Il Teatro Settimo: da una periferia al centro del mondo

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Potrebbe essere riassunta così la parabola del Teatro Settimo: una periferia importante che dalle lavandaie e dalla lavorazione delle ossa si è imposta per la continuità dei suoi saperi. Un terreno fertile da cui, non a caso, è nata l’esperienza teatrale che ha saputo diffondere un’idea nuova di teatro e formare tanti protagonisti destinati a calcare, con successo, la scena nazionale. Il compleanno del Laboratorio Teatro Settimo è stato festeggiato lo scorso 2 dicembre all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Del percorso artistico dello storico gruppo teatrale guidato da Gabriele Vacis protagonista della scena italiana degli ultimi decenni del Novecento è stata data testimonianza, tra gli altri, da Antonio Albanese, Mario Agostinoni, Mirko Artuso, Roberta Biagiarelli, Lella Costa, Laura Curino, Emma Dante, Lucio Diana, Mariella Fabbris, Gian Luca Favetto, Lucilla Giagnoni, Mario Martone, Erica Nava, Marco Paolini, Serena Sinigaglia, Roberto Tarasco, Adriana Zamboni.

Ne parliamo con Gabriele Vacis che quella periferia non l’ha mai abbandonata pur frequentando palcoscenici importanti. E che di quel momento storico ricorda: «C’era un forte fermento sociale, Sindaco di Torino era Diego Novelli, vescovo Michele Pellegrino… C’erano relazioni e società. Oggi si insegue unicamente l’intrattenimento». Insieme ad Antonia Spaliviero, Laura Curino, Lucio Diana, più tardi Mariella Fabbris, Roberto Tarasco, Marco Paolini, l’ha trasformata in grimaldello di speranza. Settimo Torinese, città per troppo tempo considerata solo periferia operaia di Torino – passata dal 1958 al 1963 da 10 a 25 mila abitanti –, è diventata molto di più, grazie a gente come loro, capaci di reiventarla. La trasformazione è anche nella storia di Gabriele: «Mamma Luigina arrivava dal Veneto, papà Vittorio dalla bergamasca: erano i classici immigrati anni Trenta». Settimo oltre alle lavanderie e alla lavorazione dell’osso – poi fabbriche di penne –, vantava aziende come Fiat, Ceat, Pirelli, Siva, Paramatti, cromature: «Da piccolo, in casa montavamo, come gran parte delle famiglie, le biro; poi andavo con gli amici a vedere i colori che assumevano le bealere (canali di irrigazione) a seconda degli scarichi delle aziende».

Gabriele si iscrive al Liceo dell’Accademia Albertina dove conosce Adriana Zamboni tra le fondatrici del Teatro Settimo. Il primo esperimento nasce in parrocchia, con la recita natalizia de La locandiera. Va bene. I problemi nascono quando decidono di mettere in scena Brecht, Il consenziente e il dissenziente. La proposta non superò il vaglio del Consiglio pastorale. Risultato? Fuori dall’oratorio. Esperirono numerosi tentativi di messa in scena, ma il loro Brecht, scelto perché era il testo più corto da imparare a memoria, non andò mai in scena. Tuttavia non si scoraggiarono. Lavorano sulla storia della loro città e il 10 aprile del ’74 mettono in scena Questa storia non ci piace, ribellione manifesta a un destino, che appare segnato: luogo di fabbriche, senza anima e senza identità. «Incontrammo don Ferrero e don Revelli, fondamentali per la nostra formazione: preti operai, animatori impegnati nell’inserimento delle persone in difficoltà. Stessa importanza l’ebbero Barbara Lanati, poi americanista di punta, che, appena laureata, ci fece conoscere i grandi classici del teatro, e Piera Grisoli addetta alla Biblioteca, che insieme ai libri distribuiva tanta cultura. Da parte nostra eravamo piuttosto intraprendenti: ci facemmo addirittura ricevere dal Teatro Stabile perché volevamo portare uno spettacolo al Carignano!».

Il 26 maggio 1982 il gruppo si costituisce ufficialmente davanti al notaio, in Laboratorio Teatro Settimo (cooperativa a responsabilità limitata), riprendendo la stessa denominazione della Società di fatto di due anni prima: nascono Citrosodina (500 repliche) e Kanner puro (ispirato al caso di neuropsichiatria che riconobbe l’autismo), ben presto due classici del teatro ragazzi. Comincia l’animazione estiva per le scuole nella piazza centrale che diventa il palcoscenico per VivaPiazza, che include una piscina gonfiabile. L’iniziativa diventa occasione di socializzazione: le mamme portano il cibo da mangiare tutti insieme. Gabriele comincia così a mettere in pratica le cose cui sta pensando, oggetto della sua tesi di laurea in architettura: relazioni tra teatro e urbanistica. È il Piano di Ambiente culturale per la città di Settimo Torinese e prevede la pedonalizzazione del centro storico e il riutilizzo di vecchie fabbriche in spazi per la cultura: «Ho potuto, in parte, vedere realizzarsi quel sogno, grazie a sindaci sensibili come Giovanni Ossola e Tommaso Cravero».

Intanto va in scena Signorine, ispirato alle storie di immigrazione della Farmitalia. «Settimo era allora considerato un luogo di “missione”: arrivarono il professor Bodrato, Vittorio Sermonti del Teatro Stabile; più tardi persino Gian Renzo Morteo figura mitica del contesto teatrale. L’attenzione di persone così importanti che prestavano attenzione al nostro lavoro ci diede coraggio».

Due anni dopo, ecco Esercizi sulla tavola di Mendeleev, che porta il teatro di Vacis alla ribalta nazionale e internazionale; l’anno successivo è la volta di Elementi di struttura del sentimento destinato a vincere premi e riconoscimenti. È l’esordio di quello che si sarebbe affermato come teatro di narrazione perfezionato, agli inizi degli anni Novanta, con Il racconto del Vajont e gli spettacoli sull’epopea degli Olivetti, protagonisti Marco Paolini e Laura Curino. «Negli anni Ottanta – sottolinea Gabriele – la creatività non era soggetta ai bandi, ma 136 animatori di quartiere, nati da un’idea dell’assessore comunale Fiorenzo Alfieri per creare “parrocchie laiche”, agivano nel territorio per promuovere cultura dal basso. Oggi si è sottoposti al sistema burocratico demenziale dei bandi e il controllo poliziesco si è sostituito al lavoro sociale diffuso». E si chiudono i centri sociali…

La strada del Teatro Settimo inanella successi. Trent’anni fa Canto per Torino, oggi ricordato con un docufilm realizzato da Vacis con Emma Dante, Paola Rota, Serena Sinigaglia e Domenico Castaldo. Il gruppo prende in gestione il Teatro Garibaldi e nello stesso periodo viene riconosciuto come Teatro Stabile d’Innovazione. Nel 2002 sarà acquisito dal Teatro Stabile di Torino dove Vacis, regista stabile propone Domande a Dio destinato a trasformarsi nel consolidato Festival Torino Spiritualità.

A Gabriele viene affidata la regia dello spettacolo inaugurale delle Olimpiadi 2006. Intanto, dalla fine degli anni 2000 il suo interesse si sposta sull’intreccio dei linguaggi: teatro, cinema e nuovi media. La sua impronta resta, così l’impegno per un teatro sociale e politico che lo porta all’esperienza con il Palestinian National Theatre di Gerusalemme dove, racconta, «i ragazzi di Hebron passavano attraverso le fogne e le “parrocchie laiche” immaginate dall’assessore Fiorenzo Alfieri, rischiando la vita, per venire a scuola. Ho percepito in loro una “necessità” che non sento più nei nostri ragazzi». Eppure la sua scommessa continua proprio con i ragazzi. Continua a credere nel teatro di comunità, e per questo ha promosso nel dicembre 2021, insieme a Roberto Tarasco, esperienze come quella dei PoEM (Potenziali Evocati Multimediali), compagnia costituita da allievi della scuola del Teatro Stabile, che diffonde la formazione teatrale, favorisce l’inclusione sociale e promuove il teatro oltre lo spettacolo, tramite spettacoli, laboratori, seminari e performance.

Dal convegno di Milano è emerso che in un’epoca di grandi stravolgimenti, il Laboratorio Teatro Settimo ha saputo introdurre una novità: il teatro non come semplice intrattenimento ma come strumento per rendere viva la comunità e creare relazioni. Non solo, ma avere l’intuizione che il teatro potesse rappresentare un percorso artistico negli spazi urbani. Altre esperienze, in Italia, sono state significative da Ravenna, a Cesena, Roma o Pontedera, ma il Laboratorio Teatro Settimo ha rappresentato una grande innovazione, ha avuto la capacità di lavorare nel locale per poi esportare a livello nazionale e internazionale una maniera speciale di fare teatro. Basti pensare al teatro di narrazione, un elenco importante di grandi successi iniziato con il premio Ubu del 1985 con Elementi di struttura del sentimento.

Gli autori

Valter Giuliano

Valter Giuliano, giornalista professionista, Accademico dell’agricoltura, è stato presidente nazionale della “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore alla cultura della Provincia di Torino. È consigliere comunale di Ostana, dove ha fatto nascere il “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. Già direttore di “ALP”, ha fondato e diretto “Passaggi e Sconfini”. Direttore responsabile di “Natura e Società” e di “ Obiettivo Ambiente”, dirige “Segusium. Arte e storia della Valle di Susa”.

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