Valter Giuliano, giornalista professionista, Accademico dell’agricoltura, è stato presidente nazionale della “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore alla cultura della Provincia di Torino. È consigliere comunale di Ostana, dove ha fatto nascere il “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. Già direttore di “ALP”, ha fondato e diretto “Passaggi e Sconfini”. Direttore responsabile di “Natura e Società” e di “ Obiettivo Ambiente”, dirige “Segusium. Arte e storia della Valle di Susa”.
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“Canone effimero”, documentario dei fratelli De Serio, racconta di un’Italia considerata marginale, al punto da essere esclusa dal futuro, ma che, in realtà, è viva e vitale e progetta il suo futuro forte delle sue radici. Il filo conduttore si appoggia a musiche, canzoni, strumenti pazientemente lavorati per dare voce alla necessità di esprimere sentimenti, passioni, ribellioni.
Il Teatro Settimo ha 50 anni. Nato nella cintura torinese, una periferia operaia solo apparentemente grigia, ha lavorato nel locale per poi esportare a livello nazionale e internazionale una maniera speciale di fare teatro: non solo intrattenimento ma strumento per rendere viva la comunità e creare relazioni. Con l’innovativa intuizione che il teatro può rappresentare anche un percorso artistico negli spazi urbani.
Dal 1958 al 1962 Cantacronache, collettivo torinese di musicisti e poeti, propose una “canzone neorealista”, in contrapposizione alle canzonette di Sanremo. Rileggerne la storia, 70 anni dopo, pone la domanda sul possibile ruolo della musica e della cultura per resistere oggi nell’Italia di Meloni, non così diversa da quella di Tambroni.
Pur se disapplicata, la legge a tutela delle minoranze linguistiche del Paese ha compiuto, nei giorni scorsi, 25 anni. Nonostante gli impegni presi manca ancora, invece, una disciplina a tutela dei “camminanti”, i Sinti e i Rom. Di più, essi continuano ad essere discriminati. Lo denuncia la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza. Naturalmente le nostre istituzioni, anziché fare ammenda, si indignano.
L’uomo sta distruggendo il pianeta. I disastri prodotti dalla sua azione (a cominciare dai cambiamenti climatici) non sono solo alle porte: sono ormai entrati nelle nostre case. Letteralmente. Eppure i tentativi di arginarli vengono accolti con ironia, irrisione, fastidio. Per invertire la tendenza occorrono informazione e formazione. È ciò che fa da cinque anni, in una certosa ai piedi della Val Susa, l’associazione “Casacomune”.
Il sospetto sta diventando certezza: per non smentire il totem delle crescita infinita si applica l’obsolescenza programmata non più solo alle merci ma anche agli uomini, ai territori e agli Stati. Lo strumento per dare attuazione a questo piano criminale che, unico, garantisce tale illusoria prospettiva è la guerra. Con la quale, si sa, aumenta il PIL e, soprattutto, si aprono le prospettive della ricostruzione.
Nel momento in cui si assiste alla presa di coscienza da parte delle nuove generazioni della necessità di impegnarsi in difesa della natura, è fondamentale riandare alla figura di Renzo Videsott, protagonista della salvezza dello stambecco, direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso e figura chiave nella costruzione dell’ambientalismo moderno, in cui il naturalismo è integrato dall’impegno sociale e politico.
Il «nucleare pulito, di nuova generazione, tanto diverso da quello referendario», propagandato dal Governo è una truffa. Così Massimo Scalia, uno dei padri dell’ecologismo italiano, che ci ha lasciati a dicembre. Il rimpianto si accompagna alla consapevolezza che se le sue indicazioni fossero state seguite dalla politica oggi il nostro Paese sarebbe all’avanguardia nel settore delle energie naturali e rinnovabili.
La biblioteca di riferimento per un buon ambientalista è ricca e composita, a partire dall’antichità. Ma è con il secolo scorso che si arricchisce di una serie di testi imprescindibili per la costruzione di un progetto basato su solide radici, che consenta di affrontare un futuro denso di incognite determinate dai ritardi nel cogliere la necessità di tornare a vivere in armonia con l’ambiente naturale di cui siamo parte.
La recente conclusione, alla Reggia di Venaria, delle manifestazioni per il centenario dei primi parchi nazionali d’Italia, quelli del Gran Paradiso e d’Abruzzo (oggi Abruzzo Lazio e Molise), lascia intatte le preoccupazioni del mondo ambientalista per il futuro dei parchi e delle aree protette del Paese, fondamentale elemento di salvaguardia della biodiversità.