politico e dell’artista interessato a capire una realtà sempre più contraddittoria, senza giudicare, né correggere, né incasellare. Per provare a cambiare.